La mediazione italiana alla prova dei dati

In Italia il ricorso a questa procedura alternativa è sei volte superiore al resto d’Europa ma c’è ancora tanta strada da fare per migliorare l’intero sistema della giustizia civile

La pubblicazione dei dati statistici annuali elaborati dal Ministero della Giustizia sulla mediazione delle liti civili e commerciali costituisce inevitabilmente un momento di riflessione sul percorso compiuto e su quello che resta da compiere.
Tuttavia, a distanza di otto anni dall’entrata in vigore della normativa di riferimento e ormai trascorsi anche oltre quattro anni dalla riforma che ne ha segnato l’obbligatorietà preventiva in talune materie affidando altresì ai giudici la possibilità di avviare alla mediazione le liti già pendenti, la prima indicazione emerge da un osservatorio esterno: il ricorso alla procedura di mediazione in Italia è sei volte superiore al resto d’Europa.

Non è possibile quindi leggere i dati statistici italiani senza tener conto dello straordinario rilievo che gli stessi assumono nel contesto europeo e internazionale, costituendo evidentemente una best practice che, pur tra luci e ombre, sta segnando un percorso evolutivo di rilievo transnazionale.
E tale dato si evince dalla risoluzione approvata il 12 settembre 2017 dal Parlamento europeo che, in sede di analisi dell’impatto della direttiva 2008/52/CE (sulla mediazione civile e commerciale), ha focalizzato l’attenzione su una serie di aspetti positivi e di criticità nella diversificata attuazione da parte degli Stati membri.

In particolare, uno degli aspetti critici segnalati attiene proprio alla difficoltà di ottenere dati statistici globali sulla mediazione, inclusi il numero di casi mediati, la durata media e le percentuali di successo delle procedure. Invero, come opportunamente osserva il Parlamento europeo «in assenza di una banca dati affidabile, è molto difficile promuovere ulteriormente la mediazione e accrescere la fiducia dei cittadini nella sua efficacia».

Se si considera che la normativa italiana prevede il rilevamento statistico trimestrale con obblighi di comunicazione per gli organismi di mediazione e l’elaborazione è affidata alla Direzione generale di statistica del Ministero della Giustizia, si coglie l’importanza che tali dati assumono non soltanto nel contesto nazionale, divenendo un indicatore di interesse internazionale.
Per cui appare evidente che l’Italia si distingue nell’Unione europea non soltanto per aver avviato il sistema più efficace di mediazione, ma anche per aver previsto l’attività di rilevamento ed elaborazione dei dati relativi al suo funzionamento.

Un primo dato di interesse attiene alle diverse modalità di accesso alla mediazione in quanto, se da un canto vi è l’obbligatorietà ex lege ovvero quella ex officio iudicis, dall’altro vi è quella concordata mediante clausola contrattuale o meramente facoltativa. A tal fine occorre però considerare che le materie per le quali è prevista la mediazione preventiva come condizione di procedibilità della domanda giudiziale costituiscono soltanto circa il 10% del contenzioso civile. Le materie indicate dalla legge sono le seguenti: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Ciò posto, nel 2017 circa il 77% delle procedure avviate proviene proprio dalla condizione di procedibilità nelle materie sopra indicate, oltre il 9% è costituito dalle mediazioni facoltative nelle quali la scelta di attivare la procedura è del tutto volontaria, soltanto lo 0,5% deriva dalle clausole di mediazioni inserite nei contratti, mentre oltre il 13% perviene dalle ordinanze di mediazione demandata dai giudici.Tali dati si riferiscono ad un numero di procedure avviate in leggera flessione (sono state circa 167mila, con una riduzione del 9% rispetto al 2016) registrandosi oltre 20mila accordi conciliativi (con una flessione dell’1% rispetto al 2016). Gli accordi si stipulano nel 43% dei casi in cui le parti sono presenti al tavolo negoziale superando la fase introduttiva e la durata media dei procedimenti si è attestata a 129 giorni (rispetto ai 115 giorni del 2016).

I dati mostrano quindi un sistema in via di stabilizzazione in quanto le oscillazioni nel corso degli ultimi anni sono del tutto fisiologiche. Ma si evidenziano anche le buone prassi che vanno diffondendosi e consolidandosi presso molti uffici giudiziari che hanno consentito un costante aumento negli anni delle mediazioni disposte dai tribunali e anche dalle corti di appello se si considera che, nel 2014, le mediazioni ordinate dai giudici costituivano soltanto il 5,6%.

Ciò che appare oltremodo significativo è che, sia pur per un numero limitato di materie del contenzioso, la deflazione delle sopravvenienze supera del doppio la media generale degli altri fattori. Non vi è dubbio alcuno che il percorso da compiere per migliorare la mediazione e l’intero sistema della giustizia civile sia ancora lungo e complesso, ma tanta strada è stata percorsa dal 2010, se si considera che in precedenza i dati dei sistemi compositivi erano privi di ogni rilevanza statistica. Gli spazi per migliorare la normativa e per implementare sistemi virtuosi per la soluzione delle liti civili e commerciali sono ancora ampi e l’esperienza acquista costituisce un importante bagaglio da valorizzare nelle scelte che occorrerà compiere per creare un sistema sempre più efficace e rapido, semplice ed economico, equilibrato e sostenibile.

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