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Diverse volte, in questa rubrica, si è avuto modo di trattare tematiche connesse
alle opportunità (economiche e strategiche) comunitarie relative alle PMI, con particolare riguardo agli aspetti dello sviluppo e dell'innovazione tecnologica, fattori necessari per incrementare
il livello di competitività delle imprese europee rispetto ai processi di globalizzazione che stanno interessando il mercato internazionale di beni e servizi. La complessità e la eterogeneità
dei temi trattati, unitamente alla necessità di assicurare un'informazione che risultasse adeguata ai diversi settori in cui operano le aziende e i soggetti che accedono ai contenuti di questo
magazine, hanno reso difficile, a volte, procedere al dovuto livello di approfondimento; la speranza, comunque, è che, considerando la completezza dei dati forniti, da un lato, nonché la
possibilità di contattare direttamente chi scrive o gli uffici della Commissione europea (a tale scopo la redazione ha sempre indicato i relativi indirizzi di posta elettronica), dall'altro, il
servizio sia risultato di utilità e di interesse per le differenti categorie di lettori. In chiusura di anno, sembra opportuno "tirare le somme" relativamente al quadro generale in cui operano
le PMI europee che, almeno per quanto riguarda quelle situate nel territorio della Regione Campania, risultano essere le naturali destinatarie delle informazioni fornite da questa rubrica nei
mesi trascorsi. Uno strumento idoneo ad assicurare la diffusione di notizie certe risulta essere l'Osservatorio delle PMI europee, istituito presso la DG Imprese, che ha recentemente pubblicato
la relazione annuale relativa al "quadro generale di sviluppo delle PMI"; di questa si fornisce, di seguito, una sintesi degli aspetti ritenuti di maggiore interesse e si coglie l'occasione per
formulare a tutti i lettori un sincero augurio di buon Natale e felice anno nuovo.
PMI ed economia europea.
Si contano 20,5 milioni di imprese nell'Area Economica Europea - EEA (inclusa la Svizzera), che offrono impiego a 122 milioni di persone. Circa il 93% di queste sono microimprese (da 0 a 9
lavoratori), il 6% sono piccole (da 10 a 49 addetti), meno dell'1% sono medie aziende (da 50 a 249) e soltanto lo 0.2% sono grandi imprese (più di 250 persone lavoratori). Di tutte queste
imprese, circa 20 milioni sono collocate all'interno dell'Unione Europea. La distribuzione delle classi secondo la dimensione e l'occupazione si differenzia, tuttavia, tra i diversi paesi
europei (ad esempio, la quota di microimprese è del 48% in Italia, e non meno del 57% in Grecia). Di media, un'impresa europea (anche includendo le grandi) offre occupazione a 6 persone, contro
i 10 lavoratori assunti in media da una impresa giapponese e i 19 di una americana; ne consegue che in Giappone le PMI danno lavoro al 33% della totale occupazione, nel USA il 46%, mentre le PMI
nell'UE fanno fronte al 66% della totale occupazione. Una delle principali cause di tale differenza può essere ricercata nelle peculiarità della struttura economica dei diversi territori; in
particolare, la presenza di un rilevante mercato domestico nel quale la diversità culturale è molto meno accentuata che in Europa, unitamente ad un diverso regime di diritto societario, in
Giappone e negli USA agevola la concentrazione di capitali e, dunque, lo sviluppo di imprese di grandi dimensioni.
Una ricerca effettuata dal Network Europeo per la Ricerca sulle PMI (NERP) rivela che appena più della metà delle PMI si impegnano nell'individuazione di strategie di sviluppo (29%),
nell'aumento degli utili (9%), nell'innovazione (7%) e nell'ottimizzazione della qualità di processo e/o di prodotto (7%).
Le rimanenti imprese si preoccupano della possibilità di continuare ad operare (20%) oppure puntano al consolidamento delle attività (21%).
Profili dell'imprenditore europeo.
