| di Raffaella Venerando
CALDORO: «Per il Sud aree a burocrazia zero e aumento dei volumi degli investimenti pubblici»
L'ottica giusta, perché anche la nostra regione torni a crescere, dovrebbe essere quella di una programmazione finanziaria pluriennale che garantisca stabilità e certezza delle risorse
Stefano Caldoro Presidente Regione Campania
Governatore Caldoro, come lei più volte ha ribadito, le gestioni precedenti hanno lasciato un buco da 1,2 miliardi oltre al noto disavanzo della sanità. A un anno e mezzo dalla sua elezione qual è la situazione di cassa per la nostra regione?
La situazione ereditata dalla precedente Amministrazione è ben nota. Appena insediata, la Giunta ha dovuto affrontare gli effetti dello sforamento del patto di stabilità nell'anno 2009 per oltre un miliardo di euro. Tanto ha significato una cassa erosa dall'anomala accelerazione della spesa e dalle conseguenti sanzioni.
I bilanci 2010 e 2011 hanno pertanto dovuto necessariamente uniformarsi a rigorosissimi principi di risanamento. In tale difficile scenario, inoltre, si sono aggiunti i ripetuti interventi di riequilibrio dei conti nazionali che hanno determinato pesanti tagli ai trasferimenti verso le Regioni compromettendo ulteriormente la situazione di cassa.
Le criticità attuali sono dovute sostanzialmente alla somma di tutti questi fattori. Al momento la Giunta regionale sta predisponendo una programmazione di spesa che possa portare ad una graduale, anche se non velocissima, normalizzazione della situazione. Pur dovendosi confrontare con tante difficoltà, è auspicabile che in tempi brevi si potrà arrivare alla normalizzazione dei flussi finanziari in entrata e in uscita.
Dopo aver stretto tanto la cinghia, quindi, si potrà ripartire con gli investimenti senza i quali nessuna crescita è possibile?
La spesa delle Regioni a statuto ordinario è disciplinata dalle norme del patto di stabilità interno. Sono escluse dal patto di stabilità interno solo alcune tipologie di spesa, tra le quali ad esempio le spese per la sanità e, per quanto riguarda gli interventi cofinanziati con fondi europei, statali e regionali, la quota cofinanziata dall'Unione europea, pari al 50% dell'intero finanziamento.
Inoltre con le ultime norme approvate dal governo le regioni a statuto ordinario hanno subito un ulteriore taglio del patto di stabilità a partire dal 2012 per complessivi 1,6 miliardi di euro che va ad aggiungersi ai tagli previsti per gli anni scorsi. In Campania per il prossimo anno si prevede una ulteriore riduzione delle risorse.
Per tutto questo appare evidente che vi è una contrazione delle entrate, nonché una limitazione della spesa, che pregiudica anche l'utilizzo delle risorse finalizzate agli investimenti (FAS e fondi europei) per le quali il problema non è la mancanza di risorse ma i limiti per il loro utilizzo. Occorre, pertanto, avviare una politica di spesa che intervenga sui meccanismi che la generano abbandonando le attività improduttive e riconsiderando l'organizzazione dei servizi, puntando sempre sulla buona qualità. É necessario poi ridurre il disallineamento tra l'obiettivo di spesa fissato dal patto di stabilità e gli stanziamenti di spesa iscritti nel bilancio regionale, eliminando tutte quelle spese che non rivestono carattere di urgenza e di indifferibilità. Infine, sarebbe opportuno rivedere la politica governativa dei tagli di spesa, tenendo ovviamente conto delle difficoltà internazionali esistenti, al fine di affiancare alle politiche di rigore anche le necessarie politiche di sviluppo e di coesione sociale intervenendo sui limiti del patto di stabilità per liberare più risorse da destinare agli investimenti.
Una volta rese note le disponibilità di cassa, partiamo dai settori più in pericolo: trasporti e sanità. Per entrambi è più che noto il disavanzo campano. Ma è solo una questione di fondi bloccati? Cosa risponde alle aziende di ambedue i comparti vicine al collasso?
Sanità e trasporti rappresentano due settori nei quali la Regione Campania incontra difficoltà nel garantire le necessarie prestazioni a fronte delle entrate a disposizione. In entrambi i settori l'Amministrazione regionale è intervenuta per razionalizzare gli interventi al fine di rendere la spesa sostenibile pur cercando di garantire servizi efficienti ai cittadini. Per quanto riguarda la sanità, grazie alle misure messe in atto nell'ultimo periodo, è stata conseguita nel 2010 una riduzione significativa del disavanzo rispetto all'anno precedente.
Gli obiettivi raggiunti dovrebbero spingere il governo centrale a sbloccare i fondi dovuti con un ulteriore miglioramento dei conti. Inoltre c'è da segnalare che si è ottenuto un primo importante successo con la modifica delle regole di attribuzione del fondo sanitario nazionale che, già da quest'anno, prevede il superamento parziale del criterio dell'età della popolazione che finora è risultato estremamente penalizzante per la nostra regione.
Per quanto riguarda i trasporti occorre proseguire
nell'opera già avviata di razionalizzazione del settore anche provando ad intervenire sul governo nazionale affinché riveda i tagli effettuati che mettono a serio rischio una consistente parte del trasporto pubblico locale su ferro.
É favorevole all'ipotesi di una fiscalità di vantaggio per le aziende del Sud?
La fiscalità di vantaggio può rappresentare uno strumento utile soprattutto alle piccole imprese. I grandi gruppi sono maggiormente interessati ad interventi che ridisegnino il sistema di regole nei rapporti con i lavoratori, vedi Pomigliano.
Per il Sud, servirebbe più un mix di misure fatte di aree a burocrazia zero e di aumento dei volumi degli investimenti pubblici, accelerandone le procedure, e soprattutto garantendo la stabilità e la certezza delle risorse finanziarie a disposizione in un'ottica di corretta programmazione finanziaria pluriennale.
Perciò penso più ad una fiscalità compensativa, non diversa da quelle già presenti in altre aree della vecchia Europa.
Sul piano energetico regionale si registrano avanzamenti?
Il Piano energetico regionale (PEAR) è ancora nella fase di valutazione da parte del VAS (Valutazione ambientale strategica). Esiste comunque un disegno di legge all'esame di presidenza e PDL che consentirebbe un procedimento abbreviato di approvazione, contestuale all'aggiornamento del PASER, il piano regionale di sviluppo economico in corso di elaborazione.
Le casse regionali dovranno però fare i conti con l'ultima manovra economica del Governo che dopo
la stretta precedente, con cui aveva ridotto i trasferimenti alla Campania di circa 380 milioni falcidia ancora di più le risorse regionali. Quali saranno gli effetti più preoccupanti specie per i cittadini?
Quest'anno la Campania vedrà ridotti i trasferimenti statali di circa 380 milioni di euro. L'ulteriore taglio nel 2012 porterà ad una riduzione di risorse pari a circa 427 milioni di euro. Tali risorse erano trasferite dallo Stato alle Regioni per assicurare la necessaria copertura finanziaria alle funzioni costituzionalmente trasferite agli enti locali.
A questo si è aggiunta una notevole riduzione dei limiti di spesa imposti dal patto di stabilità interno. É ovvio che in questo quadro finanziario saranno sempre di meno le risorse a disposizione della Regione per assolvere alle sue funzioni.
Occorrerà programmare una politica si spesa che sappia rispondere alle esigenze dei cittadini utilizzando al meglio le risorse a disposizione nonché le opportunità ancora offerte dai fondi straordinari.
A suo giudizio che cosa si sarebbe dovuto fare per rendere la manovra più giusta e sostenibile?
A lungo andare una politica di soli tagli che scarica sulle istituzioni più vicine ai cittadini tutte le contraddizioni del sistema non è in grado di raggiungere l'obiettivo importante di rimettere in pareggio i conti.
Resto perciò dell'idea che ci sarebbe voluto più coraggio sull'accorpamento dei Comuni e delle Province, e sulle scelte relative all'innalzamento dell'età pensionabile per portarla a livello europeo e lanciare la sfida di un nuovo patto intergenerazionale. |