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  Maggio 2012

Articoli n° 09
NOVEMBRE 2011
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Raddoppiare il PIL dell'Italia: questa la SFIDA dei Giovani Imprenditori

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Raddoppiare il PIL dell'Italia: questa la SFIDA dei Giovani Imprenditori


La scommessa sarà vincente se saranno poste in essere condizioni favorevoli alla liberazione dei consumi interni e al rilancio delle esportazioni, rifondando il sistema-Paese e riconquistando fiducia in noi stessi

L'Italia è condannata a portare su di sé un fardello accumulato in decenni di politiche miopi che, nel tentativo di soddisfare una miriade di interessi particolari, hanno perso di vista il bene della nostra Nazione, ipotecando, pericolosamente, le prospettive di sviluppo delle generazioni successive, in cambio di immediati ed effimeri vantaggi


Jacopo Morelli
Presidente Giovani Imprenditori Confindustria

Raddoppiare il PIL dell'Italia è la sfida che noi Giovani Imprenditori abbiamo lanciato al XXVI Convegno di Capri. É un obiettivo ambizioso, è la nostra scommessa. Servono, per realizzarlo nel tempo di una generazione, le riforme strutturali che il Paese aspetta.
A Capri abbiamo, per questo, presentato proposte concrete, per i giovani e per l'Italia.
Perché, come ha ricordato il Presidente della Repubblica, senza i giovani «la partita del futuro è persa, non solo per loro, ma per tutti». Troppo a lungo si è sperperato ricchezza e accumulato debito, a scapito delle nuove generazioni. Non è più possibile ed è iniquo continuare a farlo, ecco perché abbiamo avanzato l'introduzione, in Costituzione, del principio dell' "equità generazionale".
Il Convegno è stata un'importante occasione di riflessione e confronto, cui hanno partecipato numerose e appassionate voci. Da tutti gli autorevoli intervenuti, imprenditori, ricercatori, analisti, è emersa la lucida fotografia di un Paese che, seppur in affanno, ha in sé le potenzialità per recuperare la propria grandezza e tornare a crescere. Franklin D. Roosevelt una volta disse che «l'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa».
Il titolo "Alziamo il volume. Diamo voce al futuro" è stato scelto per mostrare il nostro coraggio e dare rilevanza a quelle realtà che, in sottofondo, fanno andare avanti il Paese. Abbiamo scelto di chiederci cosa serve per tornare ad avere un ruolo da protagonisti nell'economia globale, e in che modo dare slancio e visibilità a quelle generazioni che non sono ascoltate e, troppo spesso, non possono giocare la loro partita. Abbiamo "alzato il volume" anche per puntare i riflettori su ciò che non va, poiché è nostro dovere come Giovani Imprenditori e come cittadini responsabili denunciare i problemi, presentando, al tempo stesso, soluzioni coraggiose.
La situazione dell'Italia può essere spiegata con tre numeri: 120, 27, 0. 120 come il debito pubblico, che è al 120% del prodotto interno lordo; 27 come il tasso di disoccupazione giovanile; 0 come la previsione di crescita del PIL, il prossimo anno. La crisi finanziaria globale ha colpito duramente i sistemi produttivi di tutti i paesi; ma, mentre molti di essi hanno avviato politiche di sostegno alla crescita, noi continuiamo ad attraversare la stagnazione e a subire continui richiami da parte delle autorità economiche e politiche europee. É sbagliato ascrivere questa situazione soltanto agli effetti della crisi finanziaria, piuttosto la crisi italiana è causata dalla mancanza di riforme strutturali e da un eccessivo debito pubblico, contratto per acquisire e mantenere consenso.
L'Italia è condannata a portare su di sé un fardello accumulato in decenni di politiche miopi che, nel tentativo di soddisfare una miriade di interessi particolari, hanno perso di vista l'interesse comune, il bene della nostra Nazione, ipotecando, pericolosamente, le prospettive di benessere e sviluppo delle generazioni successive, in cambio di immediati ed effimeri vantaggi. Come rilevava Konrad Adenauer, «viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte»: parte della classe dirigente di questo Paese ha permesso che si creasse una paradossale anomalia, facendo sì che la seconda manifattura d'Europa venisse imbrigliata da regole arcaiche, inefficienze pubbliche e ritardi strutturali. Grazie all'impegno e al lavoro di cinque generazioni di italiani, il Paese, risollevato dalle macerie della guerra, è diventato una delle economie più avanzate al mondo.
Con questo spirito abbiamo presentato le nostre idee, per dare una speranza al futuro. Nel giugno scorso avevamo proposto di ridurre le aliquote fiscali per i giovani e le donne, abbassare il cuneo contributivo per chi entra nel mercato del lavoro, detassare le nuove imprese e abolire il valore legale dei titoli di studio. Non abbiamo ricevuto risposte ma, forti delle nostre convinzioni, abbiamo deciso di insistere sulle potenzialità che le giovani generazioni possono sprigionare perché, usando le parole dello scrittore francese Jean de La Bruyère, «due cose assolutamente opposte ci condizionano ugualmente: l'abitudine e la novità», e allora non possiamo restare in silenzio,
lasciando che la società italiana continui a vivere le attuali condizioni di disagio. Come imprenditori, ci poniamo l'ambizioso obiettivo di raddoppiare il prodotto interno lordo, in venti anni, come già è accaduto, nella metà del tempo, tra il 1950 e il 1961. La scommessa sarà vincente se saranno poste in essere condizioni favorevoli alla liberazione dei consumi interni e al rilancio delle esportazioni, rifondando il sistema‑Paese e riconquistando fiducia in noi stessi. Dobbiamo ridurre il debito pubblico e, più in generale, il perimetro dello Stato, rifondare il sistema di welfare e quello fiscale, riformare la giustizia, liberalizzare, intervenire nei settori delle infrastrutture e dell'energia. Così facendo avremo più benessere e otterremo una crescita a tassi sostenuti, che porterà con sé occupazione, ricchezza, risparmio e investimenti.
Su due punti, in particolare, è importante soffermarsi: la riforma del welfare e il rapporto tra generazioni. Nel primo caso, dobbiamo riconoscere la necessità di ripartire la spesa pubblica in un modo diverso, rimodulando i cosiddetti "diritti acquisiti" e creando nuove opportunità per chi non ne ha. Oggi la previdenza impegna il bilancio dello Stato per 239 miliardi di Euro, pari al 15,3% del prodotto interno lordo. Se facciamo un paragone con la cifra destinata all'istruzione 72 miliardi di Euro è facile rendersi conto che l'Italia spende, sul passato, il triplo di quanto investe sul futuro, una situazione non più sostenibile. Da questo punto di vista, riforme sostanziali come l'innalzamento dell'età pensionabile a 70 anni, l'abolizione delle pensioni d'anzianità e l'equiparazione, da subito, del sistema per uomini e donne, ci permetterebbero di recuperare, in cinque anni, risorse pari a 40 miliardi di Euro, da utilizzare a vantaggio di chi ancora non è entrato nel mercato del lavoro, riducendone il cuneo contributivo. Altro passaggio fondamentale è dato, proprio, dal rapporto tra le diverse generazioni, perché, come ha ricordato, da Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, «la crescita economica non può fare a meno dei giovani, né i giovani della crescita». È necessaria un'azione forte, affinché il futuro non sia più ipotecato, come è accaduto finora. Come Giovani Imprenditori e cittadini abbiamo deciso di raccogliere questa sfida, assumendo la nostra parte di responsabilità; quello di cui abbiamo bisogno è una politica forte, autorevole, in grado di fare altrettanto, per risollevare, insieme, l'Italia.

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