Expo 2015, in vetrina anche le buone maniere italiane

NICOLA SANTINI 140x140L’Esposizione Universale di Milano sarà un importante banco di prova per testare il buon senso del nostro popolo: dalla capacità di stare in fila, a quella di contenersi di fronte ad un omaggio

 

Expo o non Expo? Questo è il dilemma. Se pensate di cavarvela senza passare dalla più grande esposizione che è costata teste di politici, proteste, cantieri a cielo aperto e, per i più fortunati, qualche kg sulla bilancia, sappiate che poi ci sarà da aspettare minimo un secolo.

E non è detto che l’Italia potrà di nuovo ospitare un simile evento.
Cosa c’entra l’Expo con l’etichetta? C’entra eccome. Perché mette a dura prova qualsiasi regola del vivere comune: dalla capacità di stare in fila, a quella di contenersi di fronte ad un omaggio, dalla convivenza tra persone di nazionalità differente, al saper cogliere, nel giro di poche ore o giorni, tutto il meglio, importando a casa propria qualche nozione in più su una stupenda vetrina sul mondo.
Andiamo per ordine.
Checché se ne dica, l’Expo è comunque una fiera, perciò valgono le regole che dovremmo rispettare sempre quando ci si aggira da un padiglione all’altro; regole che provengono più dal buon senso che dal bon ton, ma come sappiamo le due cose sono imparentate.
Regola numero uno, quindi, rispettare la fila con compostezza e senza sbuffare.
I trucchi per gli insofferenti (come me) sono due: comprare i biglietti on line per evitare quella della biglietteria e scegliere orari e giorni intelligenti per presentarsi alla porta d’ingresso. In entrambi i casi la risorsa principale è, ça va sans dire, il web. Inaugurato ormai da più di un mese, l’Expo è vittima di qualsiasi tipo di feedback in grado di orientare i visitatori nelle scelte più smart per non cadere in trappola e godersi il meglio.
Il padiglione svizzero è emblematico di come le persone, sapendo di ricevere un omaggio, siano pronte a qualsiasi cosa: provocatoria l’installazione che parla di risorse “non infinite”.
Quattro torri di acqua, sale, caffé e mele rigorosamente gratuite destinate a scendere progressivamente, man mano che vengono prese le confezioni, stanno quasi per toccare il suolo.
Come possano persone che pagano 27 euro di ingresso (+ viaggi, soggiorni, spostamenti vari) per entrare in visita all’evento, scannarsi per una mela gratis, a me risulta quasi più avveniristico dell’Expo stesso, ma tant’è. L’assaggio, laddove è offerto, dovrebbe essere un preambolo per un acquisto, una recensione, un momento di cultura di ciò che non si conosce, fatto per assaporare, unendo un ulteriore senso, alla vista e al tatto di un’esposizione universale dedicata alla cultura della tavola.
Veniamo alle numerose bandiere presenti: sappiamo che ognuno ha la sua cultura.
Quale migliore palestra per dare prova, da padroni di casa, di educazione e senso civico? Sorriso, disponibilità e sì, un buon guardaroba che non preveda infradito, sandali, pantaloni corti e canotta contribuiranno, anche da parte dei visitatori nostrani, a consolidare la bandiera dell’Italia come patria dello stile. Perché, se ce lo fossimo dimenticato, essere italiani significa anche questo.

 

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