Mascherine: cosa c’è da sapere (e ricordare)

Utilizzate per proteggersi, possono causare effetti collaterali alla cute se se ne fa un uso prolungato. Vediamo come evitarli

 

Le mascherine servono o non servono? Devono essere messe da tutti o solo da chi è malato? Che differenza c’è tra quelle chirurgiche e le altre con filtri e valvole, chiamate Ffp2 e Ffp3?

Le mascherine sono uno strumento fondamentale di prevenzione e sempre in ogni caso una barriera per frenare o fermare le goccioline di saliva che emettiamo con il respiro o con la tosse. Non possono esserci dubbi sulla importanza della mascherina. Riguardo le caratteristiche delle varie mascherine bisogna sapere che le Ffp2 e le Ffp3 sono “egoiste” perché proteggono soprattutto chi le indossa. Esse hanno un filtro che trattiene i virus dell’aria inspirata, ma chi le indossa quando espira butta fuori liberamente la sua aria attraverso la valvola, per cui se è malato, può infettare chi ha di fronte. Per questo esse devono essere usate solo da chi è certo di essere sano (medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell’ordine, ecc.) ma viene a contatto con persone infette. 

Le mascherine chirurgiche anche se proteggono meno, però sono più “altruiste”. Esse sono più efficaci a frenare e trattenere le goccioline di saliva potenzialmente infette, emesse da chi le indossa, per cui proteggono soprattutto gli altri. Tutte le mascherine hanno però una caratteristica in comune: perché siano efficaci questi dispositivi devono adattarsi molto bene alla forma del viso, aderendo alla pelle e coprendo mento, bocca e naso. Indossarle per molte ore soprattutto con l’arrivo del caldo e della bella stagione può provocare un accumulo di calore e quindi di sudore, impurità e grasso che possono portare al diffondersi di dermatiti, infiammazioni e irritazioni.

L’umidità indebolisce la pelle e rompe i legami che tengono unite le cellule cornee. Il calore tende a far dilatare e debilitare i vasi sanguigni capillari. Insieme, il caldo e l’umido stimolano le ghiandole sebacee, aumentando il rischio di sviluppare la dermatite seborroica ai lati del naso e delle guance. Rovinando la barriera cutanea si favorisce la penetrazione di batteri, microorganismi o acari che aumentano il rischio di contrarre irritazioni, pruriti e infiammazioni superficiali. La comparsa di brufoli, arrossamenti e piccole spaccature ai lati della bocca possono portare a bruciore e pizzicore. I disturbi peggiorano se si è già affetti da couperose, rosacea o dermatite seborroica.

Dopo un utilizzo prolungato aumenta anche il rischio di osservare, sulle aree in cui l’osso è più vicino alla pelle, delle ulcere da pressione, eruzioni cutanee o dermatiti. Il consiglio principale è quello di detergere delicatamente la cute al mattino e alla sera applicando creme idratanti e lenitive soprattutto sulle zone maggiormente colpite. Se i sintomi persistono è sempre bene rivolgersi ad un dermatologo di fiducia. Le creme a base di Alukina, che regolano la produzione di ghiandole sebacee e rinforzano le cellule cutanee rovinate, sono molto adatte in caso di dermatiti seborroiche. Se il disturbo riguarda le follicoliti irritative o l’acne è necessario associare prodotti a base di Alusil, un nuovo composto attivo utile per regolarizzare le ghiandole sebacee e contrastare la crescita batterica. Se la cute invece tende a seccarsi, arrossarsi o desquamarsi è preferibile utilizzare creme che ricompattano le cellule. A tale scopo ci sono preparati che contengono fospidina, glucosamina e vitamina E.

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