Beni culturali in Campania, un patrimonio immenso

Antonio Bottiglieri, da poco più di un anno alla guida della Scabec tratteggia le caratteristiche dell’offerta culturale regionale, una proposta che «non si finisce mai di scoprire e conoscere completamente»

 

Presidente, con la sua presidenza la Scabec, nata come società privata e pubblica, ha definitivamente rinunziato all’apporto privato, avendo acquisito tutte le quote il socio (unico) cioè la Regione Campania. Quali sono e saranno le parole chiave della sua presidenza?
La Scabec è nata quando con la riforma del titolo V della Costituzione Italiana sono stati affidati ruoli e funzioni alle Regioni, in tema di beni culturali.
I beni culturali, infatti, furono individuati dal Parlamento come materia da decentrare: la titolarità dei beni restò allo Stato che deve provvedere soprattutto alla tutela, mentre promozione e valorizzazione sono diventate competenza delle Regioni.
In Campania ci fu per l’appunto la fondazione della Scabec, società di cui il 49% delle azioni fu dato – con una scadenza decennale del contratto – a privati e il 51% restò di proprietà della Regione. Trascorsi i dieci anni le possibilità erano due: la quota del 49% veniva messa a gara oppure la Regione stessa poteva acquistarla, diventando così socio unico. Questa seconda strada fu la scelta nel 2015 dal nuovo presidente Vincenzo De Luca che, acquisendo l’intero pacchetto di quote, si è proposto di dare, in materia di beni culturali, funzioni primarie alla Regione appunto, attraverso la nostra società.
Nei fatti, i dieci anni di gestione pubblico/privato avevano impedito la possibilità di individuare e far crescere nuove professionalità con competenze specifiche nei beni culturali.
Per questa ragione, una delle prime iniziative del nuovo corso è stata quella di mettere in piedi un sistema di long list con il quale si raccolgono i profili di giovani bravi e preparati. Vogliamo far sì che i giovani ben formati nel nostro territorio, da Università e Centri di Formazione possano finalmente trovare un’opportunità di lavoro qualificato. Così abbiamo manifestato con bandi pubblici la nostra attenzione all’impegno di tanti giovani che si sono preparati nelle scuole e nelle università proprio per la valorizzazione dei beni culturali. In questo modo siamo ripartiti, anche se con un po’ di affanno perché con il socio privato non c’è stato nemmeno un formale passaggio di consegne.

Oltre alle iniziative di successo come “Un’estate da Re” o le aperture di alcuni siti museali by night riprogrammate, a cosa si sta dedicando?
Viviamo in una regione così ricca e varia nella proposta di beni culturali da essere considerata quasi un unicuum. A sua volta la sola città di Napoli ha da offrire un patrimonio immenso: non si finisce di scoprirlo e non lo si conosce mai completamente.
All’immenso patrimonio partenopeo è dedicato un progetto voluto dallo stesso presidente De Luca e affidato alla regia di un imprenditore napoletano, l’ingegnere Luigi Iavarone. Il progetto si chiama “Via Duomo – Strada dei musei”: una nuova sinergia di proposte artistiche e culturali tra il museo Filangieri, il Pio Monte della Misericordia, il Madre, il Complesso Donnaregina, la Biblioteca dei Girolamini, l’Archivio storico del Banco di Napoli, il museo Diocesano e del Tesoro di San Gennaro, e altri ancora. In strade tra loro vicine e tutte vicine a Via Duomo si concentra infatti un’infinità di proposte culturali, artistiche prestigiose tali da poter organizzare un prezioso circuito.
La Campania e Napoli, però, non sono solo arte antica o religiosa.
Napoli e Campania sono ormai la patria dell’arte contemporanea. Penso a personalità e artisti della nostra terra come Mimmo Palladino, Francesco Clemente, Marcello Rumma o a Lucio Amelio e tanti altri che tanto hanno dato alla nostra regione e al mondo spunti e occasioni artistiche di grande valore. Su questo filone intendiamo creare proposte di pregio – come già fatto con la prima mostra Pompei@MADRE – che possano intercettare flussi di turismo dedicato.

Restando in tema, il Museo MADRE, gestito dalla Scabec, è stato appunto teatro della mostra Pompei@MADRE. Materia archeologica cioè la prima grande esposizione che ha portato l’archeologia nei luoghi del contemporaneo. La buona arte di oggi con la buona arte di ieri è un mélange che funziona?
Il Madre è il museo di arte contemporanea della Regione, in cui la Scabec non si limita al solo ruolo di promozione.
Per esempio, questa di “Pompei@Madre” il ministro Franceschini l’ha definita «la mostra più bella dell’anno» e non a caso.
Anche questa mostra, affidata a due bravissimi Direttori, Viliani e Osanna, è stata voluta espressamente dal Presidente De Luca.
Si è mostrato come il patrimonio del passato non sia solo “eredità” o insegnamento, ma anche “metodo” cui fare riferimento per comprendere il presente e per delineare il futuro. Un esperimento di assoluto successo per il nostro patrimonio.

Artecard resta un asset della Scabec. Rispetto a ieri, cosa offre oggi?
Artecard è da sempre un piccolo gioiello della Scabec. Oggi va senz’altro migliorato, integrando l’offerta delle visite con proposte di percorsi sui quali viaggiare con biglietti comprensivi nella Card. Ma dalla Card passeremo prestissimo al digitale. Al momento, però, trasformare la Card in una app non è così semplice poiché basterebbero i tornelli della metropolitana a metterci in crisi. La sfida è ardua, ma l’interattività è l’unica strada possibile in una società in cui chi gestisce i beni culturali ha necessità di avere dati aggiornati e completi che funzionino da cartina di tornasole nella costruzione dell’offerta. Nel frattempo, stiamo lavorando anche alla robotica che accompagnerà i visitatori e otterrà da loro – ad esempio – notizie e dati precisi sul gradimento.

Qual è il vero nemico della cultura? Il conformismo o cosa altro?
Il nemico numero uno resta sempre l’ignoranza. Si legge poco e male, e quando lo si fa su mezzi diversi da quelli tradizionali, non si approfondisce.

La storia della cultura artistica è inseparabile da quella dell’umanità. Che identità umana racconta il patrimonio artistico e culturale campano?
Mi ritrovo molto nella definizione che di Napoli data dallo scrittore Maurizio De Giovanni: se Milano è una città europea, Venezia e Firenze due bellezze da cartolina, Roma non una ma tante città, la sola vera metropoli italiana è Napoli, un luogo che nei secoli ha assorbito civiltà, costumi, cibo, lingue, musiche. A Napoli nessuno si sente estraneo: è una capitale, da sempre e sempre città internazionale.

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