|
SHIPPING: prospettive e sviluppo
Uno studio di SRM "scatta" una foto del settore che si conferma strategico per l'economia italiana
Massimo Deandreis
Direttore SRM
Di Shipping e delle sue prospettive di sviluppo siè discusso nel corso di un incontro Banco di Napoli‑imprese, nell'ambito dell'iniziativa "Martedì in terrazza" che rientra nel quadro delle attività istituzionali del Banco di Napoli volte a sensibilizzare il mondo imprenditoriale e pubblico su temi strategici per l'economia locale per definire insieme, mediante lo scambio di idee e spunti, la strada migliore per favorire lo sviluppo del territorio.
Il confronto si è basato sulle risultanze di uno studio condotto da SRM Studi e Ricerche per il Mezzogiorno del Gruppo Intesa Sanpaolo, che parte dall'analisi delle dinamiche evolutive del trasporto marittimo mondiale nella congiuntura economica internazionale, mettendo in luce il ruolo che lo Shipping ricopre in tale contesto allo stato attuale e le sue possibili evoluzioni.
Il lavoro evidenzia come le
dimensioni della crisi e la sua diffusione in tutte le principali economie mondiali abbiano sortito effetti sullo Shipping, sul lato sia della domanda sia dell'offerta. Riguardo al primo aspetto il rallentamento dell'economia ha comportato tra il 2008 e il 2009 una contrazione di tutte le categorie di volumi movimentati, in particolare delle merci containerizzate.
Il 2010 ha visto una significativa ripresa dei traffici marittimi internazionali che hanno superato i livelli registrati nel periodo pre‑crisi; tuttavia tale crescita non è stata tale da produrre effetti positivi sul corso dei noli che stentano ad attestarsi su livelli che consentano la copertura dei costi di gestione delle navi.
Questo per effetto delle dinamiche dell'offerta del settore, ovvero la dimensione e la composizione della flotta mercantile mondiale, caratterizzata dal fenomeno dell'oversupply (eccesso di navi disponibili sul mercato), riconducibile alle caratteristiche intrinseche dell'industria cantieristica che non consentono di adeguarsi tempestivamente alle dinamiche della domanda. Inoltre, contrariamente a quanto ci si potesse aspettare come reazione alla recessione, ovvero una riduzione della capacità globale della flotta container, i grandi gruppi armatoriali per competere nel mercato sono spinti ad incrementare il loro market share, acquistando navi sempre più grandi in grado di garantire economie di scala e abbattere i costi di ogni singola unità di carico trasportata.
É lecito attendersi che l'effetto di queste scelte sul settore sarà la concentrazione del traffico in un numero sempre più ristretto di super companies e parallelamente la riduzione progressiva degli shippers (porti e servizi portuali) in grado di negoziare con i grandi gruppi armatoriali. Dopo aver analizzato le dinamiche internazionali del settore, il lavoro focalizza l'analisi sul "peso" dello Shipping nell'economia del nostro Paese; un comparto che coinvolge in modo più o meno diretto numerosi settori tra cui quelli della logistica, della cantieristica, del trasporto merci e del turismo (tanto classico quanto crocieristico).
Alcuni dati danno l'idea della rilevanza del settore per l'economia italiana. In primis, ci si è soffermati sull'importanza che i traffici marittimi rivestono per l'economia nazionale e ne è emerso come le merci che viaggiano in uscita dall'Italia via mare hanno avuto, nel 2010, un peso sul PIL pari al 7,5%, facendo registrare una crescita dopo la flessione legata alla crisi (nel 2009 questa percentuale è stata del 6,7%).
Ed è proprio il mare a ricoprire, insieme alla strada, un ruolo di primo piano tra le diverse modalità di trasporto utilizzate per l'export delle merci. Si pensi che nell'ultimo biennio l'utilizzo del trasporto stradale è passato dal 54% al 49%, mentre il peso delle merci trasportate via mare è salito dal 34% al 37%. Interessante è anche il dato riguardante l'occupazione generata: è emerso come a fine 2010 il personale a bordo della flotta italiana sia costituito da quasi 37mila unità (+4,3% rispetto al 2009) più circa 7.400 unità di terra. Riguardo alla flotta, l'Italia con un totale di oltre 17 milioni di tsl occupa il 4° posto nella graduatoria europea e l'11° nella graduatoria mondiale delle flotte di bandiera in termini di stazza. Secondo le stime di Confitarma,
inoltre, il solo naviglio mercantile di bandiera italiana, con un ulteriore aumento del 5% registrato nei primi 6 mesi del 2011, ha superato i 18 milioni di tsl.
Un altro aspetto su cui ci si è soffermati è quello riguardante gli investimenti effettuati. Nonostante la consistente riduzione degli ultimi due anni, in totale, dal 2007 al 2010, gli armatori italiani hanno ordinato ai cantieri nazionali ed esteri più di 300 unità per un valore complessivo di 18 miliardi di dollari e nel 2011 si segnala una ripresa degli ordini di nuove navi.
Tale ammontare permette oggi all'Italia di vantare una delle flotte più giovani del mondo: si pensi che ben il 68% del naviglio ha un'età inferiore ai 10 anni ed il 43% è al di sotto dei 5 anni. Le merci movimentate per via marittima nel 2009 sono state circa 470 milioni di tonnellate, dato che pone l'Italia al 2° posto (dopo il Regno Unito) nell'ambito del panorama europeo. Si è osservato, inoltre, come sul totale del traffico marittimo di merci dei Paesi dell'EU‑27, ben il 62% è rappresentato dallo Short Sea Shipping (contro il 60% del 2008); valore che per l'Italia sale al 75%.
In tale contesto va ricordata l'importanza che rivestono le Autostrade del Mare: con più di 400 partenze settimanali ed oltre 90 navi per circa 850.000 metri lineari di merci trasportate nel 2010, l'Italia ha segnato una crescita nonostante la congiuntura sfavorevole. In prospettiva tale modalità di trasporto che si sta progressivamente affermando sul mercato, sostenuta dalle politiche comunitarie per la promozione del riequilibrio modale e dall'intensificarsi dei traffici tra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo, rappresenta una grande risorsa strategica per lo sviluppo dello Shipping.
Lo studio ha anche preso in esame alcune stime sull'impatto economico del settore.
Sulla base di dati forniti da Assoporti‑Censis, il contributo del settore portuale al PIL nazionale risulta pari a 6,8 miliardi di euro con oltre 71mila occupati diretti e indiretti. Altre stime si concentrano sulle potenzialità del comparto e, nello specifico, mettono in risalto che il moltiplicatore del reddito del settore logistico portuale è pari a 2,757 vale a dire che per ogni 1.000 euro di spesa o di domanda aggiuntiva di servizi richiesti al settore portuale il sistema economico ne genera 2.757.
Il moltiplicatore dell'occupazione del settore logistico portuale, dal canto suo, è pari a 2,032 vale a dire che per ogni 1.000 addetti attivati direttamente dal settore ne sono generati 2.032 dal sistema economico (stime AssoportiCensis).
In conclusione, dall'analisi contenuta nello studio di SRM si evince quanto lo Shipping sia strategico per l'economia del nostro Paese e quindi quanto sia rilevante sostenere il settore per continuare a creare opportunità di sviluppo e rafforzare il suo ruolo nel contesto internazionale.
|