Key Enabling Technologies e R&S a supporto dello sviluppo: nuove agevolazioni dal Mise

Oltre 560 milioni di euro, suddivisi per aree geografiche di destinazione: 287,6 milioni per le regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), 100 milioni per quelle in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) e 175,1 milioni per le restanti

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico, nell’ottica di promuovere l’innovazione delle imprese sul territorio nazionale attraverso una destinazione di risorse finanziarie verso quei settori che meglio garantiscono la crescita in termini di prodotti e di processi produttivi, con un aumento della competitività, ha individuato precisi KETs, Key Enabling Technologies ovvero Tecnologie Abilitanti Fondamentali in settori di particolare interesse per le specializzazioni manifatturiere nel territorio nazionale.

I KETs sono fondamentali per lo sviluppo industriale del nostro Paese, individuabili nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie, fabbricazione e trasformazione avanzate e spazio.

Le tecnologie innanzi dette hanno sicuramente ricaduta nei settori applicativi della Strategia nazionale di specializzazione intelligente relativi a: “Fabbrica intelligente”, “Agrifood” e “Scienze della vita” e, pertanto, meritevoli dell’attenzione del Mise attraverso un nuovo intervento finalizzato ad ottenere agevolazioni in favore di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale (R&S) per un plafond complessivo di ben 560 milioni di euro.

“Fabbrica Intelligente” concerne i processi produttivi e la loro automazione, la gestione integrata della logistica di rete, tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali, sistemi di produzione evolutivi e adattivi, la meccatronica, la robotica, le tecnologie di informazione e comunicazione volte a virtualizzare i processi produttivi e di trasformazione.

Agrifood, invece, riguarda soluzioni tecnologiche per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione e di quella sostenibile, la produzione, conservazione, tracciabilità e qualità degli alimenti, il tutto riconducibile all’agricoltura e settori annessi. Interessa infatti anche l’industria del legno, quella meccano-alimentare, il packaging e, per finire, l’industria di trasformazione alimenti e bevande, la nutraceutica, la nutri-genomica.

Il settore Scienze della Vita comprende, infine, tutte quelle discipline che studiano gli organismi viventi, dall’uomo agli animali alle piante, biotecnologie, bioinformatica e sviluppo farmaceutico, medicina rigenerativa, diagnostica avanzata.

Il Mise ha previsto uno stanziamento fondi diverso a seconda delle aree geografiche. Nelle regioni individuate come meno sviluppate – ovvero Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia – sono stati stanziati 287,6 milioni di euro. In quelle considerate di “transizione” – ovvero Molise, Abruzzo e Sardegna – sono stati stanziati invece 100 milioni euro, mentre nelle rimanenti sono stati stanziati 175,1 milioni di euro, ripartizione motivata dal fatto che ci sono aree nelle quali è maggiormente avvertito un bisogno concreto e reale di R&S al fine di ridurre il gap delle imprese presenti su questi territori rispetto a quelle oramai proiettate sul mercato globale.

Sono finanziabili i progetti che prevedono la realizzazione di attività di R&S finalizzata alla realizzazione di nuovi prodotti e processi produttivi o al miglioramento dei prodotti e processi già esistenti tramite lo sviluppo di tecnologie. I progetti possono essere presentati dalle imprese iscritte al registro delle imprese che esercitano attività di produzione beni e/o servizi e relative attività ausiliarie, attività di trasporto per mare o per terra, attività di intermediazione nella circolazione dei beni e relative attività ausiliarie; imprese che esercitano attività agro-industriali ma con prevalenza di industria; i centri di ricerca.

C’è inoltre la possibilità ulteriore di presentare progetti congiunti anche tra centri di ricerca e imprese, oltre che tra imprese sopraindicate, utilizzando lo strumento del contratto di rete o forme comunque contrattualizzate che consentano di presentare progetti in maniera congiunta, il tutto a ragione di una reale, stabile e coerente collaborazione tesa alla realizzazione del progetto presentato. Oggetto del finanziamento sono le spese e i costi sostenuti per l’attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale; nella fattispecie, come parametro – al fine di quantificare le voci di spesa all’interno del progetto – si è stabilito di avere la tabella dei costi standard unitari per le spese del personale dipendente dei progetti di ricerca e sviluppo all’interno dei Programmi Operativi Fesr 2014-2020. Nei limiti di quanto stabilito dal Regolamento Generale di Esenzione per Categoria, il GBER, dal 2014 attuato dall’Ue al fine di semplificare le procedure degli aiuti di Stato quando perseguono interessi nazionali come la creazione di posti di lavoro e l’aumento della competitività, le agevolazioni sono concedibili sotto forma di contributo alla spesa e finanziamento agevolato in cui sia il rimborso degli interessi di preammortamento, sia delle rate di ammortamento verrà disciplinato da un apposito provvedimento da parte del Mise in attesa di pubblicazione.

La Commissione Europea, inoltre, si riserva di autorizzare i contributi qualora i progetti siano di entità più elevata. Nella fattispecie, in merito alle attività di ricerca industriale se il progetto supera i 20 milioni di euro, così come per le attività di ricerca industriale se l’importo del progetto sia superiore a 15 milioni di euro, in entrambi i casi importi presi in maniera singola se a partecipare sono più imprese al progetto.

La procedura valutativa, inoltre, è duplice. Essa può essere negoziale per progetti tra i 5 e i 40 milioni, presentati su tutto il territorio nazionale e regolamentati quindi, con tale procedura, a seconda degli Accordi per l’innovazione decreto 24 maggio 2017. La procedura, invece, è a sportello per i progetti tra gli 800mila euro e i 5 milioni di euro se presentati nelle regioni meno sviluppate e quelle in transizione. Nelle valutazioni fatte, oltre alla bontà delle proposte, sarà privilegiato l’ordine di arrivo dei progetti.

Sicuramente l’obiettivo del Mise è di alto respiro e teso alla valorizzazione di settori ritenuti strategici per la nostra economia.

Una opportunità da cogliere specie al Sud, perché grazie al potenziamento delle attività di Ricerca & Sviluppo si potrà avere uno sviluppo armonico e in un periodo ragionevolmente non lungo, con il riflesso non secondario di vedere incrementato l’indotto economico in regioni ad oggi ancora purtroppo viste come svantaggiate.

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