EPIDEMIOLOGIA AMBIENTALE
QUALI FRONTIERE?
Fra un mese il workshop per l’emergenza organizzato dall’ARPAC
di Roberto Napoli Direttore Dipartimento Salerno - ARPAC - arpac-salerno@libero.it
 

I radicali mutamenti dei modelli sociali e produttivi hanno determinato nuovi scenari di lavoro per gli operatori che si interessano alla prevenzione e alla promozione dell'ambiente e della salute. Tale cambiamento è motivato anche dal crescente livello di consapevolezza e attenzione nella società civile e nelle istituzioni, nazionali e internazionali, verso i fattori ambientali quali cause di malattia, ovvero verso una gestione istituzionale dell'"environmental health", così come indicato dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). La valutazione delle ricadute del rischio ambientale sulla salute umana è un fattore indispensabile per poter definire gli obiettivi di prevenzione e controllo. In questo ambito, l'Epidemiologia Ambientale gioca un ruolo importante, all'interno delle Agenzie per l'Ambiente. Diverse sono, infatti, le ragioni che ne giustificano la sua posizione, più o meno importante, "intorno" alla prevenzione dei rischi ambientali. Una prima giustificazione riguarda i contenuti dell'epidemiologia, cioè la salute umana. La valutazione delle ricadute del rischio ambientale sul benessere degli uomini costituisce un criterio irrinunciabile per definire i confini degli obiettivi di prevenzione e controllo della cultura ambientale; in assenza di questo limite, in molti casi non si disporrebbe di una linea di comportamento di fermata, rispetto alla quale poter giudicare l'accettabilità di un problema ambientale. Una seconda motivazione è metodologica. Il metodo epidemiologico rappresenta una forma consolidata di disciplina dell'osservazione scientifica che si applica alle popolazioni di individui. Infine, una terza ragione riguarda la consuetudine fortemente interdisciplinare che caratterizza il lavoro dell'epidemiologia, che in campo ambientale raggiunge la sua più alta espressione. La collaborazione con le discipline chimiche e fisiche per misurare correttamente le esposizioni, o con quelle biologiche per calcolare effetti precoci, o, ancora, quella con le discipline sociali e psicologiche per ricercare aspetti della salute definibili solo in chiave soggettiva, o quella con le scienze matematiche e informatiche per assicurare un efficiente trattamento dei dati, sono tutte validi esempi di un patrimonio di cultura e di una rete di efficaci e positive interrelazioni. Nonostante le leggi e gli accordi internazionali (articolo 152 Trattato UE; III Conferenza interministeriale; London 1999; VI Programma d'Azione Europa) e nazionali (articolo 7 quinqueis D.Lgs. n.229/99 di riforma del Sistema Sanitario Nazionale; P.S.N. 1998/2000, 2000/2002, 2002/2004, 2003/2005) abbiano più volte sancito la necessità di una valutazione integrata di ambiente e salute, nella nostra realtà si registra ancora l'assenza di una messa a regime sul territorio di un sistema istituzionale che consenta un'ordinaria analisi del rischio d'impatto sulla salute derivanti da attività antropiche e gestionali del territorio. In sintesi, sono condivisi obiettivi derivanti dalla necessità di una gestione articolata della tutela della salute da fattori ambientali, ma la loro realizzazione, ovvero la concretizzazione di strumenti operativi idonei è, tuttora, fortemente penalizzata da una disattenzione istituzionale che non consente una sinergia efficace e ordinaria tra gli operatori sanitari e quelli ambientali. Tale impegno istituzionale altro non è che il recepimento delle norme previste dal D.Lgs. n.502/92, successivamente modificato dal D.Lgs. n.229/99. In quest'ultimo, l'articolo 7 quinquies in tema di «coordinamento con le agenzie regionali per l'ambiente» individua la necessità di coordinamento e di integrazione per la tutela della