ADEMPIMENTO COLLABORATIVO E TCF OPZIONALE: una nuova sfida per le imprese di medie dimensioni

Dotarsi di un sistema strutturato di gestione del rischio tributario significa investire nella stabilità e nella competitività dell’azienda

 

L’adempimento collaborativo con l’Agenzia delle Entrate è istituto sempre più diffuso e applicato dalle imprese. L’incremento delle adesioni registrato negli ultimi mesi conferma il progressivo consolidamento dell’istituto nel sistema tributario. L’abbassamento graduale delle soglie dimensionali, che porterà dal 2028 a includere le imprese con ricavi non inferiori a 100 milioni di euro, amplia sensibilmente la platea potenziale dei contribuenti interessati. A ciò si aggiunge il completamento del quadro attuativo del regime opzionale per le imprese che non raggiungono le soglie ordinarie con l’adozione del modello e delle regole operative per l’esercizio dell’opzione. Il fulcro del sistema è il Tax Control Framework (TFC), inteso come insieme strutturato di presìdi organizzativi e procedure idonei a identificare, misurare, gestire e monitorare il rischio fiscale. Non si tratta di un adempimento formale, ma di un vero e proprio modello di governance che consente un dialogo preventivo e trasparente con l’Amministrazione finanziaria, con effetti rilevanti in termini di certezza del diritto e riduzione del rischio sanzionatorio. La possibilità di adottare un TCF su base volontaria anche prima del raggiungimento delle soglie dimensionali rappresenta un passaggio strategico, perché consente alle imprese di strutturare progressivamente il proprio sistema di controllo fiscale.

Il regime opzionale per i soggetti minori richiede la trasmissione telematica di un modello specifico all’unità organizzativa competente presso la Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale, corredato da un articolato set documentale che comprende, tra l’altro, la strategia fiscale approvata dagli organi societari, la mappa dei processi aziendali, la mappa dei rischi fiscali e la certificazione del TCF, rilasciata da professionisti abilitati, annoverabili nelle categorie dei commercialisti e degli avvocati, per quest’ultimi prevalentemente quelli specializzati in diritto tributario.

L’Agenzia verifica la sussistenza dei requisiti entro 120 giorni dalla ricezione, con possibilità di richiedere integrazioni documentali. Un elemento di particolare rilievo operativo riguarda la gestione degli interpelli, che nel regime opzionale sono presentati agli uffici territoriali competenti, con la conseguente necessità di un attento coordinamento interno.

Per le imprese di medie dimensioni la questione centrale è la sostenibilità organizzativa del percorso. L’implementazione di un TCF comporta un investimento significativo in termini di revisione dei processi amministrativi, formalizzazione delle procedure fiscali, formazione delle risorse interne e certificazione da parte di professionisti indipendenti, qualificati e abilitati a tanto (avvocati tributaristi e commercialisti). In assenza di un adeguato approccio proporzionato alla dimensione aziendale, il rischio è che l’istituto venga percepito come eccessivamente oneroso.

In questa prospettiva, appare auspicabile un modello di progressiva implementazione del TCF, calibrato sulla complessità e sulla struttura dell’impresa, che consenta di integrare gradualmente i presìdi fiscali nei sistemi di controllo interno già esistenti. L’adempimento collaborativo non dovrebbe essere interpretato come un traguardo riservato ai grandi gruppi, ma come un’opportunità di rafforzamento organizzativo e reputazionale per una platea più ampia di imprese. In un contesto in cui la trasparenza fiscale assume rilievo crescente anche nei rapporti con istituti finanziari, investitori e partner commerciali, dotarsi di un sistema strutturato di gestione del rischio tributario significa investire nella stabilità e nella competitività dell’azienda.