L’evoluzione di un settore, tra il tramonto della carta stampata e la sfida del digitale

 

La grande rivoluzione della “Digital Transformation” sta modificando il volto di interi settori dell’economia mondiale, stravolgendo tanti piccoli aspetti della nostra vita quotidiana, ma imprimendo anche un importante cambio di passo nel mondo del lavoro. Automazione e intelligenze artificiali promettono aumenti di produttività, qualità e sicurezza, aprendo però scenari inquietanti per quanto riguarda l’occupazione.

Un contesto simile, caratterizzato da nuove opportunità ma anche da nuove sfide, riguarda da vicino il settore dell’informazione. Questo, più di ogni altro, nell’ultimo ventennio, ha subito un profondo cambio di paradigma, con il passaggio ad un mondo in cui le notizie corrono sul web e sui social network, rimbalzando dagli schermi dei PC a quelli degli smartphone e rendendo sempre più immediata, ma anche più superficiale, la comprensione della realtà che ci circonda.

Il web, innegabilmente, rappresenta uno strumento potenzialmente molto democratico, utile per favorire le relazioni e trasmettere idee e conoscenze, ma anche uno spazio in cui i contenuti possono essere facilmente manipolati, sia al fine di generare click con titoli sensazionalistici, che di condizionare l’opinione pubblica con la diffusione virale delle ormai celebri “bufale”.

Per l’editoria tradizionale, la sfida con le dinamiche del mondo digitale si è sin da subito rivelata particolarmente ardua: l’utente medio desidera poter fruire di qualunque contenuto, in modo immediato e per di più gratuito; d’altro canto, quotidiani e redazioni giornalistiche devono impegnarsi per mantenere un’offerta di qualità oltre che di quantità, facendo i conti con ricavi pubblicitari e vendite in costante calo.

Nell’ultimo decennio, quotidiani e riviste hanno perso un quarto dei loro lettori e, nel 2017, solo il 35,8% degli italiani continua a consultare i giornali cartacei: è questa la fotografia che emerge dal 14o Rapporto sulla comunicazione del Censis, un dato ancora più emblematico se si considera che tra i giovani la quota di chi si informa sulla carta stampata scende addirittura al 5,8%.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare, il numero degli utenti che consultano la versione online dei principali quotidiani nazionali (che pure registrano una quota di visitatori unici ben superiore al milione al giorno nel caso di realtà come Repubblica.it o Corriere.it) non è cresciuta di pari passo con il crollo verticale dei lettori di giornali: attualmente, ad informarsi regolarmente sulle pagine di un quotidiano online è il 25,2% degli italiani.

Ai portali di news, si aggiunge anche la versione digitale dell’edizione cartacea delle varie testate, nella maggior parte dei casi disponibili in formati consultabili da computer desktop, tablet e smartphone.
Su questo versante, notevole è il successo delle piattaforme digitali di “rassegna stampa”, uno strumento nato per il settore business che attraverso applicativi online dall’uso molto semplice consente di consultare l’edizione del giorno di molti quotidiani nazionali in formato PDF o simili – naturalmente – in modo del tutto legale.

Questi strumenti, che potrebbero essere paragonati ad una sorta di edicola in versione digitale, si stanno rivelando armi efficaci contro il fenomeno della pirateria online, che non riguarda solo software, musica e film, ma anche giornali e libri, come dimostrato dall’imponente operazione della guardia di finanza che, ad inizio anno, portava all’oscuramento di ben 50 domini attivi nella distribuzione illecita di contenuti protetti da copyright.

Nonostante il fiorire di questi nuovi sistemi, l’editoria italiana fatica a porre un freno alla fuga dei suoi lettori e al crollo dei ricavi derivanti dall’advertising. Così, sul modello dei quotidiani statunitensi, che già lo scorso anno prevedevano piani di abbonamento per la fruizione dei contenuti online nel 75% dei casi, anche in Italia si moltiplicano le realtà che stanno sperimentando sistemi di news online a pagamento.

La realtà, tuttavia, è che l’editoria tradizionale deve far fronte alla concorrenza di quei grandi nomi – Google, Facebook, ma anche Youtube e Twitter – che, nel giro di poco più di un decennio hanno monopolizzato i flussi di notizie sul web, accaparrandosi la porzione maggiore di utenti della rete e, di conseguenza, larga parte dei guadagni pubblicitari.

Non a caso, a conquistare la vetta della classifica dei media maggiormente influenti sulla vita e sul pensiero degli italiani sono la televisione, ancora oggi il canale di informazione prediletto per il 28,5% della popolazione, seguita a stretto giro dal web in generale (26,6%) e dai social network (27,1%).
La tendenza ad informarsi esclusivamente online ha aperto la strada a nuovi preoccupanti fenomeni, come quello delle cosiddette “fake news”. Abituati ad un costante bombardamento di notizie e di contenuti e sempre meno attenti alla verifica delle fonti, gli utenti del web cadono spesso trappola di titoli, articoli, foto e video ideati con l’unico fine di attirare i click o, peggio, con l’obiettivo di influenzarne l’opinione su temi politici o sociali.

Ad ammettere di essersi lasciati abbindolare da una notizia letta sul web e rivelatisi in seguito falsa sono il 52,7% degli italiani, con percentuali che scendono di pochissimo quando si considerano le fasce più istruite della popolazione e aumentano invece per quelle più giovani.
In parte, il fenomeno fake news trova le sue cause anche nella progressiva riduzione della capacità di lettura, analisi e comprensione di un testo che inevitabilmente consegue dal sempre minore ruolo della carta stampata nella formazione degli italiani.

Non sono solo i lettori di quotidiani e giornali ad essere crollati, ma anche quelli di libri: nel 2017, solo il 42,9% degli italiani ha letto almeno un libro, contro una quota che nel 2013 ammontava ancora al 52,1%.

A dimostrazione della serietà di questo tema, a fine anno giungeva la notizia della decisione di Facebook di istituire una task force mirata a sorvegliare la diffusione di contenuti manipolati ad hoc sul social network in vista delle prossime elezioni politiche italiane.

 

L’evoluzione del mondo del giornalismo e della comunicazione procede insomma a spron battuto, sollevando problematiche inedite e imponendo la ricerca di nuove soluzioni a sostegno di un settore che, nonostante il progresso dei mezzi, continua a rivestire un ruolo vitale nella società e, soprattutto, a richiedere l’opera e il contributo di veri professionisti.

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