I processi di creazione di impresa e le probabilità di sopravvivenza oltre la fase dello start-up dipendono dal 'profilo' dell'imprenditore. L'età media dei nuovi industriali è di circa 35 anni;
ciò
dimostra che la decisione di avviare una attività imprenditoriale è frequentemente assunta alcuni anni dopo il compimento della formazione universitaria e post-laurea, e non prima di avere
acquisito il necessario know-how operando nel settore di interesse in ruoli più o meno secondari. Gli imprenditori nel settore dei servizi (specialmente servizi alle imprese e nell'alta
tecnologia) hanno raggiunto un livello di istruzione più elevato rispetto a quelli del comparto manifatturiero; ancora domina un livello di istruzione più basso nelle costruzioni, trasporti e
nel settore alberghiero, ristorazione e catering. In generale, i nuovi imprenditori continuano ad operare nel medesimo settore che li vedeva impegnati prima di iniziare la propria impresa. Tutti
i Stati Membri offrono misure finanziarie di agevolazione per stimolare l'imprenditoria. Queste risultano di varia natura e consistono, da un lato, in provvedimenti relativi a prestiti e
sovvenzioni e, dall'altro, in provvedimenti di servizio e di supporto di tipo tecnico, legale, consulenziale, formativo e informativo. Con l'eccezione di casi specifici (principalmente legati ad
attività economiche connesse all'alta tecnologia e all'artigianato), le analisi rivelano che le sovvenzioni sono ancora una rilevante fonte di finanziamento esterno per l'avviamento di attività
imprenditoriali. I servizi di supporto generalmente vengono considerati di effetto positivo sulla creazione di nuove imprese. Tuttavia, l'impiego di questi servizi è, tra l'altro, determinato
dalle capacità degli imprenditori: più elevata è l'istruzione dei nuovi, più risulterà utile l'erogazione dei servizi di supporto.
L'imprenditorialità femminile.
Le donne rappresentano oltre il 29% degli imprenditori europei. Le imprese "rosa" sono principalmente attive nei settori commerciali e vendite e nei servizi personali (24% - 29%), mentre solo
una su dieci è presente nei settori trasporti e comunicazioni. Sono rilevabili, comunque, sostanziali differenze tra gli Stati Membri. In Francia, Belgio, Finlandia, nel Lussemburgo, nei Paesi
Bassi, e in Svizzera oltre un quarto delle PMI hanno donne come imprenditrici, mentre in Grecia, in Austria, nel Regno Unito e in Danimarca il numero di imprese femminili è piuttosto basso
(14-16%). In linea generale, è stato riscontrato che le attività femminili risultano maggiormente focalizzate sulle azioni rivolte allo sviluppo di impresa rispetto a quelle maschili.
PMI ed Istituti di credito.
Il rapporto con le banche è di vitale importanza per le PMI. La maggior parte di esse (65%) si è dichiarata soddisfatta dei servizi bancari ricevuti dagli Istituti di credito. Di tutte le PMI
che necessitavano di un prestito negli ultimi tre anni, quasi tutte (84%) hanno ottenuto quanto richiesto.
Circa il 40% delle PMI non avevano bisogno di prestiti negli ultimi tre anni. All'incirca il 12% ha affermato di non aver ottenuto il prestito di cui necessitavano; i principali motivi che hanno
portato le banche a rifiutare la concessione di prestiti sono i seguenti:
- le imprese non erano in grado di fornire garanzie sufficienti; ciò è particolarmente vero per le micro e le piccole imprese (23%);
- la banca ha espresso insoddisfazione della performance commerciale dell'impresa (7%);
- l'istituto di credito ha espresso insoddisfazione rispetto all'informazione fornita dall'impresa (5%).
Per una descrizione delle attività della DG imprese, visitare il web-site della Commissione Europea:
http://europa.eu.int/comm/dgs/enterprise
Per ulteriori informazioni sull'Osservatorio delle PMI europee, consultare il sito:
http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/analysis/observatory.htm.
Il sito contiene anche informazioni sulle relazioni precedenti dell'Osservatorio.
L’argomento trattato verrà ulteriormente approfondito nel corso del prossimo numero di Costozero gennaio-febbraio 2004. torna su |