Un passo storico ma non sufficiente se isolato. La norma va ora trasformata in azioni concrete e in cultura
L’approvazione definitiva al Senato il 1° ottobre 2025 della legge che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, segna una svolta nella storia della salute pubblica italiana. Per troppo tempo il tema obesità è stato trattato in maniera frammentaria, con approcci prevalentemente individuali e stigmatizzanti.
La legge promossa dall’Onorevole Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili, rompe questo schema e stabilisce i principi fondamentali: l’obesità non è una colpa, ma una malattia; non è una questione privata, ma una priorità di salute pubblica e non è un destino ineluttabile, ma una condizione su cui intervenire con politiche di prevenzione, cura e inclusione.
Purtroppo, ancora recentemente, ho sentito banalizzare le cause dell’obesità infantile addossando tutte le colpe al consumo di merendine, come se bastasse vietarle per far dimagrire gli obesi. La legge rappresenta un passo storico, ma non basta. È un punto di partenza. Fornisce una cornice normativa e istituzionale, ma occorre trasformarla in azioni concrete e in cultura. Proprio per questo penso opportuno tornare sul tema merendine, per evitare che si continui a stigmatizzare la persona con obesità addossandogli tutte le colpe senza cercare almeno di prendersene cura.
Chi si interessa di nutrizione deve avere conoscenze approfondite anche su temi, in apparenza marginali, come questo. Iniziamo dalla definizione: il termine merendina non è un generico sinonimo di snack o di junk food ma indica un dolce da forno industriale, confezionato in formato monoporzione, pensato inizialmente per la merenda dei bambini. Le prime merendine confezionate nascono in Italia nel 1950 come evoluzione dei dolci della nonna, trasformati in prodotti industriali monodose. In questo anno Motta lancia il primo Mottino, versione in miniatura del suo prodotto più celebre, antenato di tutte le merendine italiane. Nel 1953 il Buondì, un panettone in formato ridottissimo, segna l’inizio della produzione su larga scala. Dobbiamo considerare che siamo negli anni del baby boom caratterizzato da un aumento significativo del tasso di natalità e dal cambiamento delle abitudini degli italiani. Il 3 gennaio 1954, la RAI inizia le trasmissioni regolari in bianco e nero, con un unico canale e nel 1957 istituzionalizza la pubblicità con Carosello. Nel 1955 viene prodotta la prima Fiat 600, considerata icona del boom economico.
Negli anni Sessanta e Settanta si ha il vero boom della merendina, grazie all’industrializzazione e alla diffusione dei prodotti confezionati che entrano a far parte della vita quotidiana: la Freddi Dolciaria installa le prime linee di confezionamento automatizzate e la Balconi Dolciaria si specializza nella produzione di dolci a base di pan di Spagna, producendone oltre 5 milioni al giorno. Il decennio successivo è dominato da vere e proprie icone: le Camille (Barilla) e le Kinder Fetta al Latte che uniscono pan di Spagna e creme al latte. La storia più recente delle merendine è caratterizzata da un’evoluzione costante, in risposta alle mutate tendenze alimentari e in particolare: attenzione alla salute e alla sostenibilità, una accurata etichettatura e nuovi formati.
Nei prossimi numeri cercheremo di rispondere ai quesiti più frequenti su questo argomento entrando in un campo molto dibattuto ma stimolante.