Fondi Ue, Campania fanalino di coda nella spesa

A Sacrestano webRestano da spendere per la nostra regione ben 3,3 miliardi di euro, di cui i progetti non avviati valgono da soli il 46,3% dello stanziamento complessivo. Sarebbe necessario evitare la soluzione che la Campania ceda le sue quote di finanziamenti comunitari al livello nazionale per redistribuirle in tutte le Regioni, caricando la futura programmazione delle opere che oggi non vengono realizzate

 

Viene da chiedersi: perché?
La Campania è fanalino di coda nella spesa dei Fondi UE (così dicono i dati OpenCoesione allo scorso 30/04, così come elaborati dall’Ifel), avendo realizzato appena il 25,3% dei programmi regionali con essi finanziati (per intenderci, l’Abruzzo è a quota 76,9%!).
La domanda non ha il senso di individuare colpe e responsabilità (motivazioni plausibili sarebbero certamente addotte) ma, piuttosto, quello di evidenziare gli ostacoli effettivi così da lavorare congiuntamente alla loro rimozione.

Come noto, l’Unione Europea predispone finanziamenti e sovvenzioni per diversi progetti e programmi che vanno a interessare un’ampia gamma di settori: dall’istruzione alla salute, dalla tutela dei consumatori alla protezione dell’ambiente, fino agli aiuti umanitari. Ad esempio, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FESR ha come obiettivo quello di consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione Europea, correggendo gli squilibri fra le regioni.

Per il periodo 2007–2013, l’Unione Europea ha stanziato per l’Italia 59,4 miliardi di euro, di cui 47 per le regioni del meridione. Alla fine del 2009, però, solo 5,9 miliardi di euro erano stati utilizzati, circa il 9% dell’intera somma. La situazione, ad oggi, è un po’ migliorata (siamo ad un utilizzo medio del 40,04%), ma rimane terribilmente preoccupante.

Che dire dei nostri competitors comunitari?
La media europea di utilizzo dei Fondi è del 51,82%, e l’Italia è davanti solo a Paesi in evidente ritardo di sviluppo come la Repubblica Ceca, la Bulgaria e la Romania. Fanno, invece, meglio di noi Estonia (in cima alla classifica), Irlanda e Portogallo.
La Germania, dal canto suo, ha già speso il 60,10% dei fondi disponibili, la Spagna il 58,69%, l’Olanda il 53,69%, la Gran Bretagna il 52,57% e la Francia il 51,44%.
L’obiettivo dell’Italia è arrivare al 66% entro il 2015, ma la Campania sembra andare in controtendenza!

Restano da spendere per la nostra regione ben 3,3 miliardi di euro e – come riferisce Il Sole 24 Ore di martedì 23 luglio – i progetti non avviati valgono da soli il 46,3% dello stanziamento complessivo.
Sarebbe necessario evitare la soluzione – pure paventata da qualche interlocutore – che la Campania ceda le sue quote di finanziamenti comunitari al livello nazionale per redistribuirle in tutte le Regioni, caricando la futura programmazione delle opere che oggi non vengono realizzate.

Quali soluzioni alla vicenda?

Mi convince quanto dichiarato da Johannes Hahn, Commissario europeo per le Politiche Regionali, secondo cui «le priorità sono e devono essere: il sostegno alle piccole e medie imprese, l’imprenditoria giovanile, il collegamento dei centri di ricerca alle imprese e i progetti di efficienza energetica. Sappiamo che questa è la strada per creare una crescita sostenibile e un’occupazione stabile. Ma niente di tutto questo è facile; significa prendere decisioni, pensare con fantasia e soprattutto incrementare i settori di forza e attività. Tutto ciò è anche sinonimo di duro lavoro per portare la capacità amministrativa, su più livelli, all’altezza della situazione».

Per far questo, il Commissario – subito seguito dalle autorità nostrane – ha suggerito l’istituzione di una task force per monitorare l’utilizzo dei fondi: ne abbiamo una anche in Campania.
Sarebbe utile avere qualche feedback sull’attività della commissione per valutarne pubblicamente l’efficacia delle azioni proposte.

 

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