Prete, presidente CCIAA di Salerno: «La mia Camera come un’azienda»

a pretePer non rischiare di compromettere la capacità di promozione del territorio, a fronte di minori entrate per l’Ente, il neo presidente e la sua Giunta opereranno in un’ottica di contenimento: «Ci siamo già attivati in un’operazione di spending review e qualsiasi futura spesa sarà fatta in modo più che oculato, come siamo abituati a fare nelle nostre imprese»

L’uomo giusto. In occasione del rinnovo dei vertici della Camera di Commercio di Salerno le forze imprenditoriali della città hanno trovato tutte comune accordo intorno al nome di Andrea Prete, eleggendo l’imprenditore – cotitolare della IMC cavi e past president di Confindustria Salerno – per acclamazione alla guida dell’ente, dopo le dimissioni di Guido Arzano del luglio scorso.
Spetterà quindi al volitivo industriale – cui vanno riconosciute doti, non comuni, di tenacia, competenza e capacità di fare sistema – rimettere in campo la C.C.I.A.A. salernitana, nel breve periodo di tempo disponibile fino al termine della presente consiliatura (meno di dodici mesi, ndr), restituendole tutta la sua forza propulsiva in questa delicata fase di risveglio economico e di trasformazione del sistema camerale a seguito della riforma della Pubblica Amministrazione.

Presidente, dopo le dimissioni di Guido Arzano l’Ente camerale salernitano ha scelto – compatto – lei come guida. I mesi di vacatio sono stati utili anche per riflettere sul ruolo, l’organizzazione e il futuro della Camera?
È innegabile che la Camera di Commercio abbia vissuto giorni difficili che hanno portato alle dimissioni del presidente Arzano per scelte non del tutto condivise, ma per mia natura e per la responsabilità del ruolo che oggi ricopro, preferisco guardare all’impegno che spetta ora a me piuttosto che indugiare su fatti passati.
Tutta la mia attenzione è concentrata sugli obiettivi da raggiungere, il primo dei quali – ritrovata l’unità dell’istituzione – è il recupero del rispetto, dell’autorevolezza e dell’importanza dell’Ente che deve tornare ad essere un presidio del territorio, la vera casa delle imprese.
Va debellata con forza la falsa credenza che le Camere siano un luogo di sperpero di denaro pubblico e fonte di ulteriore tassazione per le aziende, obbligate a pagare dei diritti annuali – seppur oggi ridotti – a fronte di servizi di non sempre chiara e certa utilità. In questa direzione, in un certo senso, la riforma della Pubblica Amministrazione potrebbe farci gioco, nonostante sia senz’altro una grossa cesoia per le casse dell’Ente.
Se la riduzione del 35% del diritto camerale a conti fatti poco giova alle imprese, molto pesa invece sul sistema camerale.
Nel caso di Salerno significa avere a disposizione del territorio dai 7 del passato ai circa 1,5 milioni di euro di oggi.
Alla luce di minori risorse disponibili, pertanto, è necessario rivedere la mission della nostra Camera per non rischiare di compromettere la capacità di promozione del territorio.
Ci siamo già attivati quindi in un’operazione di spending review e qualsiasi futura spesa dell’Ente sarà fatta in modo più che oculato, come se fosse fatta nelle nostre aziende.
Un’area su cui insisteremo, poi, sempre alla ricerca di risorse è la riscossione dei diritti non pagati che, nonostante gli interventi di Equitalia, risulta insoddisfacente. Stiamo infatti valutando con attenzione strategie ad hoc per riuscire al meglio in questo obiettivo.

Cosa farà per vedere incrementata la soddisfazione delle aziende, e non solo, per le scelte camerali?
La Camera deve essere riferimento certo per le aziende. Proprio per le aziende la Camera reinvestirà le risorse recuperate nel potenziare il canale del credito, attraverso la rete dei confidi, implementando i fondi di garanzia; nel favorire ancor di più l’internazionalizzazione e nel promuovere migliori infrastrutture. Dobbiamo difendere le nostre produzioni, al top in agricoltura e agroindustria; dobbiamo creare maggiore ricchezza sul territorio. Se con le nostre iniziative vedremo aumentato il prodotto interno di Salerno anche solo di un euro, vorrà dire che la Camera è riuscita nel suo intento.
Con la riforma inoltre si aprono nuovi spazi e nuovi ruoli per le Camere. Esse dovranno sempre più funzionare come braccio operativo delle istituzioni che governano il territorio, grazie alle proprie strutture snelle e capaci.
Il tempo delle sovrapposizioni e delle duplicazioni è finito. Ora si apra la stagione della ottimizzazione. Salerno, in questo mutato scenario, si candida anche a divenire a tutti gli effetti un’agenzia del territorio per l’attrazione degli investimenti.

E l’aeroporto? Resta un impegno della Camera di Commercio di Salerno?
Senza dubbio. È un impegno della Camera – che ne ha sostenuto il progetto per oltre 20 milioni – da più di venti anni e, oggi che il Consiglio dei Ministri lo ha dichiarato uno dei 38 scali di interesse nazionale, non potrebbe essere diversamente.
Vero è che va fatto. Prima ancora che ragionare su quale segmento destinargli, su quali compagnie potranno volarci, l’aeroporto va fatto, ultimato, completato.
A partire dall’allungamento necessario della pista e al rinforzo di quella attuale. Il traffico aereo aumenta e Capodichino non potrà da solo soddisfare la crescita del mercato.
Non si può pertanto prescindere dal potenziamento di un secondo scalo per la nostra regione, seconda per popolazione solo alla Lombardia.

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