I consumi finali dell’Energia e il Registro delle Imprese energivore

Riprendendo le considerazioni svolte nel precedente articolo del 30 Settembre su Costozero.it “Energia la bolletta è salatissima”, nuove conferme arrivano da una recente ricerca dell’Eurostat: le imprese italiane “sopportano” i maggiori costi energetici n Europa; nel 2012 l’energia calcolata in megawattora ci pone in confronto con l’Europa in una situazione di evidente svantaggio, considerando sia le imprese piccole e medio – piccole che consumano tra i 500 a 2000 megawattora l’anno che quelle (aziende grandi e medio- grandi) che consumano tra i 20mila e i 70mila megawattora l’anno.

Il prezzo applicato è il più alto di tutti: 17,90 centesimi per Kilowattora per le piccole e medio-piccole e 12,39 centesimi per Kilowattora per le medio-grandi e grandi. Se volessimo fare una comparazione tra i consumi elettrici delle imprese si evidenzia lo “spread” che grava sulle imprese italiane: un’impresa italiana che consumi 1500 megawattora l’anno pagherà una bolletta di 26.850 euro, contro i 18.165 della Spagna e gli 11.325 della Finlandia.

Il grafico di apertura (elaborazione e stime Amici della Terra su dati Eurostat, PAN) dimostra la ripartizione dei consumi finali di energia: la più consistente riguarda l’energia termica, seguita dai trasporti e dall’energia elettrica.

 

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costozero1Di seguito l’andamento storico dal 1990 al 2011:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come visto la principale voce nei consumi finali di energia è proprio quella dei consumi termici e  il consumo di energia elettrica è inferiore a quella per i trasporti. Nel 2011, i consumi di energia termica sono pari a circa 55.000 ktep, pari al 45% dei consumi finali di energia. Essi sono più del doppio di quelli di energia elettrica che ammontano a circa 23.000 ktep, pari al 21%, infine i consumi di energia per trasporti sono di circa 41.000 ktep, pari al 34%.

 

Nel disaggregare il dato dei consumi di energia per usi termici, i riscontri più recenti (come mostrato in figura) evidenziano il “sorpasso” che il settore residenziale, con il 46% dei consumi termici nel 2011, ha operato nei confronti dell’industria con il 35%, seguiti dal terziario con il 15% e dall’agricoltura con il 4%, e questo nell’ultimo quinquennio.

 

 

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Anche qui è utile fornire il dato dell’industria, dove il gas naturale rappresenta il 49%, i combustibili solidi e i prodotti petroliferi il 18% circa ciascuno e il calore derivato, in genere da cogenerazione, che costituisce il 13% dei consumi finali di energia.

 

 

 

Di seguito si rappresenta la domanda di calore nei processi produttivi dell’industria a livello europeo ripartita in funzione della temperature.

 

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Le opportunità legate alle fonti rinnovabili termiche possono rinvenirsi in un mio articolo, sempre su Costo zero, dal titolo: “La geotermia applicata all’agricoltura sotto serra” – Costozero agosto-settembre 2011 e in altri due articoli, più recenti, riguardanti la Cogenerazione: “La Cogenerazione ad alto rendimento il nuovo sistema di incentivazione” su Costozero di Gennaio Febbraio 2012 e il Conto Termico “Dal Conto Energia al Conto termico” di Maggio 2013 .

Il consumo di energia termica da fonti rinnovabili nel 2011 ha già raggiunto 5,3 Mtep rispetto ai 4,2 previsti dal Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili del 30 giugno 2010.
Infine una interessante “novità” deriva dalla possibilità che entro fine novembre le PMI, e non solo, ad alto consumo di energia possono iscriversi al registro dei consumatori energivori per fruire delle agevolazioni fiscali: infatti l’Autorità per l’Energia (AEEG) con la delibera 437/2013 del 4 ottobre scorso, “Modalità operative per la prima costituzione dell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica”, ha stabilito i criteri per beneficiare delle agevolazioni previste. Le imprese energivore sono le imprese consumatrici di energia che nell’anno solare 2012 hanno avuto i seguenti requisiti:

1.    svolgere attività manifatturiera con codice ATECO 2007 da 10.xx.xx a 33.xx.xx
2.    Utilizzare per lo svolgimento dell’attività almeno 2,40 Gigawattora elettrici pari a 2.400.000 kWh annui.
3.    Avere un Rapporto Indice Intensità Elettroenergetica (IIE) uguale o superiore al 2%, riferito al costo del quantitativo di energia elettrica utilizzata nell’anno solare e il fatturato dell’anno.
Per le imprese in situazioni di crisi aziendale, è previsto che l’annualità di riferimento debba essere riferita all’ultimo anno utile prima della formalizzazione dello stato di crisi, la condizione dell’impresa in “stato di crisi” è relativa ai casi in cui il Ministero del Lavoro ha autorizzato il ricorso alla Cassa integrazioni guadagni straordinaria. Le aziende che hanno un costo totale superiore al 3% del fatturato avranno diritto ad agevolazioni sulle accise; quelle con rapporto tra costo dell’elettricità e fatturato superiore al 2% beneficeranno di oneri agevolati. La Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico (CCSE) ha realizzato e reso fruibile via web un sistema telematico di raccolta delle dichiarazioni di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto 5 aprile 2013. L’elenco delle imprese a forte consumo di energia è disponibile per via telematica dall’Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane, Ministero dell’Economia, Ministero dello Sviluppo Economico, Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza.  

 

Per i grafici: elaborazione e stime Amici della Terra su dati Eurostat, PAN

 

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