ARCHIVIO COSTOZERO

 
Cerca nel sito



Vai al numero in corso


  Dicembre 2012

Articoli n° 09
NOVEMBRE 2011
ENERGIA - Home Page
stampa l'articolo stampa l'articolo


Il FUTURO scenario energetico

Si attende entro fine anno un piano che dovrà contenere la risposta riguardante il mix energetico dopo il tramonto della prospettiva nucleare

di Vincenzo Pellecchia, Sustainable Manager


Comparazione Cogenerazione - Impianti a Produzione separata

L' 8 e il 9 novembre 1987 l'Italia disse no alla energia atomica. Erano gli anni di Chernobyl, del finire della Guerra Fredda e della corsa agli armamenti.
Con il referendum dello scorso 12 e 13 giugno gli italiani hanno detto "no" al nucleare a larga maggioranza. Dopo l'incidente di Fukushima, il mondo intero sembra sempre più propenso a rivedere drasticamente l'opzione del rilancio del nucleare.
L'Italia ha un importante trascorso nel campo dell'energia nucleare. É nella capitale italiana che sono stati firmati nel marzo 1957 i famosi "trattati di Roma".
Il primo istituisce una Comunità economica europea (CEE) e il secondo una Comunità europea dell'energia atomica, più comunemente denominata Euratom; i due trattati entrano in vigore il 1º gennaio 1958.



Interno edificio ciclo termico

Gli Stati fondatori (Germania, Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) si unirono per costituire l'Euratom; questo per combattere la carenza generalizzata di energia "tradizionale" degli anni cinquanta, orientandosi verso l'energia nucleare come mezzo per conseguire l'indipendenza energetica.
Mira a contribuire alla formazione e allo sviluppo delle industrie nucleari europee e provvede affinché tutti gli Stati membri possano trarre beneficio dallo sviluppo dell'energia atomica, garantendo la sicurezza di approvvigionamento. Allo stesso tempo, il trattato garantiva un livello di sicurezza elevato per la popolazione, assicurandosi che le materie nucleari destinate a finalità civili non venissero utilizzate per fini militari.
É essenziale sottolineare che l'Euratom ha competenze soltanto nel settore dell'energia nucleare civile e pacifica.
Fin dal preambolo, le parti firmatarie si dichiarano del resto: "coscienti che l'energia nucleare costituisce la risorsa essenziale che assicurerà lo sviluppo e il rinnovo delle produzioni e permetterà il progresso delle opere di pace, risolute a creare le premesse per lo sviluppo di una potente industria nucleare, fonte di vaste disponibilità di energia e di un ammodernamento delle tecniche, e così pure altre e molteplici applicazioni che contribuiscono al benessere dei loro popoli, sollecite d'instaurare le condizioni di sicurezza che allontanino i pericoli per la vita e la salute delle popolazioni, desiderose di associare altri paesi alla loro opera e di cooperare con le organizzazioni internazionali interessate allo sviluppo pacifico dell'energia atomica …" La storia del nucleare comincia nel 1963, con la costruzione della prima centrale, a Latina a cui fecero seguito, nel giro di dieci anni, le centrali del Garigliano a Sessa Aurunca, Trino Vercellese e Caorso. Le centrali erano originariamente destinate alla produzione di energia elettrica. Gli impianti sono stati fermati dall'esito del referendum del 1987, tramite il quale gli italiani hanno votato contro l'uso del nucleare per scopi civili.
L'Italia con il referendum di giugno scorso ha rinunciato alla possibilità di disporre di un Nucleare il cui piano prevedeva l'impianto di quattro gruppi da 1600 MW ciascuno che avrebbero rappresentato nel medio‑lungo termine il 25% di generazione elettrica; la Germania, che già oggi produce il 25% dell'elettricità con il nucleare, ha da subito chiuso alcune centrali ed ha programmato il phase out delle rimanenti entro il 2020.
Altri Paesi hanno di fatto allontanato la prospettiva di una nuova stagione del nucleare. Quale fonte di energia prenderà il posto che avrebbe dovuto essere del nucleare nel mix energetico mondiale? Dopo l'abbandono del nucleare, anche per l'Italia il gas e le rinnovabili sembrano le scelte inevitabili per soddisfare il fabbisogno di energia e per evitare il mix energetico più caro d'Europa (a fine 2010 si sono realizzati ben 8000 MWp di impianti fotovoltaici, cifra che corrisponde all'obiettivo che l'Italia si era posta per il 2020, e oggi si parla di 11.000 MWp). Certo non si possono risolvere i problemi di oggi senza un nuovo "Piano Energetico Nazionale" che manca in Italia dagli anni '80: dovrebbe essere presentato entro fine anno, e dovrà contenere la risposta riguardante il mix energetico dopo il tramonto della prospettiva nucleare.
Molti prevedono un'età dell'oro del gas, il gas infatti ha molte benemerenze: è una fonte relativamente abbondante, con riserve che superano i cento anni di consumo; inoltre il gas ha emissioni limitate di Co2, la metà di quelle del carbone. Insomma il gas sembra l'elemento imprescindibile della ricetta energetica dei prossimi 10 o 20 anni; ha una distribuzione geografica diversificata e meglio ripartita, da un punto di vista politico, rispetto al petrolio. Nuovi scenari si aprono con lo sfruttamento del gas ottenuto da scisti (lo shale gas); nuove immense riserve si renderanno disponibili, negli Stati Uniti e forse in Europa. Lo shale gas è un gas naturale, in prevalenza metano, contenuto in rocce scistose che si trovano a circa un kilometro e mezzo di profondità soprattutto nel sottosuolo di 48 Stati americani .
Viene considerato un gas non convenzionale perché intrappolato in rocce poco permeabili, che per l'estrazione devono essere "fratturate". Però l'estrazione dello shale gas è ancora troppo rischiosa in quanto a impatti ambientali e la Francia a differenza di altri paesi ha deciso di dare uno stop deciso a questa attività. Secondo quanto riportato dalla stampa d'Oltralpe, Parigi avrebbe deciso di revocare i permessi d'esplorazione assegnati all'americana Schuepbach e alla francese Total. Nel suo rapporto, Schuepbach aveva sottolineato che non poteva rinunciare al fracking (fatturazione idraulica), non essendoci metodi alternativi. Prima dell'ultima decisione francese, una bocciatura dello shale gas era arrivata a luglio da un rapporto commissionato dalla Commissione Ambiente del Parlamento europeo per questa fonte i cui impatti ambientali sul territorio (anche con rischio di micro sismicità) sono ancora troppo alti.


