Mercurius BI, la scommessa sportiva si fa finanziaria

Il Co-founder e CEO Fabrizio Machella: «Classifichiamo i rischi, diamo un punteggio, aggreghiamo comportamenti simili e costruiamo strategie che hanno un andamento più o meno rischioso. Un investitore qualificato a questo punto può costruire, tramite la nostra tecnologia, la sua strategia di puntate che si comporta simile ad un prodotto alternativo di investimento»

A quale bisogno concreto risponde la vostra idea e a chi è rivolta?
Il mondo della finanza e degli investimenti si è spinto in orizzonti di prodotti finanziari molto articolati andando a complicare gli schemi di investimento. Nascono così sempre più prodotti finanziari, ad esempio i derivati. La necessità di differenziare il capitale nasce dal fatto che gli investimenti meno sono correlati fra loro, più il rischio si abbassa, come dice la Modern Portfolio Theory di Markowiz. Mercurius ha costruito una tecnologia per rivalutare il concetto di scommessa sportiva in un’ottica più finanziaria.

Ad oggi qual è stata la risposta alla vostra innovazione? Si è fatto avanti qualche investitore?
Le tecnologie emergenti nel campo dell’intelligenza artificiale hanno permesso a mercati altamente predittivi, come quello degli eventi calcistici, di essere studiati a fondo. Applicando tecniche prese in prestito dalla finanza è possibile costruire dei portfolio di investimenti simili a quelli proposti in finanza. Classifichiamo i rischi, diamo un punteggio, aggreghiamo comportamenti simili e costruiamo strategie che hanno un andamento più o meno rischioso. Un investitore qualificato a questo punto può costruire, tramite la nostra tecnologia, la sua strategia di scommesse che si comporta simile ad un prodotto alternativo di investimento. Ad oggi abbiamo ricevuto un round di finanziamento che ci ha permesso di partire e di fare i primi passi di validazione del nostro business model.

Per innalzare anche il livello di competitività del Paese occorrerebbero più invenzioni o una maggiore efficienza complessiva?
Storicamente l’Italia è un Paese dove non mancano le idee, rimaniamo pur sempre una popolazione di inventori. Andrebbe, però, potenziato il sistema di finanziamenti per le iniziative imprenditoriali.

Qual è stata la scoperta tecnologica che ha rivoluzionato la sua esistenza?
L’IA nel campo della comprensione linguistica. Quotidianamente parlo con la “mia Siri” assistente a tutto tondo durante le mie giornate: mi appunta note, mi racconta che tempo fa e mi dice com’è finita la partita della Roma, mia squadra del cuore.

Quella, invece, che cambierà il mondo nei prossimi anni?
Ancora l’IA. Non possiamo pretendere di fermare il processo nonostante gli accorati appelli di uomini di intelletto e di spessore come ad esempio lo scomparso Stephen W. Hawking. L’IA non mette in discussione solamente la sopravvivenza dell’uomo in termini di minaccia militare ma attacca soprattutto il cuore della nostra società: il lavoro. Sempre più lavori saranno massivamente automatizzati cosicché la nostra società dovrà interrogarsi su come rivedere l’uomo nell’età moderna. I lavori che saranno ancora in mano all’uomo saranno quelli che hanno una forte componente creativa quindi dovremmo concentrare i nostri sforzi nell’educazione, cercando di elevare l’intera razza umana ad un livello più alto di comprensione. L’IA ci sta spingendo velocemente ad evolverci, non dovremmo essere così spaventati.

Ci crede nell’intelligenza (artificiale) al potere?
Il destino dell’umanità deve rimanere in mano a se stessa. L’IA può essere addestrata, rifinita, guidata, ottimizzata ma non deve essere lasciata completamente da sola. Credo che in futuro a livello strategico ci saranno moduli IA specializzati che aiuteranno l’organo decisionale ad ottimizzare le proprie decisioni, ad esempio facendo un fact checking real-time.

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