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	<title>focus on &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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		<title>FARMACEUTICA IN CAMPANIA E A SALERNO: UNA FILIERA STRATEGICA TRA MANIFATTURA AVANZATA, EXPORT E INNOVAZIONE</title>
		<link>https://www.costozero.it/farmaceutica-in-campania-e-a-salerno-una-filiera-strategica-tra-manifattura-avanzata-export-e-innovazione/</link>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Salvio Capasso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La crescita del comparto può diventare per Salerno una leva decisiva non solo di sviluppo&#160;industriale, ma anche di competitività territoriale e occupazione qualificata, contribuendo&#160;a trasformare l’espansione delle competenze STEM in opportunità concrete di lavoro e&#160;innovazione sul territorio Negli ultimi anni la filiera farmaceutica&#160;ha rafforzato in modo significativo il proprio ruolo nell’economia campana, confermandosi come uno [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13628" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa.png" alt="" width="363" height="242" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" />La crescita del comparto può diventare per Salerno una leva decisiva non solo di sviluppo&nbsp;</strong><strong>industriale, ma anche di competitività territoriale e occupazione qualificata, contribuendo&nbsp;</strong><strong>a trasformare l’espansione delle competenze STEM in opportunità concrete di lavoro e&nbsp;</strong><strong>innovazione sul territorio</strong><span id="more-13619"></span></p>
<p>Negli ultimi anni la <strong>filiera farmaceutica</strong>&nbsp;ha rafforzato in modo significativo il proprio ruolo nell’economia campana, confermandosi come uno dei comparti più dinamici e strategici del <strong>Mezzogiorno</strong>. Si tratta di un settore ad alta intensità tecnologica, capace di generare valore aggiunto, occupazione qualificata e investimenti produttivi, ma soprattutto di competere sui mercati internazionali con risultati di assoluto rilievo.<img class="wp-image-13620 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.48.jpeg" alt="" width="495" height="189" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.48.jpeg 443w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.48-300x114.jpeg 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></p>
<p>In questo quadro, anche la provincia di Salerno, pur con dimensioni inferiori rispetto al principale polo regionale, contribuisce con una presenza industriale strutturata e con una dinamica export positiva. Dal punto di vista economico, nel 2023 la farmaceutica campana ha generato un Valore Aggiunto pari a 351 milioni di euro, contribuendo in modo rilevante al totale del Mezzogiorno (1.086 milioni).</p>
<p>Il peso del comparto sul valore aggiunto manifatturiero regionale è pari al 2,6%, in linea con la media meridionale, a conferma di una specializzazione produttiva ormai consolidata.</p>
<p>La struttura produttiva del comparto appare selettiva ma industrialmente solida. Nel 2025 le imprese farmaceutiche attive sono 36 in Campania, di cui 6 localizzate in provincia di Salerno. La dinamica evidenzia una riduzione regionale rispetto al 2020, coerente con processi di razionalizzazione tipici dei settori ad alta tecnologia, ma al contempo mostra una buona capacità di tenuta del tessuto produttivo salernitano, stabile nel breve periodo e in crescita nel medio termine.</p>
<p>Un indicatore decisivo per comprendere la consistenza produttiva della filiera è rappresentato dall’occupazione e dalla dimensione media delle unità locali. Nel 2023 gli addetti nel comparto farmaceutico sono 1.798 in Campania, di cui 263 nella provincia di Salerno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-13624" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49.jpeg" alt="" width="452" height="174" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49.jpeg 452w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-300x115.jpeg 300w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" />La dimensione media delle unità locali risulta elevata: 43 addetti in Campania e 44 a Salerno, contro appena 7 addetti medi nella manifattura. Questo dato evidenzia come la farmaceutica sia una filiera meno frammentata e più strutturata, in grado di sostenere investimenti in impianti, automazione, certificazioni e processi produttivi avanzati. Il tratto distintivo più evidente della farmaceutica campana resta tuttavia la capacità di competere sui mercati internazionali. Nel 2024 l’export farmaceutico regionale raggiunge 7,31 miliardi di euro, a fronte di importazioni pari a 794 milioni, generando un saldo commerciale positivo di oltre 6,5 miliardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="size-full wp-image-13621 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-1.jpeg" alt="" width="450" height="181" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-1.jpeg 450w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-1-300x121.jpeg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" />La Campania rappresenta il 76,4% dell’export farmaceutico del Mezzogiorno e contribuisce per circa il 13,6% dell’export nazionale, configurandosi come uno dei principali poli esportatori italiani. Anche Salerno evidenzia un contributo positivo: nel 2024 l’export provinciale supera i 59 milioni di euro, con un saldo commerciale di oltre 45 milioni. La dinamica recente conferma, inoltre, la robustezza del settore. Nel confronto 2024/2023, l’export cresce del +19,7% in Campania e del +22,6% a Salerno.</p>
<p>Nei dati più aggiornati, relativi ai primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, la crescita dell’export continua: +13,8% in Campania e +6,0% a Salerno. Sul fronte import, la Campania registra una riduzione significativa (-37,2% nel 2024/2023 e -18,7% nel dato più recente), mentre Salerno evidenzia una dinamica più variabile (+28,2% nel 2024/2023 e -3,0% nei primi nove mesi del 2025). Questi risultati evidenziano con chiarezza come la farmaceutica non sia più soltanto un comparto manifatturiero importante, ma un vero driver di competitività esterna per l’intera regione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-13622" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-2.jpeg" alt="" width="449" height="168" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-2.jpeg 449w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-2-300x112.jpeg 300w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" />L’export, la capacità di generare surplus commerciale e la crescita recente dei flussi internazionali rafforzano il valore degli investimenti nel settore, che risulta sempre più attrattivo per imprese e operatori industriali. Un ulteriore elemento di forza è rappresentato dalla connessione crescente tra industria farmaceutica ed ecosistema regionale dell’innovazione.</p>
<p>La Campania conta 5.815 imprese innovative (58,2% del totale), con valori superiori alla media meridionale (56,7%) e in linea con quella nazionale (58,6%). In particolare, le PMI innovative sono 278 (a febbraio 2026), con un incremento del +189,6% rispetto all’analogo dato del 2020, mentre le Startup innovative raggiungono quota 1.490, con una crescita del +62,7%: segnali di una regione che sta rafforzando il proprio profilo tecnologico e scientifico, alimentando condizioni favorevoli allo sviluppo di filiere avanzate come quella farmaceutica. Accanto alla crescita delle imprese innovative, la disponibilità di competenze STEM rappresenta una condizione decisiva per sostenere la competitività di settori come la farmaceutica.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13623 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-3.jpeg" alt="" width="449" height="183" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-3.jpeg 449w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-3-300x122.jpeg 300w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" />Nel 2024 il Mezzogiorno conta 23.395 laureati STEM, mentre la Campania ne registra 10.721, con una crescita del +28,1% rispetto al 2014, superiore alla media meridionale.</p>
<p>Questo dato evidenzia un rafforzamento del sistema universitario regionale nella formazione tecnico-scientifica, essenziale per alimentare filiere ad alta tecnologia.</p>
<p>Un ulteriore elemento di interesse emerge osservando i laureati STEM per territorio di residenza, ossia il luogo in cui gli studenti risultano amministrativamente residenti.</p>
<p>Nel 2024 la Campania registra 16,7 laureati STEM per mille abitanti tra i 20 e i 29 anni, un dato sostanzialmente allineato a quello del Mezzogiorno (16,8‰) e relativamente vicino alla media nazionale (17,5‰). Va però considerato che molti studenti meridionali che studiano al Centro-Nord restano formalmente residenti nel territorio d’origine, almeno per diversi anni: il dato di residenza tende quindi a sottostimare la reale mobilità universitaria e a riflettere, indirettamente, anche il fenomeno della fuga dei cervelli.<img class="alignleft  wp-image-13625" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-1.jpeg" alt="" width="550" height="176" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-1.jpeg 450w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-1-300x96.jpeg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>Tuttavia, proprio questa evidenza suggerisce una lettura importante: la preparazione della scuola secondaria nel Mezzogiorno e in Campania risulta complessivamente adeguata, perché consente ai giovani del territorio di intraprendere e completare percorsi universitari STEM con risultati comparabili a quelli del resto del Paese, anche quando ciò avviene fuori sede.</p>
<p>In questo senso, il vero nodo non riguarda la capacità di formare studenti competenti, quanto la possibilità di trattenere tali competenze dopo la laurea. Ed è qui che il ruolo della farmaceutica diventa cruciale: come tutte le filiere ad alta tecnologia, il settore è in grado di creare domanda stabile di lavoro qualificato, riducendo la pressione migratoria verso altre regioni e offrendo opportunità coerenti con le competenze tecnico-scientifiche acquisite.<img class=" wp-image-13626 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50.jpeg" alt="" width="551" height="187" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50.jpeg 460w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-300x102.jpeg 300w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /></p>
<p>Investire nella farmaceutica significa quindi non solo rafforzare l’export e la base industriale, ma anche consolidare un ecosistema capace di valorizzare capitale umano avanzato e contrastare progressivamente la fuga dei cervelli. In questo scenario, i numeri evidenziano le significative potenzialità di Salerno.</p>