salute e dell'ambiente tra le istituzioni centrali, attraverso l'individuazione di «settori di azione congiunta e i relativi programmi operativi» prevedendo, inoltre, a livello regionale «la stipulazione di accordi di programma e convenzioni tra le Unità Sanitarie Locali, le Aziende Ospedaliere, e le Agenzie regionali per la protezione ambientale e per la tutela della popolazione dal rischio, con particolare riguardo alle attività di sorveglianza epidemiologica e di comunicazione del rischio». Come sancito dal P.S.N. 2003/2005 articolo 4, sono in molti casi ben accertate le interazioni fra i fattori di rischio ambientali e la salute, anche se la ricerca delle possibili soluzioni resta talvolta problematica, in maniera particolare per le complesse implicazioni socio-economiche sottostanti. In questo settore importanti benefici sono prevedibili attraverso l'efficace collaborazione fra i comparti che, a livello nazionale e territoriale, sono responsabili per la salute o per l'ambiente. Uno dei principali argomenti di discussione scientifica è la gestione degli effetti sanitari e ambientali, acuti e cronici, dovuti alla pericolosità delle sostanze chimiche. Su questo tema nel 1972 nella conferenza delle Nazioni Unite di Stoccolma, alcuni organismi internazionali quali WHO, ILO e UNEP incominciarono a confrontarsi e, successivamente nel 1980, stipularono un accordo e crearono l'IPCS (International Programme on Chemical Safety), definendone scopi e obiettivi. Nell'ambito di questo programma e con la collaborazione della Commissione della Comunità Europea è stata costruita una banca dati denominata ICSC. Tale progetto prevede la compilazione e la divulgazione di schede delle sostanze chimiche usate nell'ambiente di vita e di lavoro. L'elaborazione delle singole schede avviene attraverso un processo di ricerca di informazioni sulle caratteristiche chimico-fisiche, sulle evidenze tossicologiche sia umane che ambientali, sul corretto uso dei mezzi necessari per la prevenzione/gestione dei rischi connessi. La scheda compilata sarà sottoposta alla validazione del gruppo di esperti internazionali in occasioni di meeting semestrali (IPCS-Peer review) a cui prendono parte tutti gli enti compilatori. L'Area di Epidemiologia Ambientale di ARPA Emilia Romagna partecipa dal 1999 al progetto ICSC contribuendo attivamente all'implementazione del database con la compilazione periodica di schede. Il coordinamento di Arpa Emilia Romagna e la proposta al GEA (Gruppo Epidemiologia Ambientale) di formare un gruppo di lavoro con lo scopo di effettuare la traduzione del database in italiano, ha permesso di presentare la prima versione nell'ottobre 2002 ad Abano Terme. La versione italiana è stata autorizzata e validata dall'IPCS e sarà a breve disponibile sul sito Internet. Il Settore di Epidemiologia Ambientale e Prevenzione del Dipartimento di Salerno collabora con il gruppo di lavoro GEA/ICSC, al quale avevano in precedenza aderito le Agenzie delle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto. Con la partecipazione degli esperti italiani del GdL, sarà organizzato a cura di ARPAC Direzione Generale e Dipartimento di Salerno, nel gennaio 2004 a Napoli un workshop, rivolto a tutti gli operatori del settore e alle Istituzioni coinvolte nelle situazioni di emergenza.
In conclusione, l'obiettivo di questa iniziativa è di fornire uno strumento di facile consultazione, con informazioni sintetiche e utili per affrontare emergenze sanitarie e ambientali, con dati controllati e in secondo luogo di favorire un'integrazione sempre più precisa, puntuale e concreta tra ARPA e Sistema Sanitario Nazionale nel campo della prevenzione ambientale e sanitaria.

Per informazioni contattare:
epidemiologia_sa@libero.it
Responsabile del Settore: dottoressa Agnese Andriuolo. T.P.A.L. P.Lambiase
 

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