La Certosa di San Lorenzo a Padula, necessari restauri per migliorarne la fruizione

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Certosa di Padula XVI secolo - 1723Il MiBACT ha inserito il sito monumentale fra gli inter venti finanziati con il PON Cultura e Sviluppo. Progettato dalla Soprintendenza e patrocinato dal Polo Museale Regionale della Campania, il restauro contribuirà a rafforzare il ruolo dell’abbazia nel panorama culturale del Vallo di Diano e dell’intero territorio della provincia di Salerno

 

La Certosa di San Lorenzo in Padula è da tutti riconosciuta come il monumento più rappresentativo della provincia di Salerno. Il sito fa oggi parte del Polo Museale Regionale della Campania. Nel 1982 fu affidato alla Soprintendenza per i B.A.A.A.S. di SA e AV e, grazie agli interventi di restauro e conservazione condotti negli anni, è divenuto uno dei siti maggiormente attrattivi della Campania.

 

Dal 1998 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Gli ultimi interventi di restauro risalgono ad alcuni decenni fa, per cui al momento la Certosa presenta alcune criticità, prima fra tutte la cattiva tenuta dei tetti e della trabeazione lapidea del Chiostro Grande con vari episodi di espulsione di frammenti lapidei. Ciò ha richiesto il transennamento dello stesso Chiostro Grande che, quindi, è stato limitato nella fruizione. Dai rilievi effettuati in loco si ritiene opportuno procedere al restauro dello Scalone Monumentale in quanto lo stesso presenta danni dovuti alla frequentazione di volatili i cui escrementi provocano seri danni ai materiali lapidei. Oltre al restauro del pavimento del coro della Chiesa e della pavimentazione in battuto della sagrestia, si ritiene necessario il restauro degli infissi lignei della facciata principale e l’adeguamento degli impianti di sicurezza in tutto il complesso monumentale.

 

Al fine di incrementare gli spazi fruibili, è fondamentale, inoltre, ripristinare il percorso ingresso – anticantina – cantina – cucina. Nonostante gli alti livelli di frequentazione rilevati negli ultimi anni, la Certosa di San Lorenzo presenta problemi relativi alla sua completa fruizione. Ciò è determinato dalla continua riduzione degli addetti alla vigilanza e all’assenza nel complesso monumentale di attività tese al miglioramento della fruizione, come ad esempio la presenza di aule didattiche multimediali, o di spazi destinati all’infanzia, che possono contribuire a migliorare la conoscenza del sito da parte non solo dei visitatori, ma anche dei navigatori in internet (portale web, predisposizione di file multimediali, ecc.).

 

Per adeguare il monumento agli standard di fruizione è previsto il completamento del piano per il superamento delle barriere architettoniche che, al momento, non è assicurato in tutti gli spazi della Certosa. Le criticità fin qui evidenziate, se colmate, possono contribuire al miglioramento degli standard di fruizione della Certosa di San Lorenzo in Padula in termini culturali e di incremento del numero di visitatori. Per tale motivo il MiBACT ha inserito la Certosa di San Lorenzo fra gli interventi finanziati con il PON Cultura e Sviluppo. L’intervento, progettato dalla Soprintendenza e patrocinato dal Polo Museale Regionale della Campania, contribuirà a rafforzare il ruolo della Certosa di San Lorenzo nel panorama culturale del Vallo di Diano così come era ai tempi del suo massimo splendore. Fra gli spazi preclusi alla fruizione vi è la passeggiata coperta dei monaci nella quale sono, allo stato, allestite due esposizioni di un certo rilievo quali La Certosa Ritrovata (esposizione di beni ed elementi afferenti momenti diversi della vita nella Certosa) e Dov’è la Patria Nostra (che tratta l’argomento della Certosa di Padula utilizzata durante la Grande Guerra come campo di prigionia della c.d. Legione Cecoslovacca). Altri spazi notevoli da mettere senz’altro in fruizione sono le celle dei monaci; queste già dal 2002-2003 sono state allestite con installazioni di artisti contemporanei. Il progetto redatto nell’ambito del PON Cultura e Sviluppo prevede anche attività legate alla iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità sempre che si riesca a interagire con altri siti e ad attivare processi dinamici di valorizzazione di quegli elementi che furono alla base del riconoscimento dell’Eccezionale Valore Universale del sito.

 

É importante non trascurare ciò che si sta realizzando attualmente con altre fonti finanziarie e che tende alla realizzazione, fra l’altro, di una sorta di “vetrina del territorio” nella quale sarà possibile avere un quadro completo dell’intero territorio di riferimento della Certosa di Padula al fine di ri-costruire un modello di sviluppo sostenibile così come era nei momenti di massimo splendore della Certosa, quando cioè l’intero territorio di Padula viveva in stretta relazione con l’insediamento religioso. A quei tempi tutta l’attività del Vallo di Diano era relazionata alla presenza dei Certosini (sarti, calzolai, cuochi, lattai, contadini, ecc. tutti operavano in un ambito legato alla loro presenza).

 

Quanto fin qui esposto dimostra che studiare o intervenire su un monumento porta sempre nuove conoscenze della sua storia; per questo motivo la Soprintendenza aveva accolto di buon grado l’intervento proposto qualche anno fa dal Comune di Padula e teso al recupero del Viale di San Brunone e al recupero dell’antico piano di campagna circostante il monumento prima delle alluvioni che nel tempo, ne hanno modificato le quote. L’intervento ha avuto una valenza soprattutto archeologica atteso che, sia lungo il viale di San Brunone sia nella zona antistante l’ingresso, gli scavi archeologici hanno messo in luce, oltre che alcune strutture edilizie presenti lungo il viale di San Brunone, anche l’antico ponte lapideo che superava il torrente situato a poche decine di metri dall’ingresso della Certosa.

 

Il recupero del tracciato rende leggibili anche i “tentativi” dei monaci di preservare l’ingresso del monumento dalle esondazioni del corso d’acqua. L’elenco degli interventi qui ricordati troverà spazio in un piano di valorizzazione del monumento visto nella sua interezza (considerato che il monumento, oltre che di proprietà statale, è anche proprietà del Comune di Padula) che comporterà un ulteriore miglioramento dei rapporti istituzionali fra gli organi periferici del MiBACT e lo stesso Comune di Padula.

 

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