CURA, SOSTANTIVO FEMMINILE

Mariagenny Cacciatore, componente del CFP di Confindustria Salerno, e l’importanza del riconoscersi in una comunità di intenti: «Fare impresa al Sud equivale a fare leva sulla propria spinta individuale per dare vita a un progetto utile soprattutto in vista delle ricadute collettive»

Nella sua azienda il service design è parte integrante della cultura. Questo aspetto quanto vi ha favoriti rispetto alla concorrenza?

INES srl è stata pioniera nell’integrazione del service design nel settore delle schermature per risonanza magnetica. Siamo partiti da un’idea semplice – un pannello retroilluminato – e oggi offriamo soluzioni chiavi in mano che comprendono progettazione tecnica e cura dell’ambiente. Un esempio significativo è l’intervento realizzato presso l’Ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli: lì ci siamo occupati non solo della schermatura tecnica con la gabbia di Faraday, ma anche dell’umanizzazione degli spazi. Riteniamo, infatti, che un ambiente accogliente faciliti l’esperienza del paziente, anche in contesti clinici complessi.

La nostra azienda è in costante evoluzione: collaboriamo con le Università di Reggio Calabria e Salerno su progetti di ricerca e sviluppo e stiamo esplorando l’integrazione della realtà virtuale in ambito sanitario in partnership con un’impresa romana.

Svolgeva un’altra professione finché non ha scelto di seguire suo marito in quella che per lui era una nuova avventura lavorativa. Come è andata e, a conti fatti, ha avuto ragione il suo coraggio?

Tutto è partito in un momento particolare della nostra vita; con un bambino piccolo e un altro in arrivo, ci siamo trovati entrambi senza lavoro. Quando Pierpaolo ha deciso poi di non restare ad aspettare ma rischiare e avviare questa nuova attività, mi ha trovata al suo fianco. Non sono dunque un’imprenditrice per scelta, ma per amore di famiglia, divenuto poi anche d’azienda. Anche in questo caso, però, nulla mi è stato donato senza che io me lo fossi sudato, come il diventare socia di Ines, evoluzione arrivata solo in un secondo momento. A conti fatti, oggi sono fiera della mia scelta, nonostante le difficoltà che non sono mancate.

Vale sempre la pena impegnarsi se e quando puoi portare un valore aggiunto al territorio per destino ma anche per sentimento, per dare luogo a una produzione orgogliosamente locale.

Dietro il nostro essere imprenditrici al Sud c’è soprattutto questo a mio avviso: quell’intento di rendere la società più umana e l’esistenza di tutti più buona, anche in contesti ritenuti da altri impossibili.

Per lei cosa significa la parola “cura”?

Io sono una persona che si prende cura di tutti, degli altri. Per me “avere cura” vuol dire essere presente, chiedere “come stai?” e ascoltarne la risposta.

Dare un po’ di serenità, “alleggerire il carico”.

Caratterialmente, tendo molto a sdrammatizzare, credo che anche questo torni utile nella vita. In ambito lavorativo, cura significa attenzione ai dettagli, puntualità, immedesimazione. Non lasciamo nulla al caso e siamo schierati in prima fila quando si tratta di realizzare le nostre schermature e rendere gli ambienti accoglienti.

È me stessa, per paradosso, che tengo a trascurare ma, grazie al Comitato Femminile Plurale di Confindustria, sto imparando a ritagliare un po’ di tempo da dedicare a me stessa, amandomi un po’ di più. I nostri insieme sono momenti di arricchimento necessario.

Passiamo invece alle resistenze incontrate lungo il suo cammino. Se esistono, quali sono i veri nemici delle donne nel mondo del lavoro?

Uno degli ostacoli più radicati per le donne nel lavoro è spesso l’autosabotaggio inconscio: sensi di colpa, aspettative imposte dalla società, modelli di comportamento interiorizzati. Parlo di un retaggio culturale che condiziona le nostre scelte. Superarlo richiede consapevolezza e supporto reciproco. È una battaglia quotidiana che parte da dentro.

Il miglior complimento invece che una donna possa fare a un’altra donna?

“Quanto sei bella” è una frase che, tra donne, assume un significato profondo, perché non si riduce alla bellezza estetica, ma racchiude la considerazione che si ha dell’altra. In quel “bella” c’è stima, affetto, empatia…è unicità che risplende.

In questo momento qual è il suo obiettivo prioritario come imprenditrice e come donna?

Come imprenditrice miro, ovviamente, a far crescere la mia azienda e a rendere questo posto un luogo ricco di valori. Stiamo lavorando molto sulla parità di genere, ci siamo certificati in tal senso affinché si potesse attestare nero su bianco un concetto di equità sul posto di lavoro. Puntiamo molto anche alla sicurezza e al benessere dei dipendenti.

Dal punto di vista personale devo dire che il periodo storico in cui viviamo mi spaventa molto, ma sono in ogni caso ottimista e il mio obiettivo è lavorare con serenità.

Ha un suo segreto, un suo personale elisir di buona vita? Cosa si augura non manchi nel suo domani?

Il mio desiderio per il futuro è che non manchi mai la salute, in primis per i miei figli, mio marito e le persone che amo. Continuo a credere però anche in una società più giusta, in cui il diritto alla libertà di scelta sia garantito a tutti, senza pressioni o condizionamenti.

Una parte della società sconta ancora la malsana convinzione per cui concedere diritti a qualcuno significhi togliere diritti ad altri.

Non è così e ciascuno di noi è chiamato a ribadire che la sola eguaglianza dei diritti è il fondamento di una buona vita. Forse è una visione utopica, ma è quella che guida il mio lavoro e le mie scelte.