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  Maggio 2012

Articoli n° 09
NOVEMBRE 2011
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100% Made in Italy: quanto ci costi
La denuncia dell'INDICAM

L'affondo del presidente Carlo Guglielmi: «Le imprese italiane per vendere nel nostro Paese un prodotto su cui compaia un marchio italiano sono sottoposte a vincoli molto più gravosi di quelli cui deve attenersi - ad esempio - un produttore francese per venderne in Italia uno marcato "Made in France"»

Indicam si propone di ottenere che le obbligazioni siano paritetiche per tutti
i prodotti e i consumatori tutelati allo stesso modo


di R Venerando

Carlo Guglielmi Presidente Indicam e Presidente Commissione Lotta alla Contraffazione - Confindustria


Presidente Guglielmi, l'Indicam ha di recente denunciato lo Stato Italiano alla Commissione Europea per mancato rispetto del diritto comunitario nella disciplina relativa all'uso delle indicazioni Made in Italy e 100% Made in Italy. Vuole chiarirci meglio ragioni e finalità di questa apparentemente paradossale contestazione?
Il paradosso sta tutto nella prassi legislativa del Governo italiano che su questi temi, ma non solo ha inventato le "leggi bandiera": si legifera tenendo conto dell'effetto annuncio della norma ma ignorando deliberatamente, a monte, il dettato di norme sovra‑ordinate imposte dal Diritto Comunitario e, a valle, senza valutare le conseguenze pratiche sulle discriminazioni che queste norme impongono alle imprese italiane e senza prendere in considerazione la coerenza con altre norme. La prego di notare che le sto rispondendo come presidente di Indicam e sulla base delle conclusioni anche personali maturate in seno a quell'associazione.

La locandina della Giornata Nazionale Anticontraffazione del 2010


L'infrazione contestata allo Stato Italiano ha a che fare con l'utilizzo illegittimo di marca?
Non è tanto l'uso illegittimo della marca quanto il fatto che con queste norme le imprese italiane per vendere nel nostro Paese un prodotto recante scritto "Made in Italy", o anche solo perché su di esso compaia un marchio italiano, sono sottoposte a vincoli molto più gravosi di quelli (comuni a tutto il resto dell'UE) cui deve attenersi ad esempio un produttore francese per venderne in Italia uno marcato "Made in France".
Quello che ci proponiamo di ottenere è semplicemente che le obbligazioni siano paritetiche per tutti i prodotti e i consumatori tutelati allo stesso modo. Per inciso, vale la pena di far notare che sulla disciplina del "Made in Italy" il governo italiano ha modificato le norme di riferimento tre volte in cinque anni, creando costi di adeguamento delle etichette e difficoltà di gestione logistica nei produttori, oltre che incertezza assoluta nella stessa autorità amministrativa (es. Dogane) che tali norme debbono applicare.

La contraffazione viaggia soprattutto in Rete: perché e quali sono le cifre del fenomeno?
Formulata in questo modo l'affermazione non è esatta; quello che accade è che la contraffazione offerta sul web cresce in misura esponenzialmente maggiore rispetto a quella in generale: i sequestri relativi a prodotti acquistati tramite internet sono cresciuti negli ultimi tre anni 150 volte più in fretta dei sequestri in generale. Un dato impressionante. Con questo ritmo di crescita assecondato dalla facilità di raggiungere produttori e consumatori, dalla smaterializzazione delle distanze e dalla diminuzione degli oneri di intermediazione, ma anche dalla possibilità di ottenere un anonimato dell'offerta e di celarsi dietro identità fittizie la Rete diventerà in pochi anni il principale veicolo di contraffazione.

Esistono settori di più facile bersaglio rispetto ad altri?

Nessun settore è immune, ma certamente moda, tessile, calzature e accessori sportivi, orologeria, farmaci e integratori "life style" sono in particolare evidenza nelle offerte della rete.

Ma è la confusione normativa sul tema a prestare il fianco al proliferare del fenomeno della contraffazione, oppure anche questo è un effetto imprevedibile ma dannoso della crisi?
La confusione normativa è sempre un fattore che gioca in favore dei contraffattori e in Italia purtroppo essa è un fenomeno precedente la crisi. Quest'ultima tuttavia la ha accentuata.

Un'ultima domanda: che tipo di azioni ha in programma la Commissione Lotta alla contraffazione, di matrice confindustriale, da Lei presieduta?

Il compito della Commissione Lotta alla contraffazione di Confindustria non è tanto quello di intraprendere azioni, quanto di conserva con altre articolazioni della Confederazione, come per esempio la Commissione sulla Proprietà Intellettuale di evidenziare, analizzare e portare all'attenzione del vertice e dei nostri interlocutori le criticità nel settore. In questo senso siamo anche noi fortemente impegnati nel dare seguito nelle prossime settimane all'evento del 7 luglio 2010 (Giornata nazionale sulla lotta alla contraffazione) che ha costituito un importante punto fermo in materia.

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