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La SINGOLARITÀ di Felice Fatati Simbiosi tra arte e scienza
Un medico pittore che, sul finire della propria carriera, si affida a tratti irruenti, colori densi, interiormente luminosi in composizioni di sapore tonale, che sembrano perdere l'identità figurativa e rappresentativa per divenire quasi soluzioni estetiche di impronta astratta
di Mino Valeri
Un'opera di F. Fatati
La Fondazione della Cassa di Risparmio di Terni e Narni presenta fino al 31
dicembre 2011 a Terni, nelle sale del Palazzo Montani Leoni, una rassegna di opere di Felice Fatati, medico e artista (19081977).
Nel corso dei secoli non sono state poche le personalità che hanno unito in simbiosi arte e scienza. Un dualismo che, in una qualche misura, ha accentuato sia l'una che l'altra delle due qualità. Felice Fatati è stato definito, in vita, «medico dalle diagnosi quasi infallibili».
Ma, come sensibile uomo di scienza, ha avuto intuizioni ancora da decifrare, connotate da un pessimismo che sembra lasciare poco spazio alla speranza.
Ebbe a scrivere in un suo curriculum autografo: «perfino gli stessi processi biologici sono stati presi in velocità e superati dalle realizzazioni dell'uomo, che si avvia così, fatalmente verso l'autodistruzione, ormai prigioniero del suo stesso esorcismo; lui autentico Apprendista Stregone; lui che, avendo scatenato le forze dell'ignoto, ne è l'eroe e la vittima».
Ma l'aspetto di Felice Fatati che maggiormente ci interessa in questa sede è riferito all'arte figurativa. Con la produzione dei suoi dipinti ad olio con i quali spazia in diversificate tematiche con non velata esasperazione espressionista; con i suoi acquarelli spesso di non immediata percezioni visiva che chiamava acque colorate; con la sua vastissima produzione di disegni, prevalentemente ad inchiostro, resi con una rapida sintesi rappresentativa che definiva pitture in bianco e nero.
Una produzione d'arte visiva, quella di Felice Fatati, la quale, pur genericamente definibile figurativa, in realtà propone e presenta tante e tali sfaccettature da renderla una produzione di non sempre immediata leggibilità. Tale, quindi, da essere considerata, in talune sue opere, di struttura innovativa d'avanguardia rasentando l'informale.
Guardando la produzione dell'artista, appare difficile scindere le diverse tecniche, essendo una produzione unitaria nelle proposte estetiche, nelle pur diversificate tematiche, nelle soluzioni poetiche, nelle strutturazioni articolate ed a volte complesse. Fatati parte inevitabilmente dal segno grafico, che poi si trasfigura negli oli, negli acquarelli, e rimane intatto, incisivo, vigoroso e limpido nei disegni. Certo, il colore, nelle sue variegate sfumature e luminosità ha avuto una importanza determinante ma, sempre, la struttura pittorica è accompagnata da aspri tagli segnici. Negli acquarelli, la grafìa si unisce ad una interiore luminosità in cui la luce sembra provenire dal fondo della figurazione. Fatati sa comunque esprimersi ora in modo lieve e delicato, ora in modo irruento e vigoroso soprattutto nei suoi disegni, nei suoi inchiostri.
E tuttavia, soprattutto nell'ultimo anno della sua esistenza - e lui medico e uomo di scienza ne aveva certo consapevolezza - la sua pittura diviene ancor più convulsa, sempre più resa di getto con colori densi, corposi, interiormente luminosi in composizioni di sapore tonale, che si aggrovigliano, che sembrano perdere l'identità figurativa e rappresentativa per divenire quasi soluzioni estetiche di impronta astratta. Non vi è dubbio che Fatati sia stato un personaggio irripetibile e di grande fascino per chi lo ha conosciuto.
E proprio il medico artista, in un suo acuto epigramma, dice di se stesso: «Che un Fatati sia plurale/ può anche darsi anzi si dà/ Ma Felice è singolare:/ singolare rimarrà». Ecco, forse anche questa mostra, mentre lo ricorda, ne rivela e ne svela la singolarità.
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