Daveri: «Si lavori non solo per la quantità, ma anche per qualità della ripresa»

FRANCESCO DAVERI WEBPer il professor Francesco Daveri, economista ed editorialista de Lavoce.info, il rischio da scongiurare è che – una volta allentata finalmente la morsa della crisi economica – tornino su un po’ i fatturati anche sul mercato interno (sull’estero sono già tornati ai livelli pre-crisi), senza che questo crei però posti di lavoro sufficienti, cioè senza riuscire a riassorbire i tre milioni di disoccupati e il 40% di occupazione giovanile. Per questo, a suo avviso, Confindustria e i sindacati fanno bene ad insistere su una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro che non sia solo simbolica

Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, dal G20 di Mosca, ha dichiarato che «Il processo di ripresa dell’economia italiana è in corso». Sulla stessa lunghezza d’onda anche le previsioni del Centro Studi di Confindustria secondo cui «l’economia italiana è arrivata “al punto di svolta”, anche se la ripresa sarà “lenta”». Qual è il suo parere? Chi ha ragione, l’Ocse – che prima ancora – aveva detto che il nostro Paese è ancora la pecora nera della crescita G7 o i tecnici e politici di “casa nostra” più ottimisti?

Veramente anche l’Ocse in realtà indica chiaramente che la recessione si sta attenuando. Il CLI (Composite Leading Indicator), il cosiddetto super-indice Ocse, che ha un buon successo mediatico e che fornisce indicazioni sulla crescita attesa nei prossimi sei mesi, ha superato il valore soglia di 100 già dall’aprile 2013. Vuol dire che per ora (secondo trimestre 2013) il segno è ancora un meno, ma potrebbe diventare un più a partire più o meno dal quarto trimestre 2013. Il che è coerente con quello che dice Saccomanni e con la previsione di Confindustria che parla di un +0 nel terzo trimestre e un +0,3% nel quarto. Loro dicono “la recessione è finita”, dovrebbero dire “sta finendo”.

Per il presidente di Confindustria Squinzi occorrono “almeno 4-5 miliardi subito” da destinare alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. Questa sarebbe la “prima” delle priorità. Secondo lei cosa consentirebbe di intercettare in modo efficace la ripresa?

Anche gli ottimisti (al cui partito appartengo anch’io) sono d’accordo nel concludere che non c’è solo la quantità, ma anche la qualità della ripresa. Il rischio è che tornino su un po’ i fatturati anche sul mercato interno (i fatturati sull’estero sono già tornati ai livelli pre-crisi), senza che questo crei però posti di lavoro sufficienti, cioè senza riuscire a riassorbire i tre milioni di disoccupati e il 40% di occupazione giovanile. Per questo Confindustria e i sindacati insistono – e fanno bene – su una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro che non sia solo simbolica. Per mettere a disposizione i 4-5 miliardi di cui parla il presidente Squinzi, però, occorre ridurre la spesa pubblica in modo molto più incisivo di come è stato fatto dai governi precedenti e, finora, dall’attuale governo.
Si tratta di applicare il principio dei costi standard e del ricorso ad appalti centralizzati per gli acquisti di materiale da parte del settore pubblico. Solo così si potranno fare tagli non lineari di spesa pubblica che creino lo spazio per le riduzioni di imposta sul lavoro. Ci vogliono anche i tagli di spesa pubblica per rendere sostenibile nel tempo il taglio del cuneo. Se no va a finire che oggi si taglia il cuneo e domani lo si aumenta di nuovo sotto la spinta della prossima crisi europea o del prossimo aumento dello spread.

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