L’agroalimentare salernitano è un sistema che integra tradizione, competenze tecniche e approccio industriale evoluto in cui il ben fatto si fa metodo: dalle tecniche di trasformazione al presidio rigoroso delle denominazioni, dalla tracciabilità di filiera ai protocolli produttivi. È questo impianto che consente alle imprese di mantenere un posizionamento premium sui mercati più esigenti
La nostra imprenditoria è dotata di una capacità rara: trasformare ciò che sappiamo fare in uno stile riconoscibile ovunque. È da questa attitudine che nasce il Made in Italy, un universo fatto di storia, tecnica e artigianato, divenuto nel tempo uno dei simboli più forti della nostra identità economica e culturale. Non è una semplice indicazione geografica, ma la firma con cui il nostro Paese racconta al mondo la propria visione dell’eccellenza.
Dalla gastronomia alla moda, passando per l’arredo fino all’automotive, il Made in Italy è il minimo comune denominatore di una filosofia che trasmette la stessa vocazione: trasformare la competenza, l’inventiva, la ricerca della bellezza e del gusto, la capacità di coniugare estetica con una naturalezza che altrove è difficile trovare. È inoltre uno dei primi asset strategici per la competitività nazionale, con l’agroalimentare in prima linea nella sintesi tra identità territoriale e capacità di generare valore sui mercati internazionali. Nel 2023 i ricavi hanno raggiunto quasi i 637 miliardi di euro, segnale che da solo il “Made in Italy” è pari quasi alla metà dell’export nazionale (47,2%). La provincia di Salerno rappresenta poi un caso emblematico: filiere integrate, patrimonio imprenditoriale riconosciuto e forte vocazione export ne fanno un attore di primo piano nel panorama nazionale. Il nostro è un modello di specializzazione e coesione industriale, in cui la qualità rappresenta un fattore competitivo strutturale, non solo una leva di marketing.
L’agroalimentare salernitano è infatti un sistema che integra tradizione, competenze tecniche e approccio industriale evoluto in cui la qualità si fa metodo: dalle tecniche di trasformazione al presidio rigoroso delle denominazioni, dalla tracciabilità di filiera ai protocolli produttivi. È questo impianto che consente alle imprese di mantenere un posizionamento premium sui mercati più esigenti. Parallelamente, il nostro territorio registra investimenti crescenti in efficienza operativa, digitalizzazione di processo e sistemi avanzati di controllo qualità, tutti pillar fondamentali per competere in mercati sempre più regolamentati e attenti alla sostenibilità. Il Salernitano esprime eccellenze in conserva, ortofrutta trasformata, pasta, lattiero-caseario e specialità IGP, settori caratterizzati da alta specializzazione e riconoscibilità internazionale.
Lo scenario globale presenta tuttavia nuove criticità a causa dell’introduzione dei dazi dagli USA. Secondo l’Ufficio Studi di Cia-Agricoltori Italiani, dallo studio dell’analisi dei dati Istat è emerso che: in termini assoluti, nell’estate 2025 (giugno-settembre), rispetto allo stesso periodo del 2024, si è stimata una contrazione di 282 milioni di euro in riferimento all’export dei prodotti made in Italy sul mercato statunitense. Un rallentamento che impatta direttamente anche sulle produzioni salernitane, orientate al mercato americano e presenti nelle categorie più esposte ai nuovi dazi.
Questi dati dimostrano che la competitività non può essere data per acquisita. Occorrono politiche commerciali più stabili e strumenti che consentano alle imprese di pianificare investimenti e strategie di medio-lungo periodo. Il lavoro congiunto tra sistema produttivo e istituzioni è imprescindibile.
La difesa del Made in Italy deve passare da investimenti mirati, valorizzazione dei territori e un impegno costante nel preservare cultura produttiva, autenticità e qualità. Sono questi i fattori distintivi che consentono ai nostri prodotti belli, buoni e ben fatti di competere a livello globale.