Crisi o non crisi, datemi un pinzimonio

NICOLA SANTINI 140x140Il Natale vero deve avere un buon sapore: regalate un cesto di limoni, una torta fatta in casa o dei biscotti genuini se volete far felice il prossimo

 

Inutile scervellarsi nell’eterno dilemma “regalo-utile-regalo-dilettevole”, men che meno appellarsi alla famosa frase che a Natale basta il pensiero, perché qui risiede il festival dell’ovvietà.
In realtà il pensiero è una delle cose più difficili da decifrare e apre una forbice non poco complessa: o si azzecca in pieno, o non si azzecca affatto.

Una cosa è certa: se il pensiero non è sincero si vede e si sente.
Si vede nei regali costosi se pensando che basti una cifra importante per toglierselo, il pensiero, e si vede in quelli più modesti se si spera di non finire sul lastrico alla disperata ricerca di qualcosa di originale.

L’originalità, poi, è un obiettivo con possibilità di riuscita talmente bassa, che di questi tempi, in cui uno più o meno può comprarsi di tutto se non tutto, a me dice una cosa sola: se non ce l’ho, è perché non lo voglio.

Ripassino: sarebbero da evitare, a meno che non si abbiano certezze assolute, i profumi, perché o si compra quello che uno usa già o si rischia che il regalo resti a far polvere; la biancheria intima, perché a quella ognuno ci pensa da solo e gli oggetti per la casa, che poi rischieremmo di non vedere mai esposti perché non necessariamente nelle corde di chi li riceve.

Cosa resta? I sapori. Per me con quelli difficilmente si sbaglia: basta vedere cosa i nostri amici e familiari servono sulle loro tavole, i dolci e i biscotti preferiti e agire di conseguenza.
Chi ha tempo può confezionare personalmente un regalo: cosa c’è di più buono di una torta fatta in casa, dove il pensiero è il tempo che si dedica a chi la riceverà, di una scatola di biscotti, non importa se imperfetti o di una bella e soffice pagnotta di pane casalingo? Per me il Natale è quello.

Sarò poco fashion, sarà che oggi tutte le voglie commerciali sono a portata di click, ma nulla mi commuove di più di una ricerca fatta col cuore e con le mani.

Non sapete cucinare o non avete tempo? Andate dai nuovi gioiellieri, ossia i verdurai biologici: chi si presenta alla mia porta con un cesto di limoni o un pinzimonio che sa di terra e non di frigorifero troverà sempre un posto a tavola.
Con quel che costa la verdura oggi, poi, a nessuno passerà per la testa che sia un regalo cheap.

L’affetto, per me, passa anche per il palato: prodotti della terra di origine per chi non ci vive più, fanno subito casa; quelli della propria terra messi in valigia per chi va in visita sono una bandiera di scambio di tradizioni e culture.
L’allegria che mi dà aprire una dispensa piena di barattoli che portano un po’ di estate anche in inverno, con i pomodori, le salse o le olive raccolte in autunno, o le marmellate, non c’è scatola azzurra o arancio per cui vedo uomini e donne in coda nelle vie del lusso in grado di equipararla.

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