Canada e Giappone: il punto sugli accordi con l’Unione Europea

Scenari e benefici dei due importanti Accordi di Partenariato Economico. L’agroalimentare è tra i settori che beneficeranno maggiormente degli accordi grazie a un’abolizione immediata dei dazi sulle linee tariffarie. Come per il CETA, anche con il JEPA, inoltre, sono state riconosciute 18 indicazioni agroalimentari italiane e 26 IGT per le bevande

 

È bene ricordare a noi tutti che – in una fase storica caratterizzata da rigurgiti nazionalistici, in cui sembra essere ritornato di moda il protezionismo, su tutti l’escalation daziaria che sta contrassegnando i turbolenti rapporti commerciali tra USA e Cina – sono in corso negoziati e revisioni di accordi di partenariato economico tra i vari Paesi nei quali l’Unione Europea gioca un ruolo di primo piano. Accade, dunque, che proprio quando i fenomeni del protezionismo si ripropongono prepotentemente sullo scenario del commercio internazionale, l’UE diventa protagonista attiva di un nuovo liberismo e quindi promotrice di partenariati economici con Paesi strategici per agevolare i propri operatori economici a stringere accordi commerciali sulla base di norme eque e standard elevati.

In questo complesso quadro socioeconomico vanno inseriti i due importanti accordi di partenariato economico che l’Unione Europea ha stipulato con Canada e Giappone, rispettivamente CETA (Comprehensive Economic Trade Agreement) e JEPA (Japan Economic Partenership Agreement).

Il commercio aperto, basato sul libero scambio promosso dai due accordi, aiuta la UE a cogliere i benefici della globalizzazione: consente di penetrare in nuovi mercati, creando crescita, sostenendo le imprese a essere più competitive e rendendo gli scambi commerciali sempre più equi e sostenibili. Per questi motivi, l’Europa deve intensificare i rapporti con partner con i quali condivide gli stessi principi e i medesimi valori in un’ottica di maggiore cooperazione. Sfide insidiose, importanti e strategiche come la regolamentazione delle norme sui prodotti agroalimentari, la tutela dei consumatori, oltre alla protezione dell’ambiente in uno scenario di sviluppo sostenibile, necessitano della collaborazione di tutti gli attori in gioco per trasformarle in opportunità a vantaggio di tutti. E in questa visione di nuova collaborazione che si inseriscono i due accordi di libero scambio tra l’Europa e il Canada (CETA) e l’Europa con il Giappone (JEPA).

Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, i recenti accordi commerciali dell’Unione Europea con il Canada, in vigore da fine settembre 2017, e con il Giappone, da febbraio 2019, hanno favorito la dinamica delle vendite italiane. Nei primi cinque mesi del 2019 l’export italiano in Canada è aumentato del 13% (sullo stesso periodo del 2018) e in Giappone del 15%, con un incremento più forte rispetto a tutte le altre destinazioni extra-UE (+4%). In estrema sintesi, i trattati commerciali con entrambi i Paesi portano vantaggi concreti per le imprese italiane.

Cerchiamo adesso di fare un bilancio sugli effetti prodotti dalle forti riduzioni tariffarie (oltre il 98% dei dazi doganali canadesi) sulle esportazioni UE verso il Paese nordamericano. Da una prima analisi i maggiori benefici sono da ricercare nei settori automotive, moda e agroalimentare. Da fine 2017, le esportazioni europee verso il Canada sono aumentate per tutti quei beni/servizi dove il dazio era maggiore del 2% (pre CETA): infatti i settori che erano colpiti da tariffe significative (mezzi di trasporto e agricoltura) ad oggi risultano essere stati i principali beneficiari dagli sgravi tariffari introdotti dal CETA.

Secondo le stime ICE (Istituto Commercio Estero) tra i settori produttivi che beneficiano dei maggiori risultati si trova in primo luogo la meccanica (rimozione totale dei dazi) e che costituisce circa il 28% dell’import canadese dall’Italia. Per abbigliamento e agroalimentare, settori di cui l’Italia rappresenta il primo fornitore Ue verso il Canada, il CETA garantisce buone prospettive di crescita grazie alla quasi totale eliminazione di dazi che in alcuni casi superavano il 10% (ad esempio calzature 11,9% e acque minerali 11%). Nei casi in cui siano previsti contingentamenti, come nel comparto lattiero-caseario, questi riguarderanno lotti più ampi. Grazie al CETA, infatti, per la prima volta il Canada ha accettato il riconoscimento di 143 IGP europee, di cui 41 italiane; le Dop e Igp incluse nella lista dell’accordo fanno più del 90% dell’export italiano globale di prodotti tipici alimentari. Il CETA si pone come un notevole passo in avanti per promuovere e tutelare la tipicità italiana e per contrastare l’Italian sounding. Le esportazioni agroalimentari italiane in Canada sono aumentate del 15%, raggiungendo i 581,6 miliardi di dollari canadesi, con un aumento in valore del 18% per la frutta, del 19% per i formaggi, del 52% per il prosciutto crudo e dell’11% per il vino. Ma l’Italia non esporta solo cibo: l’export italiano (da ottobre 2017 a maggio 2018) ha registrato un buon +8,2% per i prodotti della chimica, + 7,2% per la farmaceutica e oltre 15% per prodotti gomma e plastica.

Come fatto per il Canada, anche con il Giappone l’Europa ha portato a termine un accordo commerciale. Il Giappone è il secondo mercato dell’UE in Asia dopo la Cina, la quarta economia a livello mondiale, con i suoi 127 milioni di abitanti. Le imprese europee esportano in Giappone beni per oltre 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi di euro. Appare evidente che le possibilità per le imprese di esportare ancora di più sono concrete, oltre che potenzialmente enormi. Tuttavia, e fino all’entrata in vigore dell’Accordo, le imprese europee hanno dovuto fare i conti con numerosi ostacoli agli scambi quando si trovavano a esportare verso il Giappone, ad esempio dazi elevati o procedure e/o norme commerciali diverse da quelle internazionali, il che ha reso difficile per loro competere. Il JEPA intende eliminare gli ostacoli superflui alle importazioni europee, in modo che le imprese dell’UE possano esportare di più ed essere più attrattive.

Dall’entrata in vigore dell’accordo (inizio 2019) la liberalizzazione ha riguardato il 96% delle linee tariffarie, pari al 75% delle importazioni dalla Ue; l’eliminazione totale dei dazi avverrà entro un periodo di 15 anni.

L’agroalimentare è tra i settori che beneficeranno maggiormente dell’accordo grazie a un’abolizione immediata dei dazi sull’85% delle linee tariffarie. Elevati vantaggi per vini e alcolici: in questo settore i dazi, attualmente al 15%, sono rimossi all’entrata in vigore dell’accordo. Come per il CETA, anche con il JEPA, inoltre, sono state riconosciute 18 indicazioni agroalimentari italiane e 26 IGT per le bevande.
Il settore moda, e in particolare le calzature, vedranno le tariffe scendere dal 36,9% al 21% immediatamente fino all’eliminazione, nell’arco di dieci anni.
Vantaggi si prefigurano anche per la chimica-farmaceutica e per il settore dei mezzi di trasporto.

L’Unione Europea, il Canada e il Giappone hanno insieme intenzione di delineare norme commerciali globali in linea con i loro standard elevati e con la condivisione di valori comuni, ma soprattutto perseguono l’obiettivo univoco di inviare un segnale forte alla comunità internazionale per sottolineare che le principali economie mondiali rifiutano il protezionismo e lo combattono.
L’Unione Europea deve puntare sui trattati bilaterali per contrastare la minaccia dei dazi USA e la crisi del multilateralismo. Altri accordi sono in corso di approvazione o da poco entrati in vigore (Australia, Messico, Singapore, Vietnam e Paesi Mercosur). Nel complesso, i nuovi accordi potrebbero riguardare il 14% dell’export italiano extra-EU.

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