Cerrato Chiusure Metalliche, un saldo bene di famiglia

L’azienda, leader nel settore è una realtà cresciuta forte e sana perché, di generazione in generazione, ha saputo organizzarsi in maniera sempre più efficiente, impiantando nuovi macchinari e tessendo una rete commerciale capillare che attualmente copre quasi tutta la penisola e che la rende prima nel Centro e Sud Italia per fatturato e volumi

 

C’era un fabbro, una bottega e un desiderio di famiglia. Comincia così, più di cento anni fa, la saga dei Cerrato: il nonno Giovanni, piccolo artigiano abilissimo nel forgiare il ferro, imprime a fuoco nel destino dei suoi due figli – Mario e Antonio – la passione per quel mestiere che unisce in sé l’anima di chi lavora con le mani a quella di inventa con la testa. Negli anni ’70 i due fratelli cominciano poi con lo sviluppare quell’attività paterna su scala più ampia, rendendo industriale un’esperienza ricevuta in dote.Cerrato Foto Storica

Da questo momento, i Cerrato iniziano a produrre nello stabilimento di Montecorvino Pugliano chiusure metalliche di ogni genere, servendo un mercato locale che passa per la Campania, la Basilicata e il basso Lazio.

A guardare i padri all’opera ci sono anche Giovanni e Orlando, la terza generazione.
I due, giovanissimi, entrati in azienda intorno al 1994 per imparare, oggi ne sono amministratori con netta divisione dei ruoli: Giovanni si interessa di tutto quanto attiene alla produzione e Orlando del commerciale.
La Cerrato – divenuta nel 2011 Cerrato Chiusure Metalliche S.p.A. – è una realtà cresciuta forte e sana perché, di generazione in generazione, ha saputo organizzarsi in maniera sempre più efficiente, impiantando nuovi macchinari e tessendo una rete commerciale capillare che attualmente copre quasi tutta la penisola e che la rende prima nel Centro e Sud Italia per fatturato e volumi.
Solo quest’anno ad esempio sono stati prodotti 7000 pezzi di infissi in metallo, di cui 4000 porte da garage, 2000 serrande avvolgibili e 1000 porte cantina, più ancora altri prodotti per il settore industriale del mercato locale.
I due cugini non hanno mai smesso di credere “nell’affare di famiglia” e di crederci soprattutto all’unisono.
«Abbiamo ricevuto dai nostri genitori – ci dice Orlando, con piglio da gran lavoratore – quello che davvero può chiamarsi “un buon esempio”. Vite in cui il pane quotidiano era il sacrificio. Sarebbe contro la nostra natura tradire quel mandato».
Lo stile dei Cerrato è chiaro. Entrano su tutto, dal taglio di un profilato alla organizzazione del post-vendita. Non lo fanno per manie accentratrici ma solo per “scuola”.
Uno stile di management forse non ortodosso, ma che gli dà ragione visti i buoni risultati.
«Di serrande ne ho montate nella mia vita io, così come Giovanni che adesso sarà nello stabilimento a seguire da vicino qualche fase della produzione. Il livello operativo è per noi irrinunciabile. È quello, è il guardare e fare con mano le cose che ti rende consapevole di ciò che produci e di come puoi farlo anche meglio».
Cerrato Azienda DEFDue anni fa ad esempio, da un’intuizione dei due genitori che molti imprenditori di terza generazione avrebbero erroneamente rottamato come forge vecchie, è nato il secondo stabilimento di Montecorvino, quello dove oggi verniciano i prodotti anziché farlo come prima affidando l’appalto in esterna. Altra novità degli ultimi mesi è l’avvio dei Cerrato Point, nati anch’essi per non recidere il contatto con la tradizione: «Per non rinunciare ai privati che oggi non potremmo seguire direttamente e per fornire i materiali ai cantieri locali, abbiamo dato vita a dei rivenditori autorizzati a marchio nostro. Per ora l’esperimento che sta dando risposte positive è attivo solo in provincia di Salerno, con nove punti vendita brandizzati Cerrato. Contiamo di replicare ed estendere l’esperienza».
L’ultimo punto messo a segno dall’azienda salernitana è, infine, la fornitura e la posa in opera di 400 porte cantina per il Covexpo, consorzio di imprese che sta realizzando il villaggio residenziale che con 400 alloggi ospiterà le delegazioni internazionali durante l’Expo di Milano.
Quella di un’azienda trasmessa come bene ereditario non è una dinamica di certo inconsueta.
Più singolare è invece aver compiuto un passaggio generazionale sì lungo – i Cerrato hanno impiegato 10 anni – ma indolore, senza perdite di tenuta né economiche, né familiari.
Contro i venti avversi il loro progetto di vita e di impresa si è mostrato davvero solido. Come il ferro.

 

 

 

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