<p>Pur con un numero contenuto di imprese, la provincia mostra infatti segnali chiari di solidità e prospettiva: la presenza produttiva è stabile nel breve periodo e in crescita nel medio termine (+20% rispetto al 2020), la dimensione media delle unità locali è elevata (44 addetti, in linea con il dato regionale), e soprattutto l’export farmaceutico cresce con intensità superiore alla media (+22,6% nel 2024), generando un saldo commerciale positivo significativo (oltre 5 milioni di euro). Anche nei dati più recenti del 2025 l’export continua a crescere, confermando una traiettoria di consolidamento.</p>
<p>Questi indicatori suggeriscono che Salerno non rappresenta soltanto un’area secondaria rispetto al polo principale regionale, ma un territorio con margini di sviluppo industriale importanti, capace di rafforzare ulteriormente la filiera campana attraverso nuovi investimenti produttivi, logistica integrata, specializzazione industriale e attrazione di capitale umano qualificato. In questa prospettiva, la crescita della farmaceutica può diventare per Salerno una leva decisiva non solo di sviluppo industriale, ma anche di competitività territoriale e occupazione qualificata, contribuendo a trasformare l’espansione delle competenze STEM in opportunità concrete di lavoro e innovazione sul territorio.</p>
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		<title>Quando i dati diventano sostenibilità: la sfida di JustonEarth</title>
		<link>https://www.costozero.it/quando-i-dati-diventano-sostenibilita-la-sfida-di-justonearth/</link>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 11:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Lubatti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le tecnologie di startup come quella qui raccontata dimostrano come l’innovazione ambientale non sia un tema separato dalla logistica marittima, ma un elemento ormai centrale nella costruzione dei porti del futuro per prevenire fenomeni inquinanti, aumentare la resilienza degli scali e supportare le decisioni operative Nel solco delle ricerche dedicate all’economia del mare &#8211; dalla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.costozero.it/quando-i-dati-diventano-sostenibilita-la-sfida-di-justonearth/">Quando i dati diventano sostenibilità: la sfida di JustonEarth</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.costozero.it">Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-12742" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu.jpg" alt="" width="255" height="170" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/04/blu-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /><strong>Le tecnologie di startup come quella qui raccontata dimostrano come l’innovazione ambientale non sia un tema separato dalla logistica marittima, ma un elemento ormai centrale nella costruzione dei porti del futuro per prevenire fenomeni inquinanti, aumentare la resilienza degli scali e supportare le decisioni operative</strong></p>
<p><span id="more-13416"></span></p>
<p>Nel solco delle ricerche dedicate all’<strong>economia del mare</strong> &#8211; dalla portualità alla logistica, dai traffici internazionali ai modelli di sostenibilità &#8211; <strong>SRM</strong> ha scelto negli ultimi anni di ampliare l’analisi verso un nuovo attore strategico del Mediterraneo: le startup innovative. Queste imprese rappresentano oggi un tassello fondamentale nei processi di transizione digitale ed ecologica che stanno trasformando porti, supply chain ed ecosistemi costieri.</p>
<p>La Blue Economy sta vivendo un’accelerazione senza precedenti: i porti non sono più soltanto nodi fisici, ma piattaforme tecnologiche in cui si incrociano dati, servizi digitali, strumenti di monitoraggio ambientale e modelli predittivi capaci di orientare le scelte di operatori pubblici e privati. In questo contesto, le startup diventano abilitatrici di innovazione: introducono soluzioni di AI, Earth Observation, sensoristica avanzata, digital twin marittimi, sistemi di misurazione ESG e strumenti per il controllo degli impatti ambientali.</p>
<p>È in questa cornice che si inserisce la storia di <strong>JustonEarth</strong>, una realtà italiana capace di trasformare dati satellitari e intelligenza artificiale in analisi ambientali utili a territori, aziende e istituzioni. Le tecnologie descritte nell’articolo &#8211; dal monitoraggio della CO₂ alla rilevazione in NRT di inquinanti costieri, fino alle applicazioni sperimentate durante grandi eventi &#8211; sono profondamente coerenti con le esigenze della portualità moderna, che richiede strumenti sempre più accurati per conoscere lo stato del mare, prevenire fenomeni inquinanti, aumentare la resilienza degli scali e supportare le decisioni operative. Le tecnologie di startup come JustonEarth dimostrano come l’innovazione ambientale non sia un tema separato dalla logistica marittima, ma un elemento ormai centrale nella costruzione dei porti del futuro. Questa riflessione si inserisce quindi nel percorso di SRM dedicato alla valorizzazione delle eccellenze emergenti dell’economia del mare, con l’obiettivo di mostrare come l’innovazione &#8211; quando è fondata su dati, ricerca e visione &#8211; possa generare benefici concreti per i territori, le città costiere, gli operatori logistici e l’intero sistema portuale.</p>
<p>Dai satelliti all’intelligenza artificiale, come una startup italiana sta aiutando aziende e istituzioni a prendere decisioni più sostenibili.</p>
<p>Si dice che per capire davvero qualcosa bisogna guardarla dalla giusta distanza. È da questa prospettiva che nasce JustonEarth, startup italiana che monitora la salute del nostro Pianeta partendo dall’alto, dai dati satellitari, per poi elaborare questi con algoritmi proprietari in intelligenza artificiale.</p>
<p>Una realtà giovane ma già protagonista in diversi progetti nazionali e internazionali, capace di tradurre la complessità dei dati ambientali in strumenti di supporto decisionale per aziende, istituzioni e territori.</p>
<p>«I dati satellitari sono a nostra disposizione dagli anni ‘60 del Novecento», spiega Luigi Borgogno, General Manager di JustonEarth, «eppure, solo negli ultimi anni, con l’IA, è possibile decifrare ed elaborare quella mole immensa di dati e metterla a disposizione di istituzioni, privati e territori, affinché la salute della Terra sia finalmente misurabile». Un esempio pratico del lavoro di JustonEarth è il monitoraggio di CO2 e littering del concerto di Elisa a San Siro dello scorso 18 Giugno, oppure il progetto J1ER, finanziato da Ecosister, in cui la startup ha sviluppato una piattaforma per il riconoscimento in Nearest Real Time di inquinanti sulle coste dell’Emilia Romagna.</p>
<p>JustonEarth: quando i dati raccontano storie JustonEarth nasce da un’idea un po’ folle ma anche avveniristica: contare i mozziconi di sigaretta abbandonati sulle nostre strade. In pochi sanno che un singolo mozzicone di sigaretta, quando finisce in mare, può arrivare a inquinare fino a 1000 litri d’acqua, danneggiando pesci e altri organismi acquatici a causa di sostanze chimiche come la nicotina, benzene e acido cianidrico. Da qui nasce il primo vero progetto di JustonEarth: “Piccoli Gesti, Grandi Crimini”, che già nel 2022 metteva insieme le due vere anime della startup: sviluppo di piattaforme di elaborazione dati con AI e comunicazione dei propri progetti. Questo è stato possibile anche grazie a un alleato perfetto: Question Mark, agenzia di comunicazione con approccio data-driven che nel 2025 celebra i vent’anni di attività, e che ha creduto in JustonEarth fin dal primo giorno.</p>
<p>“Piccoli Gesti Grandi Crimini”, promosso da Marevivo e in collaborazione con BAT Italia, grazie alla sua scena del crimine e a una installazione di un mozzicone gigante nelle maggiori piazze italiane, ha mostrato a tutti quanto in realtà può diventare grande l’impatto invisibile di un oggetto così piccolo e di un gesto che compiamo ogni giorno senza pensarci.</p>
<p>Questo progetto è stato il primo esempio concreto della filosofia che ancora oggi guida JustonEarth: usare i dati per capire il problema e lavorare di comunicazione per renderlo impossibile da ignorare. La filosofia di JustonEarth, infatti, parte da un principio semplice: la sostenibilità non può esistere senza consapevolezza. E la consapevolezza nasce quando un dato, un modello o una mappa diventano qualcosa che possiamo comprendere, vedere e con cui empatizzare. Per questo, accanto alla ricerca scientifica e allo sviluppo tecnologico, JustonEarth porta avanti un approccio comunicativo unico: trasformare l’informazione ambientale in racconto vero e proprio. Non basta monitorare il mare, uno stadio o le città. Bisogna mostrare cosa accade, far vedere come si muove un inquinante, come cambia un territorio, come un fenomeno evolve nel tempo.</p>
<p>Un esempio di approccio comunicativo di JustonEarth sono i video GIS che la startup pubblica sul proprio canale YouTube e che porta in giro durante convegni e presentazioni. Strumenti che uniscono dati, geografia e narrazione visiva, rendendo il linguaggio tecnico accessibile anche a chi non è del settore.</p>
<p>«La tecnologia, soprattutto quella degli ultimi vent’anni, tende ad alienare le persone. Quindi, un modello predittivo può salvare un ecosistema, ma prima deve essere percepito», spiega Luigi Borgogno, General Manager di JustonEarth. E ha proseguito: «Il nostro lavoro parte da un’idea semplice: capire a fondo il nostro Pianeta. Interpretarne i segnali, trasformare ciò che vediamo dall’alto in consapevolezza e, magari, in proposte per chi, alla fine, le decisioni deve prenderle davvero. Con JustonEarth abbiamo costruito una tecnologia capace di unire intelligenza artificiale, remote sensing e open data per monitorare ciò che spesso passa inosservato: emissioni di CO₂, agenti inquinanti, comportamenti ambientali di massa, fenomeni che, alla lunga, cambiano la vita delle persone e dei territori. Oggi questa visione prende forma nelle decine di progetti che stiamo portando avanti, dal mare all’agricoltura, passando dai grandi eventi fino a progetti finanziati dalla Comunità Europea». La storia di JustonEarth dimostra che tecnologia, ambiente e comunicazione possono convivere in un unico ecosistema virtuoso.</p>
<p>Dai satelliti alla terra, dagli algoritmi alle persone, dai modelli predittivi ai video in GIS: ogni progetto è un tassello di una missione più grande, quella di rendere la sostenibilità qualcosa di comprensibile, misurabile e soprattutto attuabile. Il Pianeta ci parla continuamente.</p>
<p>A volte lo fa in modo sottile, quasi impercettibile.Ed è per questo che servono realtà italiane come JustonEarth, che ogni giorno lavorano per rendere quella voce più chiara, più leggibile, più vicina a tutti noi.</p>
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		<title>Impatto dei dazi statunitensi sul commercio marittimo</title>
		<link>https://www.costozero.it/impatto-dei-dazi-statunitensi-sul-commercio-marittimo/</link>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 07:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Olimpia Ferrara]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-12991" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte.jpg" alt="" width="292" height="195" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/rotte-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" />Le analisi di SRM sugli scenari delle rotte atlantiche e pacifiche</strong><span id="more-12990"></span></p>
