Agroalimentare, leva di sviluppo

MOZZARELLA WEBNon solo record negativi ma anche eccellenze per la Campania. Con 370 prodotti agroalimentari tradizionali, pari al 8% totale dell’Italia, la regione si posiziona al primo posto nella classifica dei paesi meridionali e al quarto in quella nazionale

 

“Un Sud che innova e produce. La filiera agroalimentare” è l’ultimo lavoro, presentato il 26 giugno 2013 presso il Banco di Napoli, svolto dal Centro Studi Srm sul settore con l’obiettivo di delineare il suo possibile contributo allo sviluppo economico del territorio, mediante un’analisi attenta di quelli che sono i principali fattori di competitività, partendo dallo scenario competitivo attuale ed evidenziando i punti di forza e le debolezze, soprattutto in riferimento al Mezzogiorno.

Il settore agroalimentare italiano si presenta ricco di opportunità ed economicamente significativo; l’Agricoltura presenta un valore aggiunto di 28,1mld di euro pari al 2% della ricchezza complessiva ma che interagendo con tutti i settori ad essa collegati – industria alimentare, distribuzione, servizi e quindi l’indotto – raggiunge un valore complessivo di 267 miliardi di euro pari al 17% del PIL, in crescita di oltre il 10%, a partire dagli anni ’90.

Circa il 20% della filiera (53,8 mld) è da attribuire alla produzione agroindustriale (agricoltura e industria alimentare) che presenta un valore riconosciuto nel mondo per l’elevata qualità della materia prima e la capacità di trasformarla in prodotti di eccellenza.

Dal punto di vista geografico, una fetta consistente della ricchezza agroindustriale (agricoltura e industria alimentare), circa il 30%, è rappresentata dal Mezzogiorno che vanta una importante tradizione nel settore: l’ortofrutta, il lattiero-caseario, il comparto del vino, quello dell’olio e quello della carne rappresentano i settori più importanti nel meridione.

Diverse sono le regioni del Sud che apportano un contributo rilevante alla produzione agroalimentare nazionale e la Campania è sicuramente una di queste.

La Campania, con 370 prodotti agroalimentari tradizionali, pari al 8% totale dell’Italia, si posiziona al primo posto nella classifica dei paesi meridionali e al quarto in quella nazionale. I prodotti agroalimentari DOP e IGP certificati sono 21 (252 è il dato nazionale), mentre i vini Dop campani sono 19 (403 in Italia), di cui 15 Doc (in Italia sono 330) e 4 Docg (in Italia sono 73). Le Igt, ossia le indicazioni geografiche protette, sono 10 (in Italia sono 118).

Il valore aggiunto del settore agroalimentare della regione è di oltre 3,61 miliardi di euro, fattore che fa posizionare la Campania al sesto posto nella classifica nazionale e al secondo in quella del Mezzogiorno. In particolare conta 2,3 miliardi di euro di Valore Aggiunto agricolo (pari al 20,7% del Mezzogiorno e 2,7% del Valore Aggiunto totale della regione) e 1,3 miliardi di euro di Valore Aggiunto Alimentare (pari al 28,4% del Mezzogiorno ed all’1,6% del Valore Aggiunto totale della regione).

Le imprese agricole attive in Campania sono (al 2012) 66.906 e rappresentano il 18,5% delle imprese agricole del meridione e l’8,3% del totale nazionale. Le imprese attive nel settore alimentare sono invece 7.164 pari al 25,3% delle imprese del Mezzogiorno e al 12% delle aziende alimentari italiane. Per entrambi i comparti, il peso delle imprese di capitale è maggiore della media meridionale e nazionale.

Passando al commercio estero, esiste per la Campania una dipendenza dall’estero per le materie prime (saldo commerciale negativo di -482,5 milioni di euro nel 2012) ma un rapporto più che positivo per ciò che riguarda i prodotti trasformati: saldo di 891,7 milioni di euro. In particolare, le esportazioni alimentari rappresentano il 169,9% delle importazioni alimentari (migliore sia della media nazionale 95,7% che del Mezzogiorno pari a 123,6%), nonostante si registri un -5,2% sugli export dell’anno precedente (-3,5% per il Mezzogiorno e -0,9% per l’Italia) e pesano sull’agroalimentare l’ 85,7% contro il 71,9% del Mezzogiorno e l’81,9% dell’Italia.

Il settore Alimentare in Campania riveste quindi un ruolo centrale, il cui peso sulle esportazioni totali della regione è del 23,1%, quattro volte il dato nazionale (6,7%) e il triplo della media meridionale (8,8%). Rilevante è anche il peso sul valore aggiunto alimentare, 152% pari al doppio del contributo rispetto al meridione (76,4%) e superando di oltre 60 punti percentuali il dato italiano (90,7%).
I principali prodotti per l’export in Campania sono Frutta e ortaggi che rappresentano il 54% delle esportazioni campane (-1% rispetto al 2009) seguiti dai prodotti da forno e farinacei che pesano per il 19% (+8% nel periodo 2009/2012) e dalle esportazioni di prodotti delle industrie lattiero-casearie che pesano per il 9% (+8% nel periodo 2009/2012).

Nonostante la qualità e l’importanza della produzione agroalimentare si riscontra in Campana e in generale nel Mezzogiorno un minor peso competitivo ricondotto all’amplificarsi, in quest’area del paese, delle problematiche specifiche dell’Italia: polverizzazione del sistema produttivo, bassa propensione all’internazionalizzazione e all’innovazione e da una scarsa efficacia delle certificazioni.
Si evidenzia inoltre un divario rispetto al resto d’Italia nella capacità delle imprese di mettersi a sistema per aumentare la propria visibilità e il proprio potere contrattuale rispetto alla distribuzione italiana ed estera.

In un contesto sempre più globalizzato, il Mezzogiorno deve porre le basi per un rafforzamento del proprio vantaggio competitivo puntando sulle propri vocazioni tradizionali e non, coniugandole con le tecnologie più avanzate, anche in riferimento ai processi logistici e soprattutto sulla loro capacità di attivare sviluppo anche negli altri settori. Infine, occorre sfruttare la leva dell’export che nell’attuale contesto è diventata driver fondamentale di sviluppo economico.

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