Icaro - Impianto per la sperimentazione sulla cogenerazione (Centro Riderche Casaccia)

É bene ricordare che gli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni di CO del 20% entro il 2020 comportano per l 'Italia , oltre che un risparmio energetico del 20%, anche il raggiungimento di una quota di rinnovabili sul consumo di energia primaria del 17% ( contro l' 8% di oggi) che corrisponde ad un target del 26% di rinnovabili nella generazione elettrica, (contro il 20% circa di oggi).
La cogenerazione, produzione combinata di energia elettrica e termica, giocherebbe un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi energetici e ambientali in riferimento al risparmio energetico di cui sopra. Per la sola Italia, il potenziale di sviluppo della cogenerazione, tra recuperi termici ed energetici, può contribuire a ridurre al 2020 il consumo di combustibili fossili per 12,6 Mtep ed evitare l'emissione di 36 Mt di CO2. Va inoltre ricordato che il target del 20% entro il 2020 di energia rinnovabile (17% per l'Italia) è computato sulla base dei consumi energetici finali nei settori elettrico, termico e dei trasporti. Quindi la cogenerazione, ha l'effetto di ridurre i consumi, sui quali è calcolato il 17%, consentendo al contempo, sia il raggiungimento del target per l'efficienza energetica, sia di quello per le fonti rinnovabili.

Download PDF
Costozero: scarica la rivista in formato .pdf
Novembre - 2.880 Kb
 

Direzione e Redazione: Assindustria Salerno Service s.r.l.
Via Madonna di Fatima 194 - 84129 Salerno - Tel. (++39) 089.335408 - Fax (++39) 089.5223007
Partita Iva 03971170653 - redazione@costozero.it