<p>Oggi più che mai, i fattori geopolitici stanno causando effetti economici dirompenti che si riflettono anche sul settore marittimo. Oltre alle due guerre (<strong>Russia-Ucraina e Israele-Hamas</strong>) che hanno sconvolto il mondo e stanno influenzando l’economia, le catene di approvvigionamento e i trasporti, si aggiungono ora la guerra commerciale e le politiche tariffarie degli <strong>Stati Uniti</strong>, in particolare nei confronti della <strong>Cina</strong>.</p>
<p>Le prospettive per il trasporto marittimo restano ribassate rispetto al passato, sensibili ai due conflitti mondiali e all’effetto dazi e protezionismo. In particolare, il commercio globale si prevede in calo (dal +3,1% del 2024 al -0,5% del 2025), e il commercio marittimo che, nel 2024 era cresciuto del 2,2% raggiungendo 12,7 miliardi di tonnellate, presenta prospettive di +0,2% al 2025 e +1,5% al 2026.</p>
<p>Anche le previsioni per il segmento container rimangono incerte a causa delle crescenti tensioni geopolitiche e della guerra commerciale scatenata dalla nuova amministrazione statunitense.</p>
<p>La presidenza degli Stati Uniti ha, difatti, annunciato dazi doganali radicali nel Liberation Day del 2 Aprile e pochi giorni dopo (9 Aprile) ha comunicato una pausa di 90 giorni per la maggior parte dei paesi che ora devono affrontare un’imposizione doganale solo del 10% da parte degli Stati Uniti, fino a luglio.</p>
<p>Successivamente, il 14 maggio 2025, il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato anche una riduzione di 90 giorni delle tariffe per la Cina, dal 145% al 30%, mentre la Cina ha ridotto i suoi sulle importazioni dagli Stati Uniti dal 125% al 10% nello stesso periodo.</p>
<p>L’accordo è stato poi successivamente confermato agli inizi di giugno e prevede anche una maggiore apertura sulle terre rare di matrice cinese, mentre sembrano confermate le tariffazioni ribassate.</p>
<p>Per il momento la temporanea riduzione dei dazi ha portato benefici e una rapida ripresa di domanda di container specialmente sulla rotta Cina-USA, causando un picco di import nei porti USA volto a ricostituire le scorte prima della chiusura della finestra tariffaria prevista per il mese di agosto.</p>
<p>Per quanto riguarda la rotta transatlantica i vettori stanno utilizzando blank sailing (cancellazioni di partenze) per gestire al meglio la capacità mentre persistono ritardi dovuti alla congestione ad Anversa, Amburgo, Rotterdam e Le Havre ma anche nei porti nord Americani.</p>
<p>Vi sono effetti anche sui noli. Dopo aver registrato a maggio 2025 una riduzione annuale del 39%, nell’ultimo mese sono in ripresa a seguito della parziale sospensione daziale.</p>
<p>La tendenza continua a interessare anche le tratte transpacifiche, le più esposte alle politiche protezionistiche.</p>
<p>La sospensione dei dazi è, però, solo temporanea ed in Europa, a breve potrebbero essere fissati al 20% (tranne il Regno Unito per il quale rimarranno al 10%), in Cina al 145% (da agosto) e in Giappone al 24%.</p>
<p>Anche il Vietnam, che in precedenza beneficiava di tariffe zero, sarà ora colpito da dazi del 46%. I paesi asiatici che saranno trattati in modo più favorevole sono le Filippine (17%), la Malesia (24%) e la Corea del Sud (25%). L&#8217;India vedrà un dazio del 26% su tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti.</p>
<p>Queste diverse misure potrebbero causare uno spostamento delle attività manifatturiere nei paesi del Sud-Est asiatico trattati meglio, con una delocalizzazione di talune attività soprattutto nel settore elettronico e automobilistico. Le nuove tariffe si aggiungono a una serie di misure già applicate da Trump: un 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio. È previsto anche un dazio del 10% sulle importazioni di energia dal Canada.</p>
<p>Secondo stime, i nuovi dazi statunitensi sulle importazioni cinesi e la risposta prevista dalla Cina avrebbero un impatto diretto di circa 500 milioni di tonnellate di volumi commerciali annuali trasportati via mare, pari al 4% del totale mondiale.</p>
<p>Per il momento, gli impatti sul trasporto marittimo sono ancora relativamente limitati. Su base complessiva, il commercio di container, il commercio di automobili e il commercio di cereali sono i settori potenzialmente più esposti.</p>
<p>Ma c’è di più: una maggiore azione protezionistica da parte degli USA.</p>
<p>L&#8217;Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America (US Trade Representative Office &#8211; USTR) ha annunciato politiche doganali volte a rilanciare la cantieristica negli Stati Uniti e a rafforzare la presenza americana nel trasporto marittimo.</p>
<p>Le misure, che partiranno dal 14 ottobre 2025, prevedono tasse sugli scali nei porti statunitensi delle navi di proprietà o gestite da un’entità cinese o di alcune navi costruite in Cina.</p>
<p>Le tassazioni saranno progressive e, ad esempio, per gli operatori cinesi che scalano gli USA la tassazione sarà di 50 dollari per tonnellata netta per poi raggiungere 140 (sempre a tonn. netta) dal 17 aprile 2028. Per quanto riguarda invece i player che operano con navi costruite in Cina (esclusi quelli statunitensi con presenza USA almeno al 75%) dovranno pagare la cifra più alta fra quella risultante dal seguente confronto: 18 dollari per tonnellata netta oppure 120 dollari per container scaricato.</p>
<p>Entrambe le cifre saliranno ogni sei mesi per arrivare nell’aprile 2028 rispettivamente a 33 dollari per tonnellata netta o 250 dollari per container scaricato.</p>
<p>Sono inoltre previste misure specifiche per i settori delle navi metaniere e delle navi per il trasporto di auto, con l’obbligo di aumentare la percentuale delle esportazioni statunitensi di GNL trasportate su navi costruite negli Stati Uniti nei prossimi 20 anni e l’introduzione di tasse su tutte le navi per il trasporto di auto costruite all’estero (non solo quelle cinesi e di qualsiasi dimensione) nel tentativo di sostenere la costruzione di car carrier negli Stati Uniti. Le misure aumenteranno successivamente ogni anno nei tre anni successivi. Le tariffe non si applicheranno alle navi che trasportano esportazioni statunitensi e ad alcune navi di piccole e medie dimensioni.</p>
<p>Con tale azione la nuova amministrazione americana mira a recuperare posizioni nello shipping adottando una serie di iniziative volte ad incrementare la flotta, aumentare le dimensioni delle navi e potenziare e modernizzare le infrastrutture portuali.</p>
<p>Nonostante siano un gigante economico, tecnologicamente avanzato e sede di grandi aziende industriali e commerciali, non si sono mai realmente concentrati sul settore marittimo. Gli USA non hanno vettori globali nelle loro file, non hanno grandi armatori e non hanno mai creato una vera politica per il settore marittimo e logistico.</p>
<p>A seconda delle priorità dell&#8217;amministrazione Trump, però, la piena operatività dei dazi, le misure protezionistiche e le conseguenze del conflitto in Medio Oriente potrebbero creare sfide per le catene di approvvigionamento globali.</p>
<p>Gli effetti delle restrizioni e delle politiche protezionistiche potrebbero comunque riverberarsi anche sull’Italia considerato che gli USA sono il nostro primo partner cliente via mare verso cui si dirige ben un quarto di tutto il nostro export marittimo.</p>
<p>Il commercio via mare tra Italia e Stati Uniti al 2024 è stato pari a 48 miliardi di euro pari al 53% del totale. Inoltre, verso gli USA l’Italia esporta via mare principalmente automotive, bevande e liquori e macchinari settori tipici del Made in Italy.</p>
<p>Va però anche detto, nonostante le turbolenze geopolitiche causate da Trump e i conflitti, che i porti italiani hanno mostrato il loro carattere crescendo dello 0,7% a circa mezzo miliardo di tonnellate movimentate all’anno.</p>
<p>Inoltre, nuove opportunità potrebbero venire dai nuovi assetti in area mediterranea, da nuovi investimenti negli USA e da una ancora più incisiva attività nei traffici di corto raggio (Short Sea Shipping) in cui l’Italia è leader con 302 milioni di tonnellate movimentate in Europa.</p>
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		<title>ESG e Maritime Economy, un binomio vincente</title>
		<link>https://www.costozero.it/esg-e-maritime-economy-un-binomio-vincente/</link>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 08:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Lubatti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Recenti studi dimostrano che le aziende che integrano pratiche sostenibili nella loro strategia operativa sono più resilienti ai rischi, attraggono investimenti e migliorano la loro reputazione &#160; L&#8217;integrazione dei principi ESG (Environmental, Social, Governance) nella Maritime Economy rappresenta una leva strategica per affrontare le sfide globali legate alla sostenibilità, alla resilienza economica e alla giustizia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-12559" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm.png" alt="" width="422" height="281" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/focus-srm-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" />Recenti studi dimostrano che le aziende che integrano pratiche sostenibili nella loro strategia operativa sono più resilienti ai rischi, attraggono investimenti e migliorano la loro reputazione</strong><span id="more-12555"></span></p>
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<p>L&#8217;integrazione dei principi <strong>ESG</strong> (Environmental, Social, Governance) nella Maritime Economy rappresenta una leva strategica per affrontare le sfide globali legate alla sostenibilità, alla resilienza economica e alla giustizia sociale, per questo SRM ha creato una struttura di ricerca dedicata e sta implementando una serie di approfondimenti sull’argomento. I settori legati al mare, tra cui trasporti, pesca, portualità e turismo costiero, sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, all&#8217;inquinamento e alle pressioni sociali, rendendo essenziale un approccio più responsabile e inclusivo. Dal punto di vista ambientale, l&#8217;adozione di pratiche ESG nella Maritime Economy mira a ridurre l&#8217;impatto ambientale delle attività economiche. Questo include la decarbonizzazione dei trasporti marittimi attraverso combustibili alternativi come idrogeno e ammoniaca, l&#8217;elettrificazione delle banchine portuali e l&#8217;adozione di tecnologie per il monitoraggio sottomarino. Inoltre, iniziative come il recupero dei rifiuti marini, il dragaggio ecologico e la tutela degli habitat costieri contribuiscono alla rigenerazione degli ecosistemi marini, mitigando gli effetti dell&#8217;inquinamento e dei cambiamenti climatici. La salvaguardia della biodiversità marina non solo protegge l&#8217;ambiente, ma garantisce anche la continuità delle attività economiche legate al mare, come la pesca e il turismo. Sul fronte sociale, l&#8217;ESG pone l&#8217;accento sull&#8217;importanza di comunità costiere resilienti e inclusive. Questo significa promuovere occupazione di qualità nei settori marittimi, garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose e sostenere lo sviluppo di competenze attraverso programmi di formazione. Le comunità costiere, spesso dipendenti economicamente dalle risorse marine, traggono beneficio da strategie che bilanciano la crescita economica con la protezione del loro patrimonio naturale e culturale. Inoltre, l&#8217;inclusione di stakeholder locali nei processi decisionali rafforza il senso di appartenenza e garantisce che le politiche siano sostenibili nel lungo termine.</p>
<p>Dal punto di vista governativo, l&#8217;ESG richiede una governance trasparente e responsabile. Le imprese marittime devono adottare sistemi di gestione che integrino metriche ESG nei processi decisionali, monitorando e rendicontando i progressi verso obiettivi di sostenibilità. A livello internazionale, la cooperazione tra governi, organizzazioni e aziende è essenziale per affrontare sfide globali come la regolamentazione delle emissioni, la protezione delle rotte marittime strategiche e l&#8217;adozione di standard ambientali condivisi.</p>
<p>Normative come il Green Deal Europeo e la Blue Growth Strategy dell&#8217;Unione Europea forniscono un quadro per promuovere un&#8217;economia marittima più verde e resiliente. L&#8217;adozione dei principi ESG nella Maritime Economy non è solo una necessità etica e ambientale, ma rappresenta anche un&#8217;opportunità economica. Le aziende che integrano pratiche sostenibili nella loro strategia operativa sono più resilienti ai rischi, attraggono investimenti e migliorano la loro reputazione. Ad esempio, il settore dello shipping sta sperimentando una transizione verso combustibili meno impattanti, come il metanolo e l&#8217;idrogeno verde, per ridurre l&#8217;impronta di carbonio e adeguarsi alle normative globali. Allo stesso modo, il turismo costiero sostenibile e l&#8217;acquacoltura circolare stanno emergendo come settori chiave per il futuro della Maritime Economy. È fondamentale che l&#8217;industria del trasporto marittimo, regolamentata a livello globale dall&#8217;Organizzazione Marittima Internazionale delle Nazioni Unite (IMO), adotti i più elevati standard operativi in termini di protezione ambientale, sicurezza della navigazione e tutela di navi, equipaggi e passeggeri. L&#8217;integrazione dei fattori di sostenibilità ESG sta rapidamente diventando una componente essenziale nelle attività operative del settore marittimo. L&#8217;International Chamber of Shipping (ICS), grazie alla sua capacità di analisi prospettica, offre una visione chiara di cosa significhino i principi ESG per l&#8217;industria, suggerendo come le aziende possano migliorare la rendicontazione delle loro pratiche sostenibili e, al contempo, attrarre investimenti e talenti per supportare la transizione verso la sostenibilità. Il trasporto marittimo è un settore ad alta intensità di capitale che si trova nel pieno della transizione verde. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi ambientali del comparto, è necessario ridurre i rischi legati agli investimenti, favorendo lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili e l&#8217;adozione di pratiche operative innovative.</p>
<p>Parallelamente, è cruciale garantire che le compagnie di navigazione siano in grado di attrarre e mantenere talenti eccellenti, che possano contribuire a guidare questa trasformazione nei prossimi decenni. Investitori, clienti e stakeholder stanno ponendo un&#8217;attenzione crescente ai fattori ESG nelle loro decisioni, influenzando la capacità delle aziende di raccogliere capitali, migliorare la sostenibilità operativa e rafforzare la resilienza della catena logistica globale. Per rimanere competitiva e attraente, l&#8217;industria del trasporto marittimo deve reinterpretare le azioni già intraprese per il beneficio della società, presentandole attraverso la lente dell&#8217;ESG, dimostrando un impegno concreto verso un futuro più sostenibile.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;integrazione dell&#8217;ESG nella Maritime Economy rappresenta un cambio di paradigma indispensabile per affrontare le sfide del futuro. Attraverso un approccio equilibrato che coniughi sostenibilità ambientale, inclusione sociale e governance responsabile, è possibile trasformare il settore marittimo in un modello di innovazione e sviluppo sostenibile. Solo attraverso una visione condivisa e un impegno concreto sarà possibile garantire un futuro prospero per le comunità costiere, gli ecosistemi marini e le generazioni future.</p>
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		<title>Autonomia differenziata: cosa dice il nuovo Rapporto sulla Finanza Territoriale</title>
		<link>https://www.costozero.it/autonomia-differenziata-cosa-dice-il-nuovo-rapporto-sulla-finanza-territoriale/</link>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 09:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Agnese Casolaro Autilia Cozzolino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[autonomia differenziata]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Competenze, connessione e competitività sono indicate da SRM come le vie di crescita di un territorio su cui investire per ridurre i divari oggi esistenti fra le due aree del Paese &#160; Come noto, negli ultimi anni il tema dell’autonomia differenziata ha attirato a più riprese l’attenzione del dibattito politico e scientifico nazionale. L’ultimo ventennio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-12293" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm.jpeg" alt="" width="470" height="313" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm.jpeg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm-300x200.jpeg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm-768x512.jpeg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm-600x400.jpeg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm-360x240.jpeg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/srm-272x182.jpeg 272w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" />Competenze, connessione e competitività sono indicate da SRM come le vie di crescita di un territorio su cui investire per ridurre i divari oggi esistenti fra le due aree del Paese</strong><span id="more-12284"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come noto, negli ultimi anni <strong>il tema dell’autonomia differenziata</strong> ha attirato a più riprese l’attenzione del dibattito politico e scientifico nazionale. L’ultimo ventennio si è aperto, infatti, con una grande spinta politica e culturale nei confronti del decentramento delle competenze e delle risorse, ma è stato anche caratterizzato da riforme annunciate e poi mai attuate. La recente approvazione della legge 86/2024 sull’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario ha aperto, quindi, ad una nuova discussione che, se da un lato, guarda alla valorizzazione delle specificità territoriali, dall’altro esalta le differenze tra singole aree. Ma, affinché il Sistema Paese possa puntare ad una crescita strutturale e sostenibile, è necessario che tali differenze si livellino nella logica di un percorso comune. Ed è proprio su tale aspetto che si concentrano le analisi di SRM per il prossimo volume sulla Finanza Territoriale che verrà presentato il 12 dicembre presso la Sala degli Atti Parlamentari delle Biblioteca “Giovanni Spadolini” del Senato della Repubblica (Roma). Il Rapporto, che <strong>SRM</strong> cura ormai da 20 anni con altri istituti di ricerca regionali del Paese (IRES Piemonte, IRPET Toscana, Polis Lombardia, Fondazione Ipres Puglia, Liguria Ricerche, Agenzia Umbria Ricerche ed Eurac Research), punta infatti ogni anno ad affrontare uno dei temi più sentiti nell’ambito del dibattito nazionale e, per il 2024, l’approfondimento monografico è dedicato proprio all’autonomia differenziata.</p>
<p>Il contributo di SRM guarda, come anticipato, a quei fattori trasversali che, determinando le vie di crescita di un territorio, possono incidere sulla riduzione dei gap oggi esistenti. Osservate sotto molteplici punti di vista, le diverse aree del Paese presentano, infatti, innumerevoli analogie e differenze; molte di queste indicano particolari eccellenze che danno lustro all’intero sistema socioeconomico nazionale, altre implicano invece un gap tra i singoli territori che incide sullo sviluppo e sul futuro degli stessi. È importante, quindi, la ricerca di nuovi equilibri per affrontare le attuali sfide competitive che, nello specifico, sono legate alle cosiddette 3C: <strong>Competenze</strong> (dalla formazione all’innovazione), Connettività (attraverso adeguate infrastrutture di connessione stradale, ferroviaria, portuale e aerea, ma anche e soprattutto digitale e tecnologica) e <strong>Competitività</strong> delle <strong>imprese</strong>.</p>
<p>Sul tema della Competenza è prioritario agire sull’intera filiera della Formazione e della Ricerca. Non mancano, infatti, le criticità: al Sud la popolazione è mediamente meno istruita (la percentuale di popolazione tra 25 e 64 anni con almeno il diploma ha raggiunto il 57,7% a fronte di un dato medio per l’Italia del 65,5%), l’abbandono scolastico è elevato (14,6% al Sud contro il 7% del Centro e l’8,5% del Nord) ed è alta l’incidenza dei NEET (24,7% al Sud contro il 12,3% del Centro ed il 10,8% del Nord). Non secondario per la creazione delle più opportune competenze è il mondo legato all’ambito Ricerca &amp; Sviluppo e, al 2021, al Sud il peso della spesa in R&amp;S sul Pil è di circa l’1%, contro l’1,45% medio nazionale. Ciononostante, il Mezzogiorno ha tutte le potenzialità per veder crescere l’ecosistema innovativo: al ruolo di Università (se ne contano 18 con dipartimenti nelle aree scientifico-ingegneristiche) e Spin Off si affianca quello degli <strong>ITS</strong> che partecipano alla creazione di una formazione professionale qualificata. La Connessione è intesa come capacità del sistema produttivo meridionale di essere connesso dal punto di vista materiale e immateriale con i mercati nazionali ed internazionali. Non mancano i gap da recuperare, soprattutto in riferimento alla dimensione digitale. Considerando lo European Innovation Scoreboard 2024, l’Italia è un Innovatore Moderato con una performance pari all’89,6% della media UE. Il nostro Paese si posiziona al 20° posto nella classifica UE27 con un valore dell’Innovation Index di 98,6, ma il risultato dell’Italia è funzione della notevole diversità regionale, con aree del Centro-Nord con performance più vicine a quelle dei competitor europei e regioni del Mezzogiorno un po’ più distanti (ad eccezione di alcune, come Abruzzo e Campania) che si collocano ancora nella fascia medio bassa del gruppo dei «Moderate» e nel gruppo degli “Emerging” (come Sicilia e Sardegna).</p>
<p>Tuttavia, i risultati dell’ultima edizione del Regional Innovation Scoreboard (2023) evidenziano progressi incoraggianti nel periodo 2016-23 per le regioni meridionali, che presentano una crescita maggiore rispetto alle medie. Se poi guardiamo alle imprese che svolgono attività innovative, mente in Italia se ne contano 56 ogni 100, al Sud si scende a 48. Tuttavia, c’è anche un forte dinamismo &#8211; cresce sia il numero delle imprese innovative meridionali (+51,5% nel periodo 2014-20, in Italia +25%) che la loro spesa in innovazione (+134% nel periodo 2014-20, in Italia +45%) &#8211; e ciò porta a dire che dal lato delle imprese la convergenza è già iniziata. La Competitività, infine, è legata al tema della densità e dell’intensità imprenditoriale, elementi che rappresentano un fattore di grande rilevanza in termini di domanda di investimenti, nonché di sostenibilità, tecnologia e innovazione. Come è noto, l’ossatura del settore manifatturiero italiano è rappresentata dalle PMI, che assorbono il 75,5% del totale degli addetti del manifatturiero; nel Mezzogiorno tale peso raggiunge l’88,6%. Le PMI svolgono, quindi, un ruolo particolarmente importante per quanto riguarda la creazione di nuova occupazione; tuttavia, la scarsa strutturazione e il debole potere contrattuale le rendono particolarmente vulnerabili ai rischi congiunturali, tali da compromettere spesso i driver di competitività come l’innovazione e l’internazionalizzazione. Le imprese meridionali si caratterizzano, infatti, per un’inferiore apertura internazionale (34,8%) e propensione all’export (16,5%) rispetto all’Italia (rispettivamente 65,5% e 33,7%).</p>
<p>Un altro elemento che incide sulla debolezza del sistema produttivo meridionale è la bassa produttività (Valore aggiunto per occupato): al Sud è pari a 59.973 euro contro un dato nazionale di 74.604. Ciononostante, non mancano casi di successo che dimostrano l’importanza dell’efficienza dimensionale e dei processi organizzativi. Lavorare su questi aspetti, nella logica di una maggiore integrazione, può determinare una nuova via di crescita dei territori portando ad un Sistema Paese più coeso e capace di valorizzare tutte le sue eccellenze.</p>
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		<title>LA FILIERA DELLE COSTRUZIONI: SFIDE E OPPORTUNITÀ PER IL MEZZOGIORNO</title>
		<link>https://www.costozero.it/la-filiera-delle-costruzioni-sfide-e-opportunita-per-il-mezzogiorno/</link>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 07:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Salvio Capasso Autilia Cozzolino]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una nuova ricerca curata da SRM approfondisce le dinamiche del settore guardando alle grandi trasformazioni che stanno interessando in particolare il Sud del Paese &#160; Negli ultimi dieci anni, attraverso i vari rapporti della collana Un Sud che innova e produce, SRM ha analizzato alcune delle principali filiere produttive del Mezzogiorno guardando non solo alle [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-12122" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti.jpg" alt="" width="411" height="274" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/07/appalti-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 411px) 100vw, 411px" />Una nuova ricerca curata da SRM approfondisce le dinamiche del settore guardando alle grandi trasformazioni che stanno interessando in particolare il Sud del Paese</strong><span id="more-12121"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi dieci anni, attraverso i vari rapporti della collana <em>Un Sud che innova e produce</em>, <span style="color: #000080;"><a style="color: #000080;" href="https://www.sr-m.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>SRM</strong> </a></span>ha analizzato alcune delle principali filiere produttive del Mezzogiorno guardando non solo alle loro caratteristiche intrinseche ma anche ai legami che si generano con il resto del sistema produttivo nella logica della creazione di maggior valore e competitività nel panorama internazionale.</p>
<p>Di recente pubblicazione è l’approfondimento sul settore delle <strong>costruzioni</strong>, una filiera strategica, lunga e complessa, in grado di riattivare l’economia del Paese, soprattutto nei momenti di crisi. Nelle regioni del Sud, in particolare, il suo ruolo per la ripartenza post Covid è stato molto significativo, con un dinamismo che ha portato a performance economiche non distanti da quelle del resto del Paese. L’importanza del settore è quanto mai evidente, non solo per la sua rilevanza in termini economici ma anche per le importanti sfide che abbiamo difronte. Il suo contributo allo sviluppo del Paese può essere, infatti, letto in una logica “tridimensionale”, toccando la sfera economica, ambientale e sociale.</p>
<p>Tre aspetti tra loro interconnessi anche nell’ambito del <strong>PNRR</strong> che destina al comparto circa la metà delle risorse disponibili. Dal punto di vista ambientale, è indubbio come l’edilizia contribuisca in modo significativo all’inquinamento globale ponendo sfide importanti soprattutto per quanto riguarda la sua inefficienza energetica. Il suo ruolo nella <strong>transizione green</strong> sarà, quindi, cruciale configurandosi come uno degli attori chiave nella definizione e implementazione di strategie di contrasto al climate change.</p>
<p>Guardando alla sfera sociale, va sottolineato il duplice legame che unisce questi due mondi. Da un lato, l’edilizia può alimentare l’economia sociale; la rigenerazione urbana e le comunità energetiche sono, infatti, possibili strade da percorrere per ricreare relazioni socio-spaziali. Dall’altro, le esigenze sociali possono rappresentare un ulteriore fattore di spinta al mercato delle costruzioni. Il settore, quindi, interseca, influenza e viene influenzato dalle principali sfide contemporanee, dall’aumento della popolazione alla digitalizzazione, dal consumo di risorse all’eco-innovazione, passando per la sfida dell’energia pulita e per l’imperativo etico della giustizia sociale. Sarà, quindi, chiamato a rispondere a queste sfide, profondamente differenti tra loro, ma accomunate dalla necessità di ricercare la resilienza, anche attraverso l’innovazione tecnologica.</p>
<p>La ricerca traccia, in primis, un quadro del settore: a livello nazionale, ha generato nel 2023 un valore aggiunto di 99,3 mld euro, pari al il 5,3% del Pil, con 1,78 milioni di occupati. Il Mezzogiorno, con un valore di 23,7 mld euro (6,1% del Pil, 2022), ha contribuito per il 25% al valore della ricchezza nazionale del settore e il 30% in termini di occupazione (con 536,1 mila unità, il 7,8% del totale economia dell’area). Considerando anche gli effetti indiretti e indotti, il peso della filiera sul valore aggiunto totale dell’economia è del 10,5% in Italia e sale focus&nbsp;all’11,6% nel Mezzogiorno ed è ancora superiore se ci si riferisce all’occupazione (12,1% Italia, 13,3% Mezzogiorno). Va ricordato che la filiera delle costruzioni è caratterizzata da una elevata intersettorialità, essendo in grado di produrre effetti che si riflettono e si amplificano all’interno del sistema economico su moltissimi settori. Ciò significa che la produzione e l’occupazione di un significativo numero di settori produttivi dipendono in misura consistente, e in alcuni casi pressoché totale, dall’attività del settore delle costruzioni. Si comprende, quindi, perché l’edilizia risulta il comparto giusto da attivare soprattutto nei momenti di crisi.</p>
<p>Nel biennio 2021-2022, la crescita del valore aggiunto delle costruzioni è stata pari a 2,7 volte quella del Pil (+10,1% contro +3,7%). Gran parte della crescita economica è quindi imputabile all’incremento del settore e nel Sud tale apporto è stato anche più considerevole (2,9 volte, +10,5% contro +3,6%), proprio per il peso maggiore che riveste. Sul fronte dell’offerta, il settore nel Mezzogiorno si presenta particolarmente dinamico negli ultimi anni, con performance economiche non distanti da quelle nazionali, ma la produttività va potenziata. A fine 2023 si contavano 223.484 imprese attive (il 13% del totale dell’area) pari al 30% del dato nazionale. Particolarmente significativa la loro crescita nel periodo 2019- 2023 con un +1,9% medio annuo a fronte di un +0,7% per l’Italia, valore più elevato anche della crescita delle imprese di tutti i settori economici (Sud +0,4%; Italia -0,2%).</p>
<p>Trend positivo che prosegue nel 2024: al primo trimestre del 2024, le imprese meridionali sono arrivate a 223.614. Posto tale scenario, per comprenderne l’evoluzione futura è necessario prestare attenzione ai megatrend che genereranno una crescita profondamente differenziata dal punto di vista geografico, coerentemente con le dinamiche della popolazione, dell’urbanizzazione e del fabbisogno infrastrutturale.</p>
<p>Ecco, quindi, che l’analisi della filiera delle costruzioni meridionale viene calata nell’ambito delle grandi sfide ambientali, energetiche e sociali, individuando i principali punti di forza, le criticità e le numerose potenzialità da valorizzare. Va in questa direzione la sinergia tra edilizia e bioeconomia; la ricerca riporta un focus sulla bioedilizia in legno, che rappresenta una risorsa ed opportunità per la rigenerazione urbana e per lo sviluppo della filiera foresta-legno al Sud.</p>
<p>Un’altra sinergia su cui puntare è quella tra edilizia e sociale: diversi sono i casi di successo di rigenerazione urbana e comunità energetiche che dimostrano come è possibile impegnarsi per la trasformazione e l’adattamento delle città attraverso la realizzazione di luoghi belli, sostenibili e inclusivi secondo quanto definito dal Green Deal e dal nuovo Bauhaus europeo. Molteplici sono, quindi, gli aspetti che interessano il settore, sia per quanto riguarda una sua lettura attuale sia in riferimento agli scenari futuri. La ricerca pubblicata è volta a meglio comprendere queste dinamiche, partendo dalle caratteristiche della filiera e guardando alle grandi trasformazioni che stanno interessando i nostri territori.</p>
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		<title>Turismo in Campania, un 2024 di sfide</title>
		<link>https://www.costozero.it/turismo-in-campania-un-2024-di-sfide/</link>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 07:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Salvio Capasso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Momento aureo per la regione che lo scorso anno ha registrato numeri da record, ripetibili solo se alta resta l’attenzione a sostenibilità e ambiente, cultura, enogastronomia e nuovi tematismi naturalistici, tecnologia e digitalizzazione SRM, in occasione della Conferenza di apertura della quinta edizione di HospitalitySud tenutasi a Napoli, il 21-22 febbraio scorsi, ha presentato uno [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft wp-image-8941" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano.jpg" alt="" width="510" height="340" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/10/positano-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" />Momento aureo per la regione che lo scorso anno ha registrato numeri da record, ripetibili solo se alta resta l’attenzione a sostenibilità e ambiente, cultura, enogastronomia e nuovi tematismi naturalistici, tecnologia e digitalizzazione</strong></p>
<p><span id="more-11790"></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><a style="color: #000080;" href="https://www.sr-m.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>SRM</strong></a></span>, in occasione della Conferenza di apertura della quinta edizione di <strong>HospitalitySud</strong> tenutasi a Napoli, il 21-22 febbraio scorsi, ha presentato uno studio su “<strong><em>Numeri, impatti e tendenze del turismo in Campania. Il ruolo della città di Napoli</em></strong>” dal quale si evidenziano le caratteristiche ma anche le sfide e le opportunità della filiera turistica locale.</p>
<p>Nel 2023, gli ultimi dati Istat ci indicano, per l’Italia, una crescita della domanda che, in termini assoluti, ha portato le presenze a 431 milioni, e gli arrivi a 125 milioni (rispettivamente +4,6% e +5,5% rispetto al 2022). Va sottolineato, in riferimento alla provenienza, che nel 2023 il peso delle presenze straniere è stato pari al 51,6% e, per la prima volta, anche il peso degli arrivi stranieri ha superato il 50% del totale (50,2%).</p>
<p>Tra i fenomeni che hanno influito sulle dinamiche del 2023 ritroviamo la rinnovata volontà dei viaggi internazionali, la riapertura di nuovi mercati al turismo dopo le ultime crisi ma anche le tensioni su tutta la filiera dei costi (dai viaggi ai consumi), le incertezze sulla crescita economica, anche per le tensioni geoeconomiche.</p>
<p>Il 2023 ha segnato un balzo del turismo ma c’è ancora una domanda residua da recuperare rispetto al 2019, l&#8217;1,3% delle presenze ed il 4,8% degli arrivi.&nbsp;</p>
<p>Se questo è lo scenario turistico nazionale, in riferimento al Mezzogiorno, le prime stime parziali segnalano per l’area una variazione più bassa delle presenze, di circa 1 p.p. in meno rispetto al dato nazionale, a causa di diversi fattori, quali una sofferenza della domanda domestica negli ultimi mesi dell’anno dovuta ad una maggiore sensibilità all’aumento dei prezzi, date le caratteristiche della domanda e della tipologia di turismo prevalente nell’area.</p>
<p>A ciò si aggiunge un minore rimbalzo della componente internazionale per la maggiore concorrenza del bacino mediterraneo, nonché fenomeni specifici che hanno portato alla chiusura dell’aeroporto di Catania per un periodo di tempo nella stagione estiva.</p>
<p>Tuttavia, a livello regionale, diversi sono i territori interessati da dinamiche turistiche positive. È il caso della Campania che sta vivendo un momento di grande successo con numeri da record: le prime previsioni evidenziano un consolidamento della ripresa della domanda, soprattutto di quella straniera, avvicinandosi ai livelli pre-covid. In particolare, si stima una crescita delle presenze turistiche del 6,6%, superiore al dato nazionale.</p>
<p>L’attrattività della regione <strong>Campania</strong> è legata a molteplici e variegati aspetti, in grado di coinvolgere più e vari target turistici con diverse motivazioni di viaggio. È, infatti, conosciuta per il suo patrimonio storico/archeologico: ben 6 dei 59 iscritti nella Lista del patrimonio mondiale UNESCO sono ubicati in Campania. A ciò si aggiunge il suo patrimonio naturale (Capri, Sorrento e la Costiera Amalfitana), la sua tradizione culinaria (è la regione numero 9 in Italia per prodotti DOP IGP STG) nonché la qualità dei suoi mari (si contano ben 19 comuni bandiera blu su 226 presenti in Italia).</p>
<p>La Campania mantiene un confronto positivo anche in ambito internazionale. Dagli studi di SRM si evince che, rispetto all’analisi delle 98 regioni dell’area UE4 (Italia, Spagna, Francia e Germania) per il loro grado di “competitività turistica” (ICTR), la regione Campania presenta un indicatore di 123,7, superiore alla media europea (100) e nazionale (122,8) ma inferiore alla media delle Top 30 regioni (143,5), posizionandosi al 23°posto in graduatoria, tra il Mecklenburg-V. (22°) e la Comunidad de Madrid (24°).</p>
<p>Un contributo importante deriva dal ruolo della città di <strong>Napoli</strong>. Il peso degli arrivi turistici della città sulla Campania è cresciuto, dal 15,5% nel 2014 al 20,8% nel 2022, raggiungendo 1 milione di arrivi e 2,7 milioni di presenze. Nel comune, il peso della domanda straniera è del 49,4% in termini di arrivi e del 50,2% per le presenze. È inoltre HUB d’ingresso per tutta la regione. Basti pensare al ruolo fondamentale giocato dall’aeroporto di Napoli che nel 2023 ha registrato quasi 12,4 milioni di passeggeri e un incremento del 13,5% sul 2022 e del 14,1% sul 2019. Grande impatto ha avuto anche il traffico crocieristico del porto della città che ha fatto registrare nel 2023 oltre 1,7 milioni di persone, con una crescita del 43,2% in più sul 2022.</p>
<p>L’elevata attrattività nazionale e internazionale della città di Napoli insieme ad un sistema di offerta turistica integrato, diversificato, accessibile e sostenibile rappresenta un fattore di spinta quantitativa e qualitativa alla domanda turistica della regione, con risvolti anche economici. La sinergia tra i diversi tematismi attiva più filiere e questo fa sì che il valore aggiunto generato da ogni presenza turistica aggiuntiva sul territorio della Campania (167 euro) sia tra il più alto in Italia. Infatti, dagli studi di SRM si rileva che il turismo culturale attiva più ricchezza rispetto a quello balneare (145 euro contro 128,2 euro e ancor più quello enogastronomico (151,7 euro). In Campania è evidente la presenza di un’offerta turistica integrata che associa al balneare, il turismo culturale, l’enogastronomico e il naturalistico.</p>
<p>Le prospettive per l’immediato futuro lasciano buone speranze. Per il 2024, lo scenario base annuncia che sarà conservata la situazione attuale; sia per l’Italia che per la Campania, si ipotizza un anno positivo, trainato sempre dal turismo internazionale, al netto di eventuali peggioramenti degli scenari geoeconomici e geopolitici internazionali.</p>
<p>Ciò vale anche per Napoli dove si prevede un consolidamento delle presenze, soprattutto in riferimento alla componente straniera, mentre quella domestica raggiungerà una stabilità. È molto probabile, quindi, che la città di Napoli possa continuare la sua funzione di traino anche nel 2024, attirando un crescente numero di turisti, in una logica di pianificazione e coordinamento delle politiche strategiche per una migliore valorizzazione del turismo nella città, tenendo in considerazione tutti i temi cari ai turisti quale, ad esempio, <strong><em>l’overtourism</em></strong>. Occorre, quindi, guardare non solo alle dinamiche turistiche ma anche alla capacità di gestione dei flussi sul territorio.</p>
<p>Concludendo, il turismo campano, e in particolare napoletano, nel contesto europeo è ben posizionato ma presenta ampi margini di miglioramento. Il nuovo scenario evidenzia un consolidamento della ripresa del turismo ma con profonde «mutazioni» e forte attenzione ai nuovi driver di sviluppo quali sostenibilità e ambiente, cultura, enogastronomia e nuovi tematismi naturalistici, tecnologia e digitalizzazione.</p>
<p>Le imprese turistiche possono rispondere ai cambiamenti grazie a politiche di gestione sia interne che territoriali. In particolare, sarà importante per le imprese investire su obiettivi “ESG e digital”, puntare su formazione, competenze e professionalità, sempre più centrali per gestire le trasformazioni competitive, nonché realizzare un adeguato dimensionamento. Non meno importanti sono, da un lato, le policy a carattere territoriale che tengano conto della capacità del sistema turistico attrattivo della Campania e della città di Napoli e, dall’altro, l’attivazione di politiche di gestione sinergica della governance pubblica per rendere la città sempre più pronta a gestire i flussi, evitando una scarsa sostenibilità della crescita, per favorire il massimo impatto socioeconomico sul territorio.</p>
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		<title>Cultura e Archeologia: l’impatto del brand Unesco sui territori</title>
		<link>https://www.costozero.it/cultura-e-archeologia-limpatto-del-brand-unesco-sui-territori/</link>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 15:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Salvio Capasso Autilia Cozzolino]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-11562" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco.jpg" alt="" width="233" height="155" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/unesco-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 233px) 100vw, 233px" />Le strategie di sviluppo per rendere concreta, soprattutto al Sud, la domanda turistica oggi solo potenziale, attraendo dall’estero una spesa turistica all’altezza della numerosità e importanza dei suoi siti</strong><span id="more-11561"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche quest’anno, SRM ha partecipato alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, giunta alla XXV edizione, presentando un nuovo numero della collana Cultura e Archeologia per un turismo sostenibile e di qualità dedicato, per l’occasione, al tema “L’impatto del brand Unesco sui territori”.</p>
<p>L’obiettivo è stato quello di analizzare il potenziale impatto territoriale, alla luce dell’attribuzione del riconoscimento Unesco, dei grandi siti di turismo archeologico-culturale, con particolare riferimento al Mezzogiorno.</p>
<p>L’ambito dell’analisi riguarda, quindi, i siti <strong>UNESCO</strong> afferenti al turismo storico-archeologico (monumenti, agglomerati, siti). In tale ambito, il nostro Paese rappresenta una eccellenza mondiale per numero e diversità: ne conta 45, dei quali 12 concentrati al Sud.</p>
<p>Nella “Lista del Patrimonio Mondiale” dell’UNESCO vengono indicate le opere frutto dell’ingegno umano o della natura, la cui «conoscenza» e «salvaguardia» è ritenuta fondamentale per tutta l’Umanità.</p>
<p>L’inserimento di un sito nella lista può essere anche fonte di valorizzazione dello stesso con un impatto socio-economico sul territorio. Molti dei beni presenti nella World Heritage List sono infatti delle vere e proprie attrazioni turistiche.</p>
<p>La dimensione economica del fenomeno, per il nostro Paese, è fortemente influenzata dai flussi di visitatori internazionali. Nel 2022, la spesa turistica degli stranieri in Italia è tornata ai livelli pre-Covid, dopo il crollo dovuto al lockdown del 2020, con un trend costantemente crescente. Solo 7,4 miliardi, dei 44,3 spesi in Italia da viaggiatori internazionali, ovvero meno del 17%, ricadono nel Mezzogiorno, benché il 27% dei siti archeologici Unesco siano concentrati al Sud. Già da tale dato molto generale di discrepanza fra quota di spesa e quota di offerta di siti Unesco si riscontra una difficoltà di sistema da parte del Mezzogiorno nell’attrarre dall’estero una spesa turistica all’altezza della numerosità e importanza dei suoi siti.</p>
<p>Per quanto, invece, riguarda lo specifico segmento storico-archeologico relativo ai visitatori dall’Italia e dal resto del mondo, il Mezzogiorno ha una parte adeguata rispetto al 27% di aree Unesco storico-archeologiche riconosciute: il 30% dei visitatori e il 27% degli introiti totali. Ciò significa che è soprattutto il flusso di turisti italiani a innalzare le performance del sistema museale e archeologico meridionale, atteso che, come detto prima, la spesa turistica degli stranieri in tale ripartizione è particolarmente bassa. Tuttavia, il turismo storico-archeologico del Sud è polarizzato in misura eccessiva sulla sola Campania e, in particolar modo, sulla provincia di Napoli per l’attrattività dell’area di Pompei ma in realtà potrebbe valorizzare moltissimi territori per la sua rete di siti Unesco distribuita anche fra Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna.</p>
<p>Dopo un inquadramento definitorio del concetto di sito Unesco, una mappatura dello stesso per l’Italia e una analisi generale dei flussi turistici nazionali e regionali, è stato discusso l’impatto complessivo dei siti sul territorio secondo la letteratura prevalente, nazionale e non, e sono stati illustrati tre casi di studio per il Mezzogiorno: Pompei, Palermo-Cefalù e Matera (quest’ultima destinataria anche della nomina a capitale europea della cultura). Il lavoro di rassegna della letteratura dà una risposta non univoca e complessa. Sicuramente il riconoscimento Unesco ha un forte potenziale di attrazione/generazione di investimenti di difesa, protezione/recupero del bene storico/archeologico riconosciuto ma, in termini più propriamente di sviluppo locale, si può affermare che il semplice riconoscimento del sito da parte dell’Unesco, assunto da solo, potrebbe non avere effetti significativi, e a volte non generare nemmeno ricadute significative sul tessuto produttivo direttamente legato al turismo se non associato a “politiche attive”.</p>
<p>La letteratura in materia sembra evidenziare che il riconoscimento Unesco di un sito possa essere soltanto un tassello di una strategia di sviluppo più ampia, che prenda in considerazione i punti di forza e debolezza di tutto l’areale circostante, che consideri ad esempio il tema dell’accessibilità al sito attraverso opportuni investimenti infrastrutturali, che riesca a dialogare con i circuiti turistici internazionali più importanti e che poggi su un solido capitale sociale costituito da un network robusto di attori locali protagonisti dello sviluppo. In tale strategia più ampia, il riconoscimento è un elemento di marketing e valorizzazione dell’immagine interessante ed utile. Ma la strategia deve nascere per così dire dal basso, o da un proficuo dialogo fra alto e basso, non essere calata dall’alto e da lontano senza una opportuna concertazione ed una reale conoscenza del territorio.</p>
<p>Se tutti questi tasselli venissero ben posizionati e valorizzati all’interno di un’ampia strategia di sviluppo, il brand Unesco sortirebbe un considerevole effetto positivo sul territorio di riferimento. Concentrandosi sulla dimensione economica, la maggiore attrattività turistica derivante ad esempio dalla valorizzazione dei siti UNESCO mediante un’adeguata politica di sviluppo determina un rilevante impatto sul PIL. Dall’ultimo aggiornamento di SRM risulta che l’Italia, a parità di spesa, per ogni presenza turistica aggiuntiva nel Paese, genera 144 euro di VA e, nel caso del turismo culturale, il suddetto valore sale a 145 euro e continua a salire quanto più l’offerta turistica diventa integrata con il territorio. Sotto questo punto di vista, il Mezzogiorno presenta evidenti potenzialità da valorizzare dato che si caratterizza per un’ampia offerta di siti archeologici UNESCO integrabile con i diversi tematismi esistenti. Il moltiplicatore di presenze, che ammonta a 131,7 euro, può proseguire il suo percorso di crescita nel tempo (negli anni 2010-2019 è cresciuto dell’86%), accorciando sempre più le distanze dalla media nazionale (Italia +39%).</p>
<p>Infine, volendo quantificare la domanda turistica potenziale presente nelle province meridionali in cui sono localizzati i siti Unesco, questa ammonterebbe a 10,6 milioni di arrivi.</p>
<p>Grazie all’implementazione di una policy di governance attiva, vale a dire adeguata ai diversi contesti dei siti Unesco esistenti, integrata con gli altri tematismi esistenti ma anche fondata sullo sviluppo di sinergie con la sfera sociale, economica, culturale e infrastrutturale ne deriverebbe una maggiore attrattività turistica che si stima potrebbe generare un allungamento del soggiorno di almeno un giorno. Questa maggiore permanenza si tradurrebbe in una crescita del valore aggiunto turistico tra 1,4 e 1,6 mld di euro, arrivando a circa il 6-7% del Pil turistico del Mezzogiorno.</p>
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		<title>Aerospace, Greentech e Agritech, tre settori di un Sud innovativo e di qualità</title>
		<link>https://www.costozero.it/aerospace-greentech-e-agritech-tre-settori-di-un-sud-innovativo-e-di-qualita/</link>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Associazione SRM Studi e Ricerche per il Mezzogiorno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[focus on]]></category>
		<category><![CDATA[aerospazio]]></category>
		<category><![CDATA[agritech]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[competitivita]]></category>
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		<category><![CDATA[premio best practices per l'innovazione 2023]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SRM è stato, per l’edizione 2023, partner scientifico del Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno, curando le analisi di scenario delle tre categorie in “gara” &#160; Il Premio Best Practices per l’Innovazione, organizzato da Confindustria Salerno, è diventato un evento di riferimento nel panorama nazionale sul tema della crescita, della sostenibilità e della [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-11351" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech.png" alt="" width="293" height="195" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/10/agritech-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" />SRM è stato, per l’edizione 2023, partner scientifico del Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno, curando le analisi di scenario delle tre categorie in “gara”</strong><span id="more-11350"></span></p>
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<p>Il <strong>Premio Best Practices per l’Innovazione</strong>, organizzato da Confindustria Salerno, è diventato un evento di riferimento nel panorama nazionale sul tema della crescita, della sostenibilità e della creatività.</p>
<p><strong>SRM</strong> (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) ha contribuito come partner scientifico del Premio fornendo una breve analisi di scenario su tre settori cui il Premio quest’anno si è rivolto: <strong>Aerospace, Greentech e Agritech</strong>. Tre filiere in cui competenze, tecnologia, sostenibilità rappresentano la chiave di volta per rafforzare e rilanciare la competitività dell’ecosistema innovativo del territorio.</p>
<p>In particolare, <strong>l’Aerospace</strong> rappresenta un paradigma per eccellenza dell’industria hi-tech.</p>
<p>A metà strada fra applicazioni civili e militari, l’aerospaziale moderno è un grande aggregatore di un amplissimo specchio di tecnologie: elettronica, Tlc, radaristica, meccanica, materiali, sensoristica, IA, motoristica e meccatronica, chimica, digitale. E, come tutto il sistema produttivo, è attraversato da importanti fenomeni di innovazione: da quella relativa ai carburanti, ai motori e all’aerodinamica, per ridurre consumi energetici ed emissioni dannose di CO2, a quella che integra IA e cibernetica.</p>
<p>Fondamentali sono quindi l’innovazione e la ricerca, per le quali il settore impiega circa il 10% del fatturato, mantenendosi nella media europea (Fonte: M. Marinari, 2022). Il settore è trainato da grandi player, ma ha anche un vivace tessuto di PMI specializzate.</p>
<p>Al Sud, la presenza dell’industria aerospaziale è particolarmente rilevante, in termini di incidenza sull’intera filiera aerospaziale italiana e di qualità delle presenze imprenditoriali. In particolare, il Mezzogiorno rappresenta circa un terzo delle unità locali e dei relativi addetti della filiera complessiva, con una concentrazione particolare nelle attività manifatturiere vere e proprie.</p>
<p>I poli di Napoli, Bari-Brindisi, della Basilicata e dell’Abruzzo hanno un rilevante spessore in termini di relazioni imprese-Università e di potenzialità innovative.</p>
<p>La presenza di startup e PMI innovative, per quanto ridotta in termini assoluti, è importante per l’incidenza relativa nella filiera aerospaziale del Sud.</p>
<p>Tuttavia, gli indicatori legati allo sforzo innovativo e ai suoi risultati sono meno brillanti rispetto alla concorrenza del resto del Paese, riflettendo probabilmente strategie aziendali più mirate verso la gestione dei costi che verso gli investimenti a lungo termine.</p>
<p>Le attività di R&amp;S, e questa è una debolezza condivisa anche con le imprese del Centro-Nord, tendono ancora a focalizzarsi troppo sulla strategia <em>dell’intramuros</em>. È necessario che le imprese si aprano maggiormente a collaborazioni scientifiche e tecnologiche con altre imprese e centri di ricerca pubblici e privati, al fine di massimizzare l’efficienza e l’efficacia dei percorsi innovativi.</p>
<p>Un secondo approfondimento ha riguardato il settore <strong>Greentech</strong>, una filiera vastissima e interdisciplinare che raccoglie imprese operanti su una pluralità di comparti diversi. La sua vivacità di sviluppo è legata alla crisi climatica sempre più grave e alle politiche internazionali di contrasto alle emissioni.</p>
<p>Al Sud si riscontra un indubbio dinamismo, anche superiore ad altre aree del Paese, nell’introdurre investimenti green in azienda, anche in imprese e settori tradizionali: più del 38% delle imprese meridionali ha fatto investimenti green nel 2017-2021, percentuale superiore a quella del Nord-Ovest e del Centro Italia.</p>
<p>L’economia green meridionale pesa, secondo le nostre stime, per circa il 35% sul totale dell’economia green nazionale. Una incidenza che è nettamente superiore al peso relativo dell’intera economia meridionale su quella italiana (22,2%). La proliferazione di startup innovative specificamente rivolte ad attività di tipo green nel Mezzogiorno, e in particolare in specifiche regioni (Campania, Puglia), è dinamica e interessante: esse rappresentano il 25% del totale delle startup innovative green italiane.</p>
<p>Le startup innovative meridionali, come quelle nazionali, sono molto concentrate sull’attività di R&amp;S e sui servizi informatici e alle imprese, con una minore diffusione nelle attività più direttamente produttive, in particolare quelle manifatturiere o quelle delle utilities energetiche, idriche o dei rifiuti.</p>
<p>A ciò si aggiunge una concentrazione territoriale delle startup innovative meridionali del comparto in esame che privilegia Campania, Puglia e Sicilia. Regioni importanti, come Abruzzo, Sardegna o Calabria, sono quindi relativamente penalizzate.</p>
<p>L’ultimo focus ha interessato <strong>l’Agritech</strong>. L’agroalimentare è un settore sempre più sfidato dal tema di difesa dell’ambiente e della biodiversità, che richiede un cambiamento dei parametri produttivi tradizionali, tipici di una agricoltura ad alto consumo di risorse idriche e di suolo. Questo delicato insieme di questioni chiama in causa un crescente investimento in innovazione tecnologica e digitalizzazione, anche in un comparto tradizionale come quello agroalimentare.</p>
<p>Il Sud presenta diversi punti di forza.</p>
<p>Innanzitutto, la percentuale di imprese agricole innovatrici è più alta della media italiana: le imprese agricole innovatrici ubicate al Sud sono circa il 58% del totale delle imprese agricole innovatrici italiane. A ciò va aggiunto che:</p>
<ul>
<li>i costi capitalizzati per ricerca (e pubblicità) che costituiscono la quota di ammortamento annuale di un investimento in R&amp;S crescono, fra le startup innovative meridionali, ad un tasso più rapido di quello nazionale.</li>
<li>la redditività delle startup innovative agroalimentari meridionali, negli ultimi 3 anni, ha una dinamica migliore rispetto alle startup innovative agroalimentari italiane.</li>
<li>la quota di imprese agricole meridionali che investe in una nuova gestione digitale delle coltivazioni è superiore al dato medio nazionale. Non mancano però punti di debolezza. In particolare, la digitalizzazione sembra diffondersi maggiormente fra le imprese agricole del Centro-Nord, soprattutto per la gestione zootecnica e delle attività amministrative e connesse alla produzione (logistica, ecc.).</li>
</ul>
<p>La dinamica numerica delle nascite di nuove startup innovative nell’Agritech è, in tutti gli anelli della filiera, più favorevole al Centro-Nord.</p>
<p>Concludendo, l’analisi dei suddetti settori evidenzia, da un lato, il ruolo e il peso rilevante che queste filiere assumono per il Mezzogiorno e, dall’altro, il “valore” che esse sono in grado di creare per il tessuto economico e sociale.</p>
<p>Grazie a iniziative come il premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno si dà visibilità a quella parte, non certo minoritaria, del nostro Mezzogiorno che è capace di innovare e di produrre qualità.</p>
<p>Un Sud che, sempre di più, mostra di avere persone competenti, idee di grande valore e di saper guardare al futuro con grande positività.</p>
<p><em>(l&#8217;articolo è a firma di Autilia Cozzolino e Salvio Capasso)</em></p>
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		<title>TURISMO &#038; TERRITORIO: tendenze, impatti e dinamiche d’impresa</title>
		<link>https://www.costozero.it/turismo-territorio-tendenze-impatti-e-dinamiche-dimpresa/</link>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 07:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Autilia Cozzolino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[focus on]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nel suo Rapporto annuale, SRM traccia possibili linee di policy per la crescita sostenibile della filiera, con un focus dedicato al Mezzogiorno &#160; SRM, mettendo a frutto la conoscenza maturata nel corso degli anni sull’analisi delle dinamiche turistiche dei singoli territori regionali, ha dato vita ad un rapporto annuale sul Turismo, una filiera particolarmente rilevante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.costozero.it/turismo-territorio-tendenze-impatti-e-dinamiche-dimpresa/">TURISMO &#038; TERRITORIO: tendenze, impatti e dinamiche d’impresa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.costozero.it">Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-11096" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano.jpg" alt="" width="404" height="269" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/positano-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 404px) 100vw, 404px" />Nel suo Rapporto annuale, SRM traccia possibili linee di policy per la crescita sostenibile della filiera, con un focus dedicato al Mezzogiorno</strong><span id="more-11095"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.sr-m.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>SRM</strong></a>, mettendo a frutto la conoscenza maturata nel corso degli anni sull’analisi delle dinamiche turistiche dei singoli territori regionali, ha dato vita ad un rapporto annuale sul <strong>Turismo</strong>, una filiera particolarmente rilevante in Italia e soprattutto nel <strong>Mezzogiorno</strong> per il suo grande impatto sociale ed economico. L’obiettivo è quello di svolgere un ruolo propositivo fornendo alla discussione territoriale e nazionale possibili linee di policy per la crescita sostenibile della filiera. Il rapporto ha al centro il tema territoriale e imprenditoriale della filiera turistica e sviluppa elaborazioni e interpretazioni sulle tendenze e le caratteristiche del settore, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno. Il senso dell’Osservatorio si esplica essenzialmente attraverso alcuni grandi pilastri: oltre ai tradizionali numeri sul turismo per l’analisi strutturale della domanda (flussi, stagionalità, tematismi) e dell’offerta, ci si sofferma sul ruolo delle imprese, su quanto il settore conti all’interno dei territori e su quanto questi siano competitivi. Ne viene fuori una fotografia del settore turistico particolarmente interessante, soprattutto per quanto riguarda il Mezzogiorno.</p>
<p>Gli ultimi dati disponibili indicano, per la suddetta area, 80 milioni di notti trascorse (20% dell’Italia) per 3,8 giorni di permanenza media (Italia: 3,7), l’87,7% delle presenze si concentra nei mesi estivi (Italia 77,8%), il 22% afferisce alla domanda straniera (Italia 36,7%), ancora in piena fase di recupero post-covid, e il 60% soggiorna in alberghi 4/5 stelle (dato nazionale 44,4%). Passando all’offerta turistica meridionale, quella alberghiera &#8211; in termini di posti letto &#8211; rappresenta il 28,7% dell’Italia, mentre quella extralberghiera il 22,7%. In termini economici, il valore aggiunto è pari a 23,7 miliardi di euro (25% del Paese).</p>
<p>Le prospettive per l’immediato futuro lasciano buone speranze per il settore turistico nazionale e meridionale. Nel 2023 si prevede, per l’Italia, il pieno recupero dei flussi turistici e una nuova ripartenza soprattutto per il Mezzogiorno, per il quale si prevede una crescita delle presenze dell’1,5% rispetto ai dati del 2019 per un totale di quasi 88 milioni di notti trascorse.</p>
<p>Con questi numeri, si stima la realizzazione di un Pil turistico in Italia di circa 100 miliardi di euro, di cui il 25% nel territorio meridionale (24,9 mld).</p>
<p>Le analisi svolte hanno portato all’individuazione di alcune indicazioni per rafforzare i percorsi di crescita e sostenibilità della filiera turistica, specie al Sud.</p>
<p>Si parte dalla constatazione che il turismo meridionale nel contesto europeo è ben posizionato. Dall’analisi su 98 regioni dell’area UE4 (Italia, Spagna, Francia e Germania) tre regioni del Sud (Sardegna, Campania e Puglia) sono tra le prime 30 per livello di competitività turistica e ben 6 comunque sopra la media europea. In particolare, la Campania si posiziona al 23° posto con un valore di 123,7 ed è seconda tra le regioni meridionali (prima la Sardegna al 21° posto nel ranking UE).</p>
<p>Ma ci sono ancora ampi spazi per crescere, sia in termini quantitativi che qualitativi ed emerge la necessità di migliorare e ampliare le infrastrutture di connessione e di accessibilità sul territorio.</p>
<p>Nel Sud l’obiettivo deve essere un turismo che offra destinazioni sempre più diversificate e di qualità al fine di favorire la destagionalizzazione e l’impatto economico sul territorio. Ambiente, Cultura ed Enogastronomia rappresentano un trinomio vincente al Sud. Basti pensare che il moltiplicatore delle presenze di un’offerta “integrata” è superiore a quello monotematico, ad es. di tipo balneare (149€ rispetto a 128,2€ di valore aggiunto per ogni notte trascorsa). Tale obiettivo può favorire la riduzione degli effetti negativi dell’“<strong>overtourism</strong>” e del sommerso.</p>
<p>Aumenta inoltre la consapevolezza delle imprese meridionali che investire è l’unica via per crescere. Dalla survey di SRM sulle imprese turistiche ricettive, emerge che oltre il 50% delle suddette realtà turistiche meridionali nell’ultimo triennio ha effettuato investimenti (in Italia il 46%). Grande attenzione alla crescita dimensionale (il 35% ha potenziato le proprie strutture) e alla qualità della ricettività (il 34% ha rinnovato gli arredi o ampliato i servizi ricettivi).</p>
<p>Si guarda inoltre al futuro! Le imprese turistiche del Sud stanno comprendendo la sfida della sostenibilità (ESG) e della digitalizzazione. Il 46% delle imprese meridionali (35% in Italia) intende accrescere gli investimenti su tali obiettivi che ad oggi nel solo Mezzogiorno si stimano essere pari a 170mln di euro. Le imprese indicano una crescita di tali investimenti nel prossimo triennio di oltre il 7%. Il nuovo scenario evidenzia, quindi, un «riavvio» del turismo ma con profonde «mutazioni» e forte attenzione ai nuovi driver di sviluppo quali sostenibilità e ambiente, cultura, enogastronomia e nuovi tematismi naturalistici, tecnologia e digitalizzazione, qualità della sanità.</p>
<p><strong>Le imprese turistiche possono rispondere ai cambiamenti ma servono politiche di gestione sia interne che territoriali. Le realtà imprenditoriali meridionali sono determinate a migliorare i propri standard di competitività! Due terzi (66%) delle imprese sul territorio indicano nella formazione, nella crescita dimensionale e nell’efficientamento energetico gli assi di intervento prioritari su cui intendono investire nel prossimo quinquennio.</strong></p>
<p>Semplificazione burocratica, Infrastrutturazione tecnologica e digitale, Sistema formativo specializzato e di qualità sono le priorità che le imprese del Sud pongono alla governance pubblica. Circa un quarto delle imprese mette in cima alle richieste di policy questi tre obiettivi per favorire la competitività del Paese. A ciò si aggiungono riforme, progettualità e risorse che si legano tra loro per il successo della filiera turistica. Su questa strada va anche il PNRR che prevede, in particolare per il Mezzogiorno, una mole di risorse mai avuta in precedenza. Queste, unite a tutte le altre disponibili (come quelle legate alla nuova Programmazione 2021/2027), possono contribuite ad accrescere la competitività delle imprese turistiche agendo da leva per gli investimenti. È importante non perdere questa occasione di rilancio. Concludendo, per condurre il Mezzogiorno su un percorso di “affermazione turistica” nazionale e internazionale e di grande impatto economico è necessario che tutti gli attori coinvolti &#8211; dalle imprese alle Istituzioni pubbliche, dalle Associazioni di categoria al sistema finanziario &#8211; collaborino tra loro. Si vince tutti insieme! La creazione di una rete si configura, quindi, come uno dei presupposti necessari per delineare un sistema di sviluppo territoriale condiviso e che abbia il turismo al centro delle sue strategie.</p>
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