Sempre più imprese finiscono nella “rete”

rete webAttualmente sono 820 i contratti sottoscritti e già attivi che coinvolgono 4300 imprese dislocate su tutto il territorio nazionale, di cui il 76% afferenti alla tipologia uniregionale e il restante 24% a quella multiregionale

 

Una intera mattinata dedicata agli imprenditori che intendono cogliere le opportunità dell’aggregazione in Rete per fare innovazione ed essere più competitivi sul mercato quella svoltasi in Confindustria Salerno il 2 luglio scorso, organizzato in collaborazione con Sistemi Formativi Confindustria, RetImpresa e Fondimpresa.

Nel corso dell’incontro, animato dalle testimonianze aziendali di tre casi concreti di contratto di rete d’impresa nel settore agroalimentare, efficacemente raccontati da Aldo Savarese, Referente Rete Packaging Sostenibile 100% Campania; da Debora Franceschini, Responsabile Rete Mondo Bio e da Paolo Mastrantoni, Referente Rete Agroindustria Pontina – sono state dispensate utili indicazioni circa le metodologie e le azioni che possono agevolare e accompagnare i processi di networking, oltre a nozioni di natura legale circa il contratto di rete e sulla normativa che lo regola sapientemente esposti dall’avvocato Eva Bredariol

A fornire tutti gli aggiornamenti sullo strumento della rete, attivo anche normativamente dal 2010, è stato il Direttore di RetImpresa – l’Agenzia confederale di Confindustria che si interessa di monitorare, sostenere e promuovere questi nuovi modelli di aggregazione – Fulvio D’Alvia che ha ricordato, come specie in ragione della crisi economica imperante, si sia imposta la necessità per le imprese di crescere anche dimensionalmente, di aggregarsi, senza per questo perdere in autonomia e acquisendo, anzi, maggiore forza contrattuale nei confronti di terzi soggetti quali ad esempio, banche, fornitori, committenti. 

L’aggregazione in rete infatti permette alle aziende di “mettersi insieme” esclusivamente su alcuni programmi o progetti, restando al tempo stesso totalmente indipendenti su altri, superando il localismo tipico dei distretti e puntando a un miglioramento complessivo delle performance in diversi ambiti quali – ad esempio – l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, la qualità, l’internazionalizzazione.

È proprio per meglio riuscire in quest’ultimo obiettivo – per perseguire cioè un’internazionalizzazione di successo – che le imprese possono scegliere lo strumento della rete per raggiungere quei mercati che da sole sarebbe più complicato affrontare.

Qualche dato numerico per rendere l’idea del diffondersi dello strumento che negli ultimi anni ha virato decisamente verso l’alto: attualmente sono 820 i contratti sottoscritti e già attivi che coinvolgono 4300 imprese dislocate su tutto il territorio nazionale, di cui il 76% afferenti alla tipologia uniregionale e il restante 24% a quella multiregionale.

L’auspicio è pertanto che imprenditori lungimiranti si riorganizzino in tal senso, investendo su di un progetto che, se ben pianificato, può dare ottime prospettive di riuscita.

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