Lobby e corruzione sono due cose diverse

È nella babele di leggi, spesso comunque lacunose, che può annidarsi il malaffare 

Nel nostro Paese dici lobby e, subito, l’associazione mentale è a poteri forti, occulti, che pescano nel torbido. In molti Stati, invece, le lobbies sono riconosciute e fanno regolarmente parte del sistema politico-decisionale.

Eppure, è mediante questo strumento di rappresentanza politico/istituzionale che gruppi, organizzazioni e individui, accomunati da uno stesso interesse, provano ad incidere in modo del tutto legittimo sulle istituzioni, per orientarne le scelte. È anche attraverso azioni di lobby che un sistema, non solo economico, avanza, che si portano all’attenzione del decisore pubblico tematiche che, diversamente, resterebbero sommerse. È anche così che molte riforme si realizzano, senza il vessillo di etichette, partiti o colori politici, ma solo in nome di argomenti validi e condivisi.

La mancanza di una legge univoca che tracci i contorni precisi della professione del lobbista e delle attività che lo interessano ha generato, nel tempo, non solo confusione tra buoni e cattivi, ma anche il sedimentarsi di convinzioni che vogliono la lobby di turno impegnata in attività border line, più vicine a fenomeni corruttivi che all’interesse generale. Non sono di certo, però, le lobbies a chiamare in causa la corruzione, quanto la selva di norme in cui il nostro Paese è invischiato. È nella babele di leggi, spesso comunque lacunose, che può annidarsi il malaffare. Il groviglio normativo, la paura della firma dei funzionari pubblici e la lentezza della giustizia fanno finire ogni iniziativa – per quanto utile e condivisa – in una palude dalla quale, se si esce, non si sa mai in quanto tempo e come. E allora c’è chi cede ad abusi e corruttele pur di avere velocità in un procedimento – diversamente lungo e contorto – avvalendosi del favore di quanti promettono di sbrigliare “a qualunque costo” la matassa.

Quando si tratta di investimenti, invece, più semplice sarebbe insistere per procedure chiare e automatiche, per meno controlli ex ante, ma maggiori verifiche a valle, con sanzioni severe per chi sbaglia.

Inutile e dannoso accanirsi con chi, nel rispetto delle norme, vuole lavorare e farlo bene, nei tempi giusti, ma non riesce e si affanna per i troppi vincoli formali intricati come rebus.

Un anno prima, piuttosto che un anno dopo, per una azienda significa più posti di lavoro da offrire.

Pensiamo a quante migliaia di iniziative economiche private sono rimaste imbrigliate anni nella rete della amministrazione pubblica, inducendo molti imprenditori a rinunciarvi. Il ritardo non è mai indolore per l’economia.

Sarebbe quindi ora che si sburocratizzasse sul serio la macchina amministrativa, senza cercare colpe e responsabilità altrove. Sul tema delle lobbies, invece, bisognerebbe finalmente spingersi oltre il pregiudizio, come hanno invitato a fare i Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno dal palco della loro Assemblea Pubblica il 2 aprile scorso. Un’attività di rappresentanza degli interessi, efficientemente regolamentata e svolta fuori dell’ombra, accrescerebbe le possibilità di una sana partecipazione alla vita politica e migliorerebbe l’indice di qualità della nostra democrazia.

Mi pare che il Paese tutto ne abbia assoluto bisogno.